un impiegato in favela

Muratori elettricisti e palombari di favela

In Finestra sulla favela Rocinha on 27 luglio 2012 at 00:57

Anche un impiegato può diventare muratore ed elettricista in favela Rocinha, o in un’altra  favela ancora. In un mese esatto, se ci dai dentro, puoi imparare a trasportare elettrodomestici su e giù per le scale, a inventare metodi contro l’umidità a base di polistirolo, a smontare ante di una cucina estraendo dalle mattonelle viti arrugginite come fossero denti cariati per poi estrarre da una bocca mal curata ripiani di legno marcio; impari che il legno marcio si può buttare via, quello buono no: insieme all’alluminio dei supporti delle ante, è prezioso e si può vendere al ferramenta. Ogni filo di metallo può essere un antenna per un televisore; il diffusore della doccia può fare da scaldabagno se compri il modello adeguato e lo colleghi ai fili elettrici opportuni.

Palombari di Rocinha

Impari a risalire alla matassa del filo della luce per capire, in un gomitolo di  fili di ferro e plastica isolante, da quali strade questi arrivino, da che punto entrino nelle case, da quale finestra escano di nuovo in strada per andare ad aggrovigliarsi sui pali e da quale fessura si insinuino nuovamente nelle sale  interne per poter provvedere al tuo fabbisogno di energia elettrica. Così impari a capire quale interruttore corrisponda a quale lampadina, e quando l’hai capito ti arrampichi, speri di aver spento l’interruttore centrale giusto, avviti e smonti i supporti per le lampadine, perché queste si accendano alla fine del lavoro. Quando, nonostante l’impegno a risalire alla fonte e la certezza di  esserci riuscito, l’elettricità proprio non vuole arrivare ad accendere il locale, devi dedurre che c’è un problema a monte, che il filo che ti arriva a casa deve essere stato interrotto a lunga distanza e chissà dove. Allora capisci perché gli abitanti di una favela possano decidere di attaccare un nuovo filo ad una sorgente di energia che si trova a centinaia di metri da casa, di percorrere la favela dotati di  scala per farlo scorrere su per i pali in buona compagnia, così contribuendo ad aumentare la popolazione di liane di ferro e plastica nera che ti trovi sospese a un dito dalla testa mentre passeggi per le strade di Rocinha.

È possibile che, se pensi di avere dimestichezza con il trapano, con i muri delle case di una favela tu ti ricreda: per attaccare una vite, ti  ritroverai ad aprire voragini dove la parete è particolarmente friabile perché fatta più di sabbia che di cemento e per essere stata esposta ad umidità, senonché dopo pochi centimetri potresti dover rinunciare alla profondità necessaria perché sei incappato in una barra di ferro inespugnabile. Le case possono essere state costruite una sopra l’altra nel corso dei decenni e solo il muratore che si è occupato dei lavori potrà tramandarti, per tradizione orale, con che tipo di materiale è stato tirato su quel muro e qual è la parete portante: per le favelas non c’è catasto, né alcun controllo di urbanizzazione o di edilizia.

Lungo la via dove abiti, puoi seguire giorno dopo giorno il lento e inesorabile rosicchiare dell’acqua che gocciola dalla crepatura di un tubo che intravedi da una fessura dell’asfalto, fino a che la goccia non avrà aperto una voragine, generando un fiume d’acqua corrente e di fogna che umidificano i piedi e i polpacci dei passanti e dissetano i cani randagi. Sta agli abitanti decidere, anche a sera tardi se necessario, di  armarsi di attrezzi e buona volontà, e di scavare nell’asfalto e tra le pietre per tappare la falla, sperando che questa sia la volta buona che non si apra più.

In una favela non pensi di poter chiamare una qualche forma organizzata o istituzionale che possa occuparsi di portare un servizio di bene e di utilità comune e di mantenerlo in buono stato; pensi che farai prima da solo. Questo sistema genera un’ottima scuola che consente a chiunque e a qualsiasi età di diventare muratore, elettricista e palombaro.

Una favela ufficialmente è una realtà abusiva e tollerata: tollerata tanto quanto basta perché le istituzioni possano lasciarvi crescere la popolazione; abusiva quanto basta perché si sentano nel diritto di ignorarla dal punto di vista dei servizi; anche quando questi siano questione di diritto alla sicurezza e alla salute.

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