un impiegato in favela

La filosofia di João

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 28 settembre 2013 at 15:25

“È il momento di approfittare del Brasile, in Brasile ci sono molte opportunità: scavi una buca di qualche centimetro e trovi oro”, professava João con un bicchiere di birra in mano e lo sguardo lungimirante. Era tardi e aveva chiuso il bar, e per riposarsi si era trasferito al bar dall’altro lato della strada e beveva insieme al gestore del bar che sta all’angolo, che lo aveva imitato, e insieme ad altri due amici. Tornavo da una cena a Gávea con due italiani con i quali ho lavorato per una decina di giorni in Rocinha. Il gruppetto al bancone, che dopo qualche  birra era al culmine dell’entusiasmo, avendo già lasciato scivolare la stanchezza della giornata di lavoro giù per la gola e non avendo ancora raggiunto l’orario notturno nel quale stanchezza e alcol ti crollano addosso più pesanti di prima, il gruppetto ci ha  intercettati ed è scattato l’inevitabile giro di birre. Per un abitante di favela non è molto frequente poter scambiare due chiacchiere con un gringo. Ultimamente, passano, sì, nella Rocinha, ma non si fermano. Offrire una birra ad una persona che ha colore della pelle ed esperienza diversi e che  viene da un luogo remoto, è un onore. Se passi da quelle parti spesso, li troverai ora davanti a quello stesso bancone, ora seduti al bancone del bar all’angolo, ora con i gomiti appoggiati su quello del bar di João; tutte le sere ti inviteranno, così imparerai a declinare l’invito con cortesia, almeno di tanto in tanto. Quello che non puoi fare è declinare l’invito alla saidera, cioè l’ultimo bicchiere prima di andare a casa: se ti viene offerta la saidera, è vietato rifiutarla. Così ci siamo ritrovati a sorseggiare la saidera e a chiacchierare con João, che quella sera era in vena di discorsi alti.

“Voi venite qui e poi ve ne andate, ma dovreste restare in Brasile, è il momento! Tutti vogliono venire in Brasile. Il Brasile sta diventando un Paese ricco, è come la Cina e…come si chiama quell’altro Paese?”

“L’India?”

“L’India, bravo! Brasile, Cina e India. Io vengo dal Ceará. Là non c’è niente. Sono venuto a Rio perché c’erano più possibilità. Voi dovete fare lo stesso, venire in Brasile da… dal Paese da dove venite… da dove venite?”

“Italia.”

“Italia! Già è vero. Dall’Italia dovreste venire qui e utilizzare  le opportunità che ci sono in Brasile.”

Chissà chi glieli aveva fatti i racconti che stava riportando con orgoglio, a João, che qualche mese fa mi chiedeva, con le pupille che già erano decollate per voli transoceanici, se la Cina fosse più grande della Spagna, se dal Brasile fosse più lontana l’Italia o la Russia, e che lingua si parlasse in Germania e in Spagna. Ora João parla di politica globale, pensavo mentre lo ascoltavo, mentre un topo scompariva veloce nel buco di una  parete dell’edificio di fronte.

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