un impiegato in favela

Giochi di favela

In Finestra sulla favela Rocinha on 30 ottobre 2012 at 23:57

un aquilone qualsiasi

Scendi giù per la strada delle case popolari di Rocinha, la rua 4, e scorgi un gruppo di quattro o cinque bambini che si inseguono ridendo e gridando. Non giocano a pega pega (prendi prendi, cioè nascondino), questo è un altro gioco: uno di loro è bendato ed afferra uno stecchino di quelli da churrasco (lo spiedino) che in questa occasione non infilza carne o pollo o cuore, ma un pezzo di fango o merda ancora umida. Se ne trovano con facilità, in giro per le strade di Rocinha, di escrementi: di cani, che non sono mai tristi o rabbiosi ma sempre amichevoli, di esseri umani, di polli e di altri uccelli. Difficile capire che cosa esattamente sia stato infilzato allo stecchino ma, in ogni caso, c’è qualcosa che i bimbi devono evitare: quello bendato insegue le ombre degli altri per inzaccherarli e gli altri scappano senza allontanarsi troppo dal pericolo. Alla fine il bimbo bendato, se esasperato, lancia a caso. Negli occhi del bimbo che ha rischiato di essere colpito c’è la disperazione e anche gli altri restano con il fiato sospeso, ma dopo un’auto-perquisizione meticolosa tra i capelli, la scoperta di essere salvo genera un sospiro di sollievo nel diretto interessato e negli amici, che li  porta a tuffarsi per i vicoli scoscesi ridendo, alla ricerca di un nuovo gioco, mentre gli adulti guardano dai tavolini dei bar, qualcuno divertito qualcuno indifferente. La cura dei capelli e del corpo è fondamentale per gli abitanti di favela: le ragazze si lavano tutti i giorni i lunghi capelli, che di sera intravedi per i vicoli ancora lucidi, perché non tutte hanno il phon e perché tanto fa caldo e i capelli si asciugano da sé. Gli esercizi di cura dei capelli e del corpo sono molti, e sono aperti e frequentati fino a tardi. Non ci sono fogne, se non a cielo aperto, in Rocinha; per i vicoli scorrono rivoli acidi che trasudano dalle discariche a cielo aperto; ci sono milioni di  scarafaggi e topi, e la pulizia e il rispetto del corpo sono principi ai quali nessuno rinuncia e i bimbi giocano a rifuggire il pericolo di essere sfiorati da qualcosa di sporco.

Poi giocano ai banditi, i bimbi. Due cilindri di  cartone formano le canne delle pistole, un altro cilindro il manico; uno stecchino di legno o di ferro infilzato nel cartone fa da mirino, un altro da fermo per un elastico che, a mo’ di fionda, imprime la forza ad una palla di cartone o di legno. Il tutto è tenuto insieme da una quantità sufficiente di nastro adesivo che personalizza l’arma con la scelta di un colore diverso. Giocano a chi si colpisce prima, correndo e ridendo per i vicoli di favela, che è il campo di guerra: le auto, le moto, la polizia militare con le armi vere, le vetrine e i passanti gli ostacoli da evitare o i ripari dietro  i quali nascondersi. Prima della pacificazione imitavano le armi dei banditi, i bimbi; ora imitano quelle dei soldati ufficiali.

Quando vogliono farsi  un giro a cavallo, i bimbi di Rocinha, montano sul manico di una scopa, un palloncino a cilindro è la testa del giumento, che ascolta gli ordini attraverso due bicchieri di plastica e, trottando, lascia che la sua criniera di stoffa fenda il vento.

Gli aquiloni invadono il cielo al termine dell’orario scolastico e nei fine settimana. Sono uguali a tutti gli aquiloni del  mondo: un filo di nylon, carta colorata e quattro stecche di legno. In favela però la base di partenza è il tetto di una casa e se l’aquilone si impiglia ai fili della corrente elettrica che passano sopra i vicoli, allora i bimbi si catapultano giù per la discesa gridando e ridendo. Non ci sono auto né moto né passanti, solo una pista di decollo da percorrere quanto più veloce sia possibile per recuperare le ali con le quali volare via.

C’è chi dice che un tempo, prima della pacificazione, l’abbassarsi degli aquiloni era il segnale che la polizia stava entrando in favela, ma gli abitanti di un tempo raccontano invece che per questo scopo si usavano i fuochi di artificio. Dopo l’ingresso in massa della polizia pacificatrice i fuochi d’artificio continuano ad essere frequenti: partono al termine di  una partita se ha vinto il Flamengo o il Brasile, o se ha vinto una squadra brasiliana in coppa libertadores o se ha vinto una squadra di Rio contro una di São Paulo, oppure prima di un fine settimana o per onorare una festa locale o nazionale. Quando proprio non c’è nessun pretesto perché i fuochi partano ma questi esplodono lo  stesso, gli abitanti di un tempo tendono i timpani verso  il cielo e restano assorti chiedendosi che cosa stia succedendo laggiù. Ai bimbi piacciono i fuochi d’artificio, ma se questi scoppiano senza motivo, anche loro sospendono per un attimo i loro sorrisi e rivolgono il viso al cielo.

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