un impiegato in favela

Giovani e Giovani

In Oltre la favela Rocinha on 3 ottobre 2012 at 23:47

Giovani di Rocinha in festa alla scuola Sesc di Rio

Escola Sesc è un campus scolastico di Rio de Janeiro in stile nordamericano, pensato per giovani studenti delle superiori. Si trova nel quartiere di Jacarepaguá e dalla favela Rocinha ci si arriva attraversando il quartiere di Barra da Tijuca. È interessante percorrere Barra da Tijuca e Jacarepaguá se vivi in favela, perché con questa in netto contrasto; ma è più interessante la prima volta: la seconda è noioso. Gli spazi ampi, i condomini alti e ben distanziati, i centri commerciali americani e francesi dotati di larghi parcheggi, le piscine, i rivenditori di automobili di lusso, non destano emozioni di nuovo, non almeno se sei un impiegato europeo, abituato a questo panorama; ma ti chiedi che cosa invece stiano pensando, lungo questo percorso, gli  adolescenti di favela che a quella scuola stai accompagnando, loro che tra i vicoli stretti e nelle baracche di mattonato rosso o di legno, ammassate una sull’altra, ci sono nati e cresciuti.

Ecco, per voler ricercare un motivo di  interesse nato lungo il percorso della seconda volta, ci sarebbe da chiedersi perché la Heineken, che ricopre per intero con un suo manifesto pubblicitario una parete di uno degli ipermercati di Barra, non arrivi anche in favela, visto che il consumo di birra qui è molto alto e lo scopo di  questa azienda è il profitto per mezzo della vendita. Invece in favela sono solo due le marche di birra diffuse: Itaipava e Antarctica. Ce ne sono altre, ma le trovi nei bar più eleganti e forniti, e comunque neanche in questi ci trovi la Heneiken. Forse l’immagine del favelado, per quanto decisamente popolare, non è giudicata sufficientemente salubre e fresca dai responsabili della comunicazione di quest’azienda… Comunque, questi interrogativi ti servono più che altro per ingannare il tempo, che scorre lento in mezzo al traffico intenso della pur larga Avenida Ayrton Senna; e prima di averli risolti, arrivi a destinazione.

Sei arrivato qui con una delegazione di quattro ragazzi del Progetto Giovani Rocinha: Lucas, Vanderlan, Bia e Jessica (i due  ragazzi di  quindici anni, le ragazze di diciannove). Sei l’accompagnatore di questa gita insieme ad André, professore del corso di audio-video nel contesto del Progetto Giovani. Lo scopo: partecipare ad una festa organizzata dalla scuola durante la quale gli studenti di qui si esprimeranno in mostre fotografiche, interpretazioni musicali e video proiettati su mega-schermo. Uno dei video proiettati sarà quello creato dai giovani di  Rocinha: contiene le immagini riprese in favela dai ragazzi stessi e le parole da loro stessi cantate, che si ascoltano a ritmo di rap e descrivono la loro opinione, i loro dubbi e le loro richieste riguardo all’attuazione del processo di “pacificazione” in favela Rocinha.

Il gruppo viene accolto dalla sicurezza che, in una cabina ancora distante dalla festa, chiede ad ognuno i documenti. Il documento delle ragazze è privo di fotografia e questo rappresenta un problema. Le ragazze sembrano abbandonare dimesse e silenziose la prospettiva di  entrare in un luogo così distante dalla loro quotidianità quando si siedono senza proferire una parola, come a dire: “bene, aspetteremo qui”. Per fortuna gli inviti sono ufficiali e André conosce gli organizzatori, così la comitiva entra al completo. La scuola è vasta, gli edifici respirano, le pareti bianche e le vetrate, le stanze che ospitano gli studenti hanno i balconi e si vede anche da fuori che sono bianche, pulite e confortevoli. Percorri un sentiero che si sviluppa in mezzo a un prato ben curato e a due laghetti artificiali per arrivare allo spazio dedicato alla festa già affollata dagli adolescenti che studiano qui. C’è un palco dove si avvicendano i gruppi musicali da loro stessi formati, e le fotografie sono appese a fili tirati tra un albero di palma e un altro. Il video-proiettore spara, sopra il palco, altre foto e video, e le dimensioni dello schermo sono quelle di un cinema. La musica è lenta e romantica, oppure di un rock ricercato, per intenditori; le foto ritraggono coppie che si amano e visi di giovani in primo piano, tutti dalla pelle e dalle camicie di un bianco candido; queste immagini sono belle e vere. C’è una foto che ritrae un pescatore dalla pelle dura e scura, gli occhi stanchi e rassegnati rivolti alle reti, incuranti  della macchina fotografica; si porta nelle rughe tutta la sua vita. Questa immagine contiene poesia e distacco: la vita del pescatore appare distante da quella dei ragazzi che frequentano il campus, e per questi incomprensibile.

