un impiegato in favela

Code in banca

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha, Storie di Pacificazione on 3 settembre 2013 at 22:15

Le nove di lunedì mattina. Avrei dovuto svegliarmi prima e lanciarmi giù per la scalinata di casa che scende ripida verso l’entrata della rua dois, fiondarmi in discesa lungo la larga estrada da Gávea, percorrere il marciapiede ora alto fin sopra al ginocchio ora assente, evitando le signore anziane che risalgono la collina un passo alla volta, i cani che lottano contro le pulci, le giovani mamme con un neonato appoggiato su una spalla e un bimbo per mano, le moto che sfrecciano rasenti al ciglio della strada, il frontale di un autobus che ti sovrasta all’improvviso mentre sta allargando per prendere un tornante stretto di favela, gli uomini che trasportano sulla schiena blocchi di mattoni ed elettrodomestici; avrei dovuto infilarmi prima nella scorciatoia della colorata rua quatro, attraversare prima la travessa da liberdade, e giungere con maggiore anticipo nella parte bassa, nella rua da via Ápia, per evitare la coda agli sportelli della banca Bradesco dove oggi cambierò il mio primo assegno di favela.  Alle nove e mezza di lunedì mattina ci sono già almeno cinquanta persone in attesa di affacciarsi ad uno dei due sportelli che la banca mette a disposizione.

Nella favela Rocinha non mancano gli esercizi commerciali: quelli che vendono cellulari, utensili per la cucina, giocattoli, animali domestici e prodotti per animali domestici, materiale edile, elettronico, elettrico; ci sono parrucchieri, manicure, supermercati più o meno forniti e ordinati, drogherie, farmacie, bar e ristoranti. Ci sono anche le banche; e ce n’è più di una. Ci sono filiali della Bradesco, del Banco do Brasil e della Itaù.

Alle nove e mezza del lunedì mattina, in paziente attesa, a formare una coda che ora si contorce, ora si raddrizza e ora si ripiega in nuove forme e serpentine, c’è una piccola folla di abitanti di favela. Gli uomini hanno ancora gli occhi arrossati e lo sguardo spento dai festeggiamenti del fine settimana, sono qui a pagare quella bolletta della Sky o della Light che non poteva aspettare ulteriori ritardi, a ritirare un assegno, a ritirare la pensione di sostegno. C’è una giovane donna che forse ha trovato lavoro da poco ed è emozionata perché sta per aprire un conto in banca per la prima volta nella sua vita e non sa bene come si fa, e si sente a disagio seduta alla scrivania larga e ricoperta di fogli incomprensibili, al cospetto di un uomo enorme con i baffi, la camicia e la cravatta che le fa domande difficili. C’è un giovane uomo che ha fatto l’estratto conto e si ferma a fissarlo con sguardo distaccato: deve aver speso troppo negli ultimi tempi ma non può farci più nulla, è andata, tanto vale fare un salto al bar per una birra con gli amici, tanto per cominciare bene la settimana. C’è una coda preferenziale per quattro categorie: le persone che hanno più di sessant’anni di età, che sono poche; le persone portatrici di handicap, che qui almeno oggi non si vedono (difficile arrivare fino alla rua da via Ápia se sei afflitto da un problema motorio, soprattutto se abiti nella zona alta, dove i vicoli sono stretti e le scale sono ripide e scivolose); le donne incinte, che oggi ci sono; le donne con neonati in braccio, che sono in buon numero.

Sono quasi le dieci e mezza e la sala davanti agli sportelli è ricolma di gente che forma le due file. Una signora decide di trasferirsi dalla coda preferenziale alla quale ha diritto in virtù della sua età, a quella ordinaria, che sembra scorrere meno lentamente. Un agente della Polizia Pacificatrice salta tutta la fila e si piazza davanti a uno degli  sportelli con il suo giubbotto antiproiettile, i borselli attaccati alla cintura pieni di munizioni, il cappello, il manganello, la pistola con il calcio che esce dalla fondina, i rinforzi antisommossa agli stivali e ai pantaloni; il fucile deve averlo lasciato al collega che lo sta aspettando davanti all’ingresso della banca. È troppo giovane per avere più di sessant’anni, troppo militare per essere portatore di carenze fisiche, troppo uomo per essere una donna incinta, e non porta bambini tra le braccia. Qualcuno riesce a passargli attraverso per farsi servire prima di lui. Gli impiegati della banca per un po’ fanno finta di non vederlo. Poi il poliziotto si impone e riesce a portare a termine la sua operazione bancaria. Gli uomini e le donne di favela in coda lo sbeffeggiano ammiccando tra loro, e scelgono di non rivolgergli lamentele o proteste.

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