un impiegato in favela

Che succede in Siria?

In Finestra MEMO on 24 marzo 2017 at 12:54

Da Finestra MEMO, Di Un impiegato in favela

Damasco, cuore di pietra, ai piedi della moschea omayyadi

Non c’è tempo, non c’è mai tempo, si rischia sempre di perdere un aereo, un treno, un’occasione, eppure il tempo per sapere che succede in Siria bisogna proprio trovarlo, ad esempio restando affacciati ad una finestra su Damasco, oppure, tanto per cominciare, dando una lettura a queste due notizie, e adesso, scusami ma devo scappare, che non c’è tempo:

Finestra sulla finestra sulla favela

In Ad Antonio Spirito, Finestra sulla favela Rocinha, Garagem das Letras, Il libro della Finestra on 24 marzo 2017 at 12:34

Da Finestra sulla favela (Rocinha), di Un impiegato in favela

finestra sulla favela garagem das letras contest antonio

C’era un fotografo, c’era la foto di una finestra sulla favela, c’era un impiegato che si ritrovò in favela e su di essa aprì una finestra, c’era un garage di favela che si trasformò in caffè letterario e officina di professionalizzazione di favela, c’era… anzi, c’è un corso di fotografia organizzato nel caffè letterario e dedicato al fotografo che ci manca tanto.

Ecco un messaggio da Il Sorrio dei miei Bimbi Onlus: “Inizia oggi

Cuore di pietra (2/2 – ai piedi della moschea degli Omayyadi)

In Finestra MEMO on 2 marzo 2017 at 14:07

Da Finestra MEMO, Di Un impiegato in favela

Damasco, cuore di pietra, ai piedi della moschea omayyadi

Non so quando nacqui, credo nascita non sia parola che possa rendere la mia natura. Ci sono sempre stata, ne sono certa, tanto quanto sono sicura che un giorno finirò insieme a questo mio lento sgretolarmi. I miei primi ricordi risalgono a quando avevo la testa bella dura (ma anche adesso è dura, solo un po’ più liscia) ma soprattutto a quando avevo gomiti squadrati, all’età nella quale godi della prospettiva di un’eternità intera davanti a te, hai presente, no? Ma fui trascinata in questo angolo di mondo in tempi più recenti. Quanto tempo è passato da allora? Un attimo, un attimo dell’eterna mia esistenza, eppure tante, tante vite delle vostre; forse cento, delle vostre vite. Qui dove mi trovate oggi, ai piedi delle mura che mi privano della vista di un pezzo di cielo ma non di quest’altro del quale solo le nuvole di tanto in tanto compromettono la purezza appena prima di dissolversi; qui, di fronte al colonnato, che quando arrivai era molto diverso (non era il mercato che è oggi, il mercato dal tetto che scariche di mitra francesi bucherellarono pochi anni fa tanto che di notte oggi vi si intrufolano raggi di sole pallidi, quelli riflessi dalla luna e da altri pianeti morti), qui, in fondo a quella che un tempo fu la via principale di un accampamento romano, qui giunsi quando per queste strade si dedicavano parole di devozione al faraone Akhenaton. Dopo di lui fu l’assiro Tiglatpileser, poi