un impiegato in favela

Dia das crianças visto dall’alto

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 12 ottobre 2013 at 13:41

Era solo una questione di prospettiva, ne sono sempre stato convinto e ora ne ho la dimostrazione.

Vivo con mia nonna nella travessa da liberdade di Rocinha, e insieme a noi vivono almeno altri sei bambini come me, che mi sono fratelli, sorelle, zie, cugini,  chi più simpatico, chi meno. Marianina è la più simpatica di tutti e insieme giochiamo molto, solo che  adesso è andata a vivere con sua mamma, che è mia zia, nella parte alta della favela, così adesso posso giocare con Maria Vitoria, che però è troppo piccola e sta sempre zitta, e ti  guarda con quegli occhi grandi e non si  capisce a che cosa stia pensando. Poi c’è Gabriel, ma anche lui è più piccolo di me ed è solo da qualche settimana che sta cominciando a fare e a dire delle cose sensate. Poi c’è Jonatan, che però ha già sette anni e può uscire  da solo dalla travessa da liberdade, e io sono ancora piccolo per poterlo seguire. Poi c’è Nicolly che è un po’ più grande di me, e fa dei giochi da femmina, tipo truccarsi. Poi c’è la Juju ma lei è proprio grande, la più grande di tutti, è brava a fare la capoeira e va in bicicletta. Così adesso che Marianina si è trasferita con chi gioco? Be’ di giorno lei sta con noi, perché andiamo insieme alla scuolina che sta proprio qui nel nostro vicolo, ma di sera? Be’, vorrà dire che giocherò meno e in compenso starò più largo, sempre sperando che la pancia della nonna sia aumentata per la cerveja e non perché ne sta arrivando un altro.

Comunque, come sono le mie giornate. Mi sveglio, a volte è già tardi e non faccio neanche colazione, perché devo andare alla scuolina. Lì non è male e si gioca molto, ma c’è un sacco di gente. Poi torno e mangio, riso e fagioli. Mi piacciono molto i fagioli e vorrei mangiarne sempre. Poi giochiamo nel nostro cortile e nella nostra strada fino a che la nonna non si mette a gridare. Allora rientriamo in casa e andiamo a dormire. Chi piange, chi fa cadere le cose, chi grida, chi corre, alla fine si fa sempre tardi prima che riusciamo a metterci tutti a dormire, e io alla fine al mattino vorrei sempre restare a letto un po’ di più. Dicono che parlo poco, che sono triste e che non mi piace stare con gli altri bimbi, ma provateci voi a vivere tutto il tempo con tutta questa gente che qualche volta perdo il conto di quanti sono e mi dimentico i nomi! Il fatto è che non mi piace stare stretto con gli altri bambini, e poi non mi piacciono le feste. Mi piace starmene accucciato in un angolo. Qui ci sono solo io e regno sovrano. Però c’è un’altra cosa che mi piace, e l’ho scoperto oggi alla festa che ci hanno fatto per il giorno dei bimbi: quando mi prendono in braccio, mi fanno volare e mi posso sedere sulla spalla di una persona grande, mi sembra che  il mondo si tinge di colori nuovi.

Dall’alto è proprio tutta un’altra cosa, ragazzi! È stata proprio una grande scoperta che ancora adesso se ci penso mi viene la meraviglia. Quando stai in alto, i bimbi delle feste stanno sotto e continuano a fare le loro cose, tipo gridare, ridere e correre, ma lo fanno senza toccarmi e senza darmi fastidio. Allora sì che mi piace giocare con loro, per esempio a inseguirli, oppure a sparargli come se fossi un elicottero, oppure a tirargli  addosso i palloni. Poi posso parlare ai grandi guardandoli in faccia senza piegare la testa verso l’alto che mi viene sempre il mal di mare. Poi posso affacciarmi alla retina dove dentro ci sono i bimbi che saltano sulla molla e che giocano tuffandosi dentro alle palline di plastica. Per niente al mondo  mi infilerei là dentro, ma aggrapparmi alla retina e guardarli dall’alto è molto divertente. Anche Marianina è felice quando mi vede che sto in alto, e ride molto. Anche io rido molto quando sto qui: non so perché, ma mi viene subito da ridere e non riesco a fermarmi. Mi piace anche cantare e ballare, quando sto in alto. Nessuno lo sapeva, ma io so un sacco di canzoni a memoria. Altro che triste ragazzi, è solo una questione di prospettiva. Mi piace anche guardarvi mentre siete affacciati da quella finestra, e chissà che cosa ci fate lassù, poi parlate strano… che buffi che siete! Parlate forse l’inglese? Comunque la finestra sta in alto, e anche solo per questo, vorrei stare lì con voi. Non vedo l’ora di potervi raggiungere, oppure di diventare grande, per poter guardare tutte le cose e tutte le persone dall’alto.

Tchau, um abraço, Joni.

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  1. […] un augurio anche a quelli che si affacciano ad altre finestre, da questa finestra, e da Mariana e Joni, da Orulho e Andreina, da Matheus, dal Gaúcho, da João, da Lia, da C, da Wellington, e da João, […]

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