un impiegato in favela

Requiem spiritistica per i VAN

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha, Oltre la favela Rocinha, Strade di Rocinha on 18 ottobre 2013 at 23:27

Lo Sciamano è in trance, le nuvole abbracciano le abitazioni della misteriosa e intensa zona alta; lungo il dorso della collina le luci bianche e quelle arancioni compongono sfocate macchie colorate cavalcando una dopo l’altra le fitte gocce dell’umidità tropicale; il teschio del bufalo è stato posto sopra all’ingresso della casa di Macumba per indicare la via agli Spiriti, un bicchiere di cachaça e un sigaro sono stati sacrificati a Zé Pelintra, così ci lascerà svolgere la nostra Solenne Celebrazione. Tutti  i Demoni, gli Spiriti e le Forze della Natura sono qui convocati. Sono il Mastro di Cerimonia e ora mi dileguo: lo Sciamano si è messo in contatto con gli Spiriti dei trapassati passeggeri dei VAN.

Lo Sciamano: “ti sento, chi sei? Presentati.”

Lo Spirito: “chi sei tu?! sei tu che mi hai chiamato!”

“Hai ragione. Io sono lo Sciamano della casa di Macumba della rua Dioneia. Abbiamo chiesto il permesso a Zé Pelintra, a Yemanjá, a Ogùm e ai suoi figli, che amano viaggiare, per chiedervi, in memoria eterna dei VAN, come voi passeggeri vi ci trovavate e come funzionavano, perché i comuni mortali tendono a dimenticare, si adattano alle mutevoli situazioni, e vanno avanti in nome della Vita. Ordunque, tu, Spirito, puoi parlarci?”

“Il VAN! caralho!! Quelli che ti accompagnavano a Ipanema e a Copacabana caralho!, quelli che arrivavano fino in centro e il venerdì sera ti portavano in un soffio a Lapa, e poi ti riportavano indietro a qualsiasi ora! Quando ero un passeggero di VAN, mi chiamavo Bené, e amavo divertirmi il venerdì sera andando a Lapa caralho! Che sia maledetto chi ha tolto i VAN. Amavo restare in favela, come amo restare in favela ora che sono Spirito, ma amavo poter scegliere, il venerdì sera, se far festa da noi o in città, a vedere i gringos che pagavano l’ingresso nei locali e si facevano derubare nelle stradine buie. Quando lavoravo potevo permettermi di comprare una caipirinha al chiosco, e dopo tornavo a casa. Buona la caipirinha dei chioschi di Lapa caralho!”

Giunge un altro Spirito: “ehi amico, ehi Bené, io sono un gringo, e vivo in favela. Non pago l’ingresso nei locali di Lapa e non mi faccio derubare, ma sugli autobus di notte non ci vado adesso che non ci sono più i VAN perché adesso  davvero rischierei di essere rapinato, mentre prima nei VAN, di notte, ci trovavi il popolo di favela, eri a casa, eri al sicuro, e che cantare, e che ridere, a fare il filo alle norvegesi insieme ai giovani di favela!”

Un altro Spirito ancora: “ragazzi, voi siete giovani e pensate solo a divertirvi; io il VAN lo prendevo per andare a lavorare. Facevo il garì (lo spazzino) nella zona Nord, e con il VAN, se lo prendevo presto al mattino, ero a lavoro in un’ora. Adesso con questi autobus enormi che si incastrano l’un l’altro già in partenza nella estrada da Gávea, ti saluto amico mio, in un’ora esco dalla Rocinha! Due ore per andare e due ore e mezza per tornare. Poi l’autobus costa di più del VAN: dicono che li hanno sospesi, gli aumenti delle tariffe dei mezzi pubblici, ma non per noi, e i soldi del biglietto a me non me li dà nessuno. Meglio essere trapassato, che qui si viaggia leggeri, e soprattutto gratis.”

“L’hai detto, caralho!, bisogna trovare un lavoro in favela adesso caralho!

“Sì certo, o magari lasciarlo proprio il lavoro, che così non ne vale la pena. Una cervejina bem gelada?”, propone lo Spirito garì.

Arriva il quarto Spirito: ”ragazzi, giovani, lasciate che vi dica una parola anche io e non sovrapponetevi mentre parlo, ché sono vecchia io, e parlo piano ormai. Sono vecchia e nel VAN era tutto più raccolto, ti aiutavano a salire, poi ti sedevi sulle poltroncine e stavi comodo… ovviamente, quando c’era tanta gente ti toccava stringerti, ma a noi vecchi e alle ragazze con i bimbi ci lasciavano sempre star seduti. Ora devo arrangiarmi da sola povera me, e quando l’autobus parte, mi pare di volare via!”

Lo Spirito garì : “e i bimbi piccoli non venivano lasciati andare davanti con l’autista perché era il posto era meno sicuro in caso di incidente.”

“Ma che incidente e incidente do caralho! non ce n’erano mai di incidenti con il VAN, caralho!”

Un nuovo Spirito si impossessa dello Sciamano gridando “Ohi mané! IPANEMA LEBLON ROCINHA IPANEMA LEBLON ROCINHA! Soube mané!

Tutti gli Spiriti in una risata in coro, e poi Bené