Lucas si isola sedendosi ad un tavolino distante dal vivo dei festeggiamenti; Vanderlan, co-autore del Rap che sarà proiettato stasera, e cantante, è nervoso ed emozionato; nasconde il viso tra le braccia. Bia e Jessica passeggiano con timidezza e discrezione. I quattro hanno la pelle più scura della maggior parte degli altri ragazzi e i vestiti dei due ragazzi non sono quelli alla moda degli altri (le ragazze sono sempre più curate ed eleganti). Lucas si alza di scatto e decide di lanciarsi in mezzo ai coetanei puliti e ordinati del campus, prima per insegnare loro come si fa a far girare i nastri (quelli da ginnastica artistica, o meglio, da artisti di strada… o ancora, dalle parti della favela, quelli da bambini di  strada); poi, con tanto di block-notes e penna, per segnarsi nome di facebook e numero di telefono. Intanto sulla parete del campus, dopo che vi sono state proiettate le foto di innamoramenti e prati in fiore e vita di coppia e crisi esistenziali, dopo le romantiche immagini e i primi piani ritratti con lo sfondo di un bel tramonto, dopo la presentazione che annuncia il lavoro del Progetto Giovani di Rocinha, escono a dominare la piazza i volti scuri di Vanderlan e compagnia che rappano con convinzione i loro contenuti politici. Il giovane pubblico della scuola Sesc trattiene il fiato per qualche minuto e poi si lascia andare all’applauso finale.

Sul viso di Vanderlan si spiega un sorriso che le sue  guance piene sembrano non contenere. Si unisce a Lucas e sondare le opinioni; di tanto in tanto torna dai suoi accompagnatori, con quel sorriso, a raccontare felicemente sorpreso che i giovani di lì dicono che il video gli è piaciuto. A fine serata Vanderlan e Lucas escono con una lunga  lista di nomi facebook e numeri di telefono. I ragazzi del campus all’inizio sono sorpresi ma poi si lasciano andare anche loro. Ne consegue un vero censimento della scolaresca. Bia e Jessica conservano  la loro discrezione, e all’invito di andare anche loro a fare nuove amicizie, rispondono che  i ragazzi di qui sono troppo piccoli e che vanno giusto bene per i loro amici maschi.

Questa sera un ragazzo di favela, abbandonato ed emarginato, è stato protagonista: il suo viso è stato proiettato su uno schermo da cinema, le sue parole sono state diffuse da casse amplificatrici. Quello che ha da dire è stato ascoltato da suoi coetanei che sono nati e cresciuti in un luogo vicino e lontano da quello dove è nato lui, e che non avrebbe incontrato altrimenti. A qualcosa è servita questa serata se, tornato a casa, Vanderlan, che a quindici anni conosce la vita più di molti adulti solo perché è nato nel luogo sbagliato, così conversa su facebook con chi lo ha accompagnato:

V: “Marcos, le condividi le foto di stasera no?”

M: “Ola Vanderlan! sì sì che le condivido”

V: “tutto bene da quelle parti?”

M: “tutto bene. E tu? Non si dorme stanotte?”

V: “sì sì, è che non ho sonno”

M: “ahah immagino. Sei felice? La serata è andata bene no?”

V: “Sì… ! E spero che possano esserci altri giorni così.”

M: “Ce ne saranno altri, Vanderlan.”

Così almeno si spera.

n.d.a. questo è il racconto di una delle iniziative de Il Sorriso dei miei Bimbi Onlus. Le foto dell’evento sono state pubblicate qui.

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