un impiegato in favela

Lookman a fumetti (oggi sul corriere)

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 19 settembre 2017 at 10:32

Di Un impiegato in favela

Accorrete in edicola oggi 19 settembre e chiedete il Corriere della sera, con l’inserto “Buone notizie”, c’è una sorpresa… (dal fumettista Giancarlo Caligaris).

lookman sul corriere - giancarlo caligaris

Il corriere della sera, settembre 2017

Chi è Lookman?

Chi è che sta in favela?

Finestra su cosa?

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Freetown travolta ancora

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 31 agosto 2017 at 18:06

Da Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno, di Un impiegato in favela

Ti ricordi la notizia dell’alluvione in Sierra Leone di un paio di settimane fa? Riporto un messaggio di un amico, padre Maurizio Boa, che lavora in soccorso dei sierraleonesi da almeno due decenni.

Sierra Leone alluvione 2017 - Maurizio Boa

“In Agosto a Freetown piove sempre ogni anno e piove molto e in modo torrenziale.
Per tanti anni è piovuto e basta e la gente era anche contenta perché così l’acqua per la stagione secca era assicurata. Allora le colline di Freetown erano ricoperte da folta vegetazione e rigogliose foreste.
Poi pian piano, ma non troppo, tutto è cambiato e

Amman, la città verticale

In Finestra MEMO on 13 agosto 2017 at 12:30

Da Finestra MEMO, Di Un impiegato in favela

giordania amman Finestra sulla favela

Vagavo nel deserto alla ricerca di antiche rovine, avevo noleggiato un’auto d’occasione, un’occasione di cui mi pentii dopo pochi chilometri, quando la gomma esplose e mi accorsi che al posto della ruota di scorta c’era un cacciavite. I chilometri lasciati alle spalle erano troppo pochi per poter nascondere a me stesso che mi ero fatto fregare, troppi per tornare indietro. Guardai lontano di fronte a me, solo dune e cielo, mi voltai ed era lo stesso; mi rivolsi in alto e un raggio di sole mi colpì. Ero lontano da tutto. Potevo morire per davvero. Morire di ingenuità e di fragilità di copertoni. Mi strofinai gli occhi, li dischiusi di nuovo. Mi sembrava che qualcosa fosse cambiato là in fondo, sforzai la vista, sulla linea dell’orizzonte era comparso un puntino nero. Si allargava e tornava a restringersi e si dimenava e si scomponeva, il puntino che, immerso nel ballo fluttuante della fata morgana, mano nella mano con lei, facendosi macchia, danzava col ventre e si allargava e si avvicinava, si avvicinava a me. C’era speranza per me. Sentii i muscoli della schiena distendersi, mi lasciai andare ai ricordi di poche ore prima: eppure solo poche ore prima, sorseggiando una birra, incosciente del destino pronto a colpirmi, me ne stavo affacciato ad una bella terrazza che dava su Amman Est.

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Affacciato, osservo il volteggiare ordinato di uno stormo di piccioni, uno di loro sembra guidare il volo, gli altri lo seguono ordinati in due file a V. Lo stormo gira in tondo; sullo sfondo, un sovrapporsi di pareti, cemento, cavi, asfalto e sabbia si adagia su uno strapiombo bucherellato di finestrelle sghembe. Amman Est,