un impiegato in favela

Zumbi a Babylonia e Chapéu-Mangueira

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 20 novembre 2012 at 00:32

Poiché nell’universo regnava il Caos, la dea Tiāmat e il dio Marduk si scontrarono. Marduk voleva mettere ordine nell’universo e combatté fino a quando non uccise Tiāmat.

Akomabu, che la cultura non muoia mai (foto di http://www.behance.net/_Pz__ )

Così comincia il mito della città di Babylonia, e prosegue con la creazione dell’Uomo come creatura che servisse gli dèi, e di un santuario in Terra che gli stessi dèi avrebbero costruito in omaggio a Marduk. Nacque una grande città e, secondo la leggenda, fu innalzata una torre, sempre più alta, perché l’Uomo potesse raggiungere gli dèi.

Babylonia è anche il nome di una favela di Rio de Janeiro che si è inerpicata sulla collina ai piedi della quale si trova quartiere di Leme, che divide Copacabana da Botafogo. Non si sa se la favela prenda il nome dalla mitica città o quello di un bar che vendeva birra Brahma. Quello che è certo è che Babylonia, come la vicina favela di Chapéu-Mangueira, comincia dove finiscono le strade e per risalirla non puoi usare né auto né moto, perché i vicoli sono stretti tanto da non poter allargare le braccia. Solo da qualche anno puoi percorrerli con maggiore comodità perché, di recente ristrutturazione, adesso hanno altezza regolare. Salendo, passi rasente alle case di mattoni rossi e di lamiera e su un palo può capitarti di notare un volantino che segnala la scomparsa di un ragazzo di sedici anni. Con ogni probabilità era un bandito ed è stato ucciso da un altro bandito o dalla polizia e il suo corpo è stato portato via di notte, quando  nessuno poteva vedere. Forse per questo, quando in favela c’è un arresto, ci sono sempre altri abitanti di favela che si stringono a cerchio attorno ai militari e all’arrestato, perché ci siano sempre testimoni; e quando la volante parte, gli amici più vicini corrono a prendere un taxi per seguire l’auto della polizia fino al carcere. Ma questa è un’altra storia…  Su un altro palo di legno, due scalini più su, nella favela di Babylonia, può capitare di notare un altro volantino che, senza firma e proclamazioni, intende spiegare agli abitanti che sanno leggere i loro diritti inerenti la proprietà degli immobili. Ti dice che se anche la casa quando l’hai costruita o ereditata era abusiva, se ci vivi da almeno cinque anni è casa tua e lo Stato non può togliertela, se non offrendoti in compenso un giusto controvalore in denaro, a meno che non si tratti di una situazione di grave emergenza di sicurezza; ma ti spiega anche che se in uno stato di abbandono e precarietà ci vivi da due generazioni o più, dovresti opporti alla proposta di legge che solo adesso pone in stato emergenziale alcune delle favelas del centro. Intanto ai piedi di  Babylonia case di lusso cominciano a sostituire le baracche, e vogliono arrivare sempre più in alto, come la torre di Babele.

Il 20 novembre è il giorno della coscienza negra in Brasile. Lo stesso giorno di qualcosa come quattro secoli fa, Zumbi, trascinatore di un movimento di negri che si ribellò allo schiavismo, fu trucidato dai colonizzatori europei, il suo corpo senza vita fu fatto a pezzi e il suo capo fu esposto in pubblica piazza con i genitali in bocca, per dimostrare a tutti i suoi seguaci che Zumbi non era immortale come questi pensavano e per abbattere il suo mito. Zumbi aveva difeso con le armi i Quilombos, le comunità di contadini e artigiani dalla pelle scura fuggiti dalla schiavitù per ritrovare la libertà.

Se passi a Babylonia in questi giorni può capitarti  di incontrare una giovane negra che preferisce definirsi così, negra, piuttosto che nera o persona di colore, perché – e lo spiega a cinquanta bambini che si sono riuniti attorno a lei per ascoltare la storia di Zumbi – i negri sono stati presi dall’Africa più di cinquecento anni fa e da allora continuano ad essere schiavi, e quando, centoventi anni fa, è stato abolito lo schiavismo in Brasile, i negri sono stati spostati nelle favelas ed è cominciato il periodo della falsa abolizione, che tutt’ora prosegue, e voi, bambini, dovete conoscere questa storia e dovete conoscere la storia di Zumbi, perché tutti voi vivete in favela e siete emarginati perché siete poveri e perché siete negri.

Se continui a salire, sugli scalini di Babylonia, o su quelli della vicina Chapéu-Mangueira, gli scalini regolari lasciano spazio a quelli irregolari, i rivoli di acqua generati dai panni stesi e dagli scarichi e dalle fogne che non ci  sono continuano a scorrere costanti, come in tutte le favelas; i mattoni rossi delle baracche sono sostituiti da pareti di legno e fango; i vicoli diventano sentieri che puoi percorrere verso la foresta; sui cavi elettrici che da fitti diventano radi si arrampicano scimmie grandi poco più di un pugno che  sono abituate all’uomo e che all’uomo si divertono a fare dispetti. Alzando il viso verso il cielo si incontrano con lo sguardo i voli di uccelli neri dalle grandi ali che potrebbero essere avvoltoi; dall’alto, tornando a rivolgere lo sguardo verso il basso, vedi i grattacieli di Leme e di Copacabana, dalle pareti grigie grondanti di macchie scure generate dall’umidità, come ombre che vogliono ricoprire gli edifici per impossessarsene; i bar ai piedi dei grattacieli sono ricchi e sono frequentati da bianchi che si lamentano che le baracche abusive rovinano la vista panoramica. Laggiù in fondo, oltre i grattacieli e i bar, l’orizzonte è dominato dall’oceano tormentato e che tormenta la spiaggia, le rocce sconnesse e le isole, e ciascuna delle isole è una collina dalla punta smussata da decine di migliaia di anni di esposizione al vento e alle onde, e su ciascuna delle colline una nuvola si adagia come uno scialle sulle spalle di una vecchia.

Una spedizione di naviganti, avventurieri e pirati  europei solcò queste isole e questa foschia  il primo gennaio del 1502. A causa della scarsa visibilità non capirono che era una baia, pensarono che fosse un fiume, così battezzarono questa terra Rio de Janeiro, fiume di gennaio.

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