un impiegato in favela

Oltre il deserto / Capitolo 3 (ultimo)

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 9 settembre 2016 at 10:44

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

Capitolo 3 – Ponte Lambro, casa?

“Sono proprio contento di essere vivo, prossimo al congedo; 
certo, vivo in un mondo di merda, questo sì,
ma sono vivo e non ho più paura.”
(Da Full Metal Jacket, Stanley Kubrick)

finestra sulla nigeria del nordest (62)

Un attimo prima, ad Abuja, tutto bisbigliava: ai bordi della strada tralicci reggevano a stento fili elettrici traballanti, lampioni friggevano, auto suicida facevano slalom tra le corsie spintonandoti addosso blocchi d’aria; ossa di cantieri scricchiolavano sotto il peso della loro lenta crescita prefigurando future ascese e tracolli; ai bordi dell’asfalto si affacciavano teste preistoriche dai gesti buffi degli agama agama, racconti di decadenza presente e futura, boccioli di disillusioni, strette di mano velenose, buste di ufficiali corrotti, rincorse disperate, fughe, foglie annerite dal petrolio, piume abbrustolite dal gas, puzza di pelle brasata, abbaglianti insegne e stazioni di rifornimento deserte.

Smonto dall’auto. Scende anche Emmanuel, l’autista. Mi offre sottomessi slanci di affetto dichiarandomi che dovrei tornare, che gli mancherò; si offre di allacciarmi le scarpe, di caricarsi sulla schiena le mie valigie; mi propone con insistenza di presentarlo alla mia famiglia.

All’ingresso dell’aeroporto un’invadente pancia verde-militare richiede il passaporto ad una giovane ragazza che mi precede nella fila e non la lascia in pace fino a che non la raggiunge il marito più grosso di lui. Mi tornano in mente i posti di  blocco del nord-est: “Non hai qualcosa per me?”, sussurra la divisa col kalashnikov, “guarda bene, neanche una bottiglia d’acqua? Facciamo la prossima volta?”… “Solo i passeggeri!”, si affanna il militare, “tu, mostrami il biglietto!”. Un uomo riesce a sgattaiolargli sotto l’ascella: “torna indietro, canaglia!” “Yessir, accompagno il signore al check-in ed esco” “Esci ora!” “Sir…” “Ora!”, accarezzando il mitra.

L’aeroporto mi accoglie tra pareti ammuffite, scritte sbiadite e calcinacci. Seguono l’ispezione dei bagagli e il controllo dei documenti: “hai pagato per il rinnovo del visto?… come no? devi pagare la tassa, puoi pagarla ora a me? non hai contanti? passi per questa volta, non perdiamo tempo, circolare!”. Al metal detector qualcuno affonda le mani nell’intimità del mio zaino, cerca qualcosa di prezioso, non trova niente. Avanzo. Oltre quella linea gialla ricominciano i miei diritti. Un passo alla volta. Oltre quella linea gialla ricomincia casa.

Agli imbarchi risuona nel petto di ognuno la paura della bomba. Ci scambiamo sguardi furtivi, boccheggiamo davanti al condizionatore, fuori avanza la notte. Due ore di attesa e sarò a bordo.

È l’alba a Parigi. Corridoi

Oltre il deserto / Capitolo 2

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 1 settembre 2016 at 12:06

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

Capitolo 2 – Abuja, a margine di una grigliata

La terra non appartiene a nessuno, essa apparterrebbe ad esseri umani se questi fossero pastori del sole.” (Da “Woodabe, Pastori del sole”, di Werner Herzog)

