un impiegato in favela

Elezioni di Rio de Janeiro in favela Rocinha, l’isola che non c’è (PARTE 1)

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 11 ottobre 2012 at 00:43

Eduardo Paes e il suo manifesto elettorale

I muri ricoperti dai manifesti, le strade tappezzate dai volantini, quelli lanciati a manciate dai finestrini delle auto, quelli lasciati andare per terra camminando, in quantità tali  da esporre i passanti a rischio di scivoloni. Le auto viaggiano per la estrada da Gavea, per la via Apia, e per il Caminho do Boiadero, cioè per le strade della favela Rocinha dove le auto riescono a passare, con l’ amplificatore sul tetto e il volume al massimo, annunciando a ritmo funky gli slogan dei candidati, facendo tremare senza sosta i timpani e i muri delle case. Nella estrada da Gavea, all’altezza della Biblioteca Parque, iniziativa del Governo inaugurata in occasione delle precedenti elezioni, e dopo di queste chiusa, e aperta di nuovo in occasione della nuova campagna elettorale (non più di tre mesi fa); dall’altra parte della strada rispetto alla biblioteca, un gruppo di elettori ha occupato uno spiazzo con due vasche enormi piene di ghiaccio e di lattine di  birra da offrire ai passanti a nome dei candidati che sostengono. Per questa nuova occasione di festa non è mancato il supporto del Deejay funky, così qui si è creata una folla che  continuerà a festeggiare tutta la notte, anche ad urne chiuse: scioltosi il ghiaccio, alcuni degli avventori non si faranno scrupoli a  rovesciare  in mezzo alla strada la vasca piena d’acqua generando un’onda lungo la strada e sfiorando una volante della polizia pacificatrice che proprio davanti alla piazzetta si era fermata con i lampeggianti accesi. Nel mezzo del rivolo che scende giù per la collina, si ferma così un’altra camionetta a rinforzo; la musica  continua a pompare, la festa anche. Uno degli animatori ride sbeffeggiante verso il mezzo delle forze dell’ordine che si è appena fermato e fissa provocatoriamente uno dei militari, portandosi indice e medio agli occhi rossi di alcol e di odio, per poi ruotare il polso e rivolgerli nella direzione di quello, come a lanciargli il messaggio: “ti ho visto in faccia e non mi scappi.”. Così una squadra in divisa scende in strada e si avventura a dividere la piccola folla con i soliti fucili e pistole manico alla mano; nessuno si scompone, la musica va avanti, la festa e i balli anche; la squadra di  poliziotti prosegue il suo giro di perlustrazione risalendo la collina: questa volta nessuno dei favelados festaioli si è fatto sorprendere a fumare maconha (marijuana). 

In un’invasione di affissioni e volantini, in un crescendo di funky dai tetti delle auto si è svolta anche  in favela Rocinha, da luglio fino a domenica 7  ottobre 2012, giorno delle elezioni, la propaganda elettorale per il Municipio di Rio de  Janeiro. I muri, le strade e i vicoli della favela non sono riconosciuti ufficialmente dalle Istituzioni del Brasile e quindi per queste non esistono: la favela è una realtà “abusiva e tollerata”, formula contraddittoria che sta ad indicare che tale realtà è considerata illegale e quindi per la Giustizia non dovrebbe esistere, ma allo stesso tempo che non si può negare che esista e che non sia possibile cancellarla, se non in alcune  riviste con l’aiuto di Photoshop; non si può negarlo anche perché a Rio de Janeiro un terzo dei dieci milioni di abitanti vive nelle mille favelas: ogni favela un’isola che non c’è. Non dovrebbero esistere i muri e i vicoli dell’isola che non c’è e di fatto vengono ignorati fino a che, sotto elezioni, i candidati non si ritrovano a ritenere che l’isola che non c’è ci sia; quando si rendono conto che è popolata da centinaia di migliaia di potenziali elettori.

Anche in Brasile esiste una legge che regola l’equa distribuzione di informazione elettorale: come nei Paesi Europei dovrebbe garantire a tutti gli elettori di avere coscienza dell’intera gamma dei candidati alle cariche amministrative o politiche, e con questo scopo dovrebbe regolare l’equa distribuzione ai candidati dello spazio per i manifesti e del tempo in televisione. In televisione funziona così: ogni candidato consigliere ha a disposizione una manciata di  secondi per annunciare il proprio slogan. È divertente vedere queste trasmissioni perché la maggior parte dei candidati si presenta con amuleti, abiti da prete o da makumba o da evangelico e tanto di Bibbia imbraccio o con la maglietta una squadra di calcio popolare indosso; oppure abbracciati alla sorella o alla mamma che parla a nome loro consigliando di votare per il fratello o per il  figlio. Al termine di questa serie di manciate di secondi da Gialappa’s, partono regolarmente servizi, che invece durano manciate di minuti, su un unico candidato che probabilmente ha pagato lo spazio televisivo raggirando così le leggi di equa informazione elettorale. Il candidato più assiduo di questo sistema è Eduardo Paes, sindaco uscente, stile berlusconiano; si mostra ad accarezzare con pietà bimbi poveri e invalidi ospitati in ospedali candidi e scuole efficienti con sorrisi bonari e rassicuranti. Il suo slogan per queste elezioni è: Somos um Rio, cioè, “Siamo un’unica Rio”. Se lo slogan avesse annunciato un proposito per il futuro: SAREMO un’unica Rio, sarebbe stato più credibile e opportuno; ma al presente indicativo la dichiarazione non è che una confessione di profondo distacco dalla realtà.. a meno che non si creda che l’isola che non c’è non ci sia per davvero. Rio de Janeiro è soprannominata la città de “i due fratelli”: due  gemelli eterozigoti, cresciuti insieme ma diversi. Per esempio, in centro – passi l’espressione per riferimento alla zona benestante della città, sebbene esistano favelas anche in centro -, le leggi per l’equa distribuzione dei manifesti è regolarmente disattesa, nel senso che vengono affissi manifesti dove non si dovrebbe e i candidati si coprono l’un l’altro; in favela è diverso: tutti i muri che dovrebbero essere abbattuti diventano meta di interesse dei candidati, ma, mentre in centro la lotta di reciproca censura è aperta a tutti i candidati, con il predominio finale di chi può permettersi di pagare più manifesti, in favela c’è il monopolio assoluto di un solo candidato sindaco e relativi consiglieri. In muri della favela Rocinha assumono il volto dal sorriso bonaccione di Eduardo Paes, e già qualcuno dice che in Rocinha si tratta di lui e non di un altro perché è lui e non un altro a mantenere buoni i rapporti con il potere del narcotraffico che domina questa favela; con quel potere illegale e parallelo che da dopo il processo di pacificazione non c’è più, come l’isola che non c’è.

I muri e le strade della favela Rocinha per tre mesi sono stati tappezzati del viso del candidato sindaco Eduardo Paes e di alcuni suoi candidati consiglieri. Tra questi, il viso più frequente è stato, fino a tre giorni prima del giorno delle elezioni, Leonardo Rodrigues Lima, detto Leo Comunidade (“Comunidade” è il nome ufficiale e politicamente corretto per favela), presidente dell’associazione abitanti della favela Rocinha, pochi giorni prima delle elezioni denunciato dal comandante della polizia per un tentativo di  corruzione, e accusato di essere legato al potere del narcotraffico… ma questa è un’altra storia, e con questa storia continuerà nella seconda parte il racconto di  ciò che si è visto, durane i giorni delle elezioni del Comune di Rio de Janeiro, da una finestra affacciata sulla favela Rocinha.

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