un impiegato in favela

Festa Julina a misura di bimbo

In Finestra sulla favela Rocinha on 14 luglio 2012 at 18:04

Nei giorni scorsi gran lavoro per portare giù dalla foresta le canne di bambù e per farle diventare la scenografia della festa julina (la festa di luglio): una festa tradizionale che la Onlus Il Sorriso dei miei Bimbi organizza in versione bimbi nel vicolo della scuolina Saci Sabe Tudo. Appendi le bandierine e i manifesti di carta con le scritte a pennarello, monta e addobba i baracchini, crea gli archi d’ingresso con le canne da bambù, trasporta le pentole di canjica, quella di caldoverde e le salsicce da fare alla griglia. Ai baracchini si mangia e si gioca: lancia la palla nella bocca del pagliaccio, butta giù i birilli, centra la bottiglia con l’anello. I biglietti per giocare e per mangiare costano due reais (meno di un euro) per rientrare nelle spese e si vince sempre: la posta in palio, un giocattolo.

Se il tuo ruolo è dare una mano alla cassa, vedi buona parte della festa da una piccola finestra che a questa funzione si presta, ma non per questo ti perdi lo spettacolo. Alla finestra si affacciano i visi timidi dei bimbi che hanno paura di sbagliarsi con il resto, quelli con i due reais contati che la mamma ha concesso loro per l’occasione e che, prima che tu riesca consegnare loro il  biglietto, si lanciano a giocare impazienti, quelli che i due reais non ce li hanno e ti si piazzano con le braccia incrociate sul tavolo e gli occhi dolci per convincerti a regalare loro un biglietto e tu non puoi perché sennò dovresti farlo con tutti e i soldi non sono tuoi (ma qualche biglietto di tanto in tanto, per sbaglio, ti scappa via).

Alla fine della festa un prete di una religione sconosciuta e povera, che  inneggia alla vita e che concede qualsiasi dio al quale si voglia essere devoti, celebra il matrimonio tra i bimbi contadini – camicia a quadri, cappello di paglia, baffi finti e dente nero – e le bimbe vestite da sposa – lentiggini, treccine, veli bianchi e abito rosa –, emozionate perché stanno per sposarsi davvero.

È sabato pomeriggio in questo momento e dalla finestra si sente un gran viavai di mototaxi, da lontano le auto che portano le casse amplificatrici sul tetto e che sparano musica, e su per la collina altra musica che proviene dai bar e dalle feste. È la preparazione del sabato sera favelado, è il samba che si scalda per uscire a parlare con la gente. Scrivo “gente” per dire “noi” (in portoghese brasiliano sono parole equivalenti). Scrivo “samba” per dire ”musica” anche quando è rock. In questo momento infatti, il jukebox che suona senza mai fermarsi fuori dalla finestra della stanza dove vivo,  la Rocinha, ha selezionato money for nothing dei dire straits, canzone che parla di consumismo. Forse non è un caso  che sia capitata questa traccia proprio mentre quest’altra finestra si apprestava ad affacciarsi su un vicolo di una favela dimenticata ed emarginata dove si è svolta una festa fatta di carta, colori, di qualche birillo e qualche giocattolo, cappelli di paglia, trucchi semplici e bambù; questo è bastato a sprigionare l’energia e la felicità dei bambini e di molti moradores (abitanti) di Rocinha.

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