finestra sulla nigeria del nordest

– Te lo dico da italiano e da europeo: sono cose che capitano anche da noi, eccome se capitano, ma io lo chiedo a te nigeriano: come si fa a tollerare che il vice-governatore di uno Stato dove si muore di fame per una serie di motivi terribili (conflitto armato, tagli alle vie di sostentamento delle regioni occupate da Boko Haram ma anche da milioni di civili) se ne vada in giro con un Rolex d’oro al polso? Si tratta di un vice peraltro, figuriamoci il governatore titolare! Al campo sfollati di Pompomari, un campo gestito dal Governo, succede che la gente debba uscire a cercare da mangiare perché non ce n’è a sufficienza per tutti; eppure alcune agenzie dell’ONU come il WFP e la FAO hanno messo a disposizione magazzini ricolmi di riso e altri beni alimentari e fondi per garantire l’alimentazione agli sfollati. Quello del Rolex non è un caso isolato ma un esempio all’interno di un sistema di corruzione consolidato del quale non posso non sospettare che lo stesso Presidente Buhari faccia parte.

– Ti capisco, ma vedi, con Goodluck Johnatan è stato peggio. A un certo punto le pratiche di corruzione hanno raggiunto livelli tali da non poter essere più insabbiate: erano i miliardi che mancavano dalle casse dello Stato, miliardi di dollari! Un cambiamento era necessario.

– Il cambiamento di per sé non conta. Nella storia abbiamo molti esempi di rivoluzioni sfociate in una situazione peggiore di quella alla quale si contrapponevano perché avviate coi mezzi sbagliati (come diceva un amico mio, “i mezzi prefigurano i fini”). Anche Boko Haram invocò e continua a invocare il cambiamento contro la corruzione dei governanti e la mancata ripartizione delle ricchezze derivanti dal petrolio del sud. Non imbracciarono armi, all’inizio. Si appoggiarono su valori di “purezza” dell’Islam credo proprio in reazione alla corruzione di Stato. Dimmi, a loro concederesti qualcosa di simile a ciò che mi pare tu stia concedendo a certi dirigenti?

– Non sono confronti da fare. Boko Haram non rappresenta un cambiamento possibile. Sono degli idioti. Fingono di portare avanti una guerra sbandierando un libro scritto in arabo che la maggior parte di loro non è neanche in grado di leggere (non saprebbero leggerlo neanche nelle traduzioni in inglese peraltro). Sono violenti, sono tali e quali al loro nemico.

– Sì, appunto, sono d’accordo, quindi ancora non capisco perché si dovrebbe esercitare clemenza verso certi governatori e presidenti?

– Amico mio italiano ed europeo, 

Oltre il deserto / Capitolo 1

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 30 agosto 2016 at 11:59

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

Capitolo 1 – Potiskum, all’ombra di un baobab

finestra sulla nigeria del nordest

La faccio breve così la facciamo finita con questa storia. Non sono interessata al tuo cellulare, non darei cento Naira per il tuo computer. Sì, mi incuriosisce ma non ci metterei cento Naira. Ti interessa una buona vacca che viene dal Niger? È tua per poco. Sono stata io a portarla fin qui al mercato di Potiskum. Se ti interessa questa buona vacca, parliamone pure; per il resto, tutto quello che conta per me è la mia mandria, il mio cavallo e la fascia colorata che vedi cinta alla mia fronte. Il bestiame dà da vivere a me e ai miei fratelli (siamo dodici), il cavallo mi aiuta a guidare gli animali, a fermarli, ad obbligarli a testa bassa sul ciglio della strada mentre auto e tir imbottiti scorrono lungo la Transahelian Airway da Potiskum ad Addis Abeba passando attraverso Maiduguri, N’Djamena, An Nahud, Gadaref, Baha Dar e Debra Marcos; infine la fascia mi serve per assecondare il vento mentre cavalco sulla sabbia rossa, dry o rainy season che sia, per affrontare le tempeste e le trombe d’aria; per farmi coraggio.

Non percorro l’Africa da est a ovest ma da sud a nord; attraverso il deserto lungo la Nigeria del nord, il Niger e il Mali fino ai confini con l’Algeria. La fascia mi regge i capelli e io, che mica sono mai andata a scuola, faccio a tempo a capire in che Paese mi trovo, come chiamate voi altri i luoghi che attraverso, e faccio anche in tempo a capire che Boko Haram è nata molti anni fa.

Boko Haram nella tua lingua vuol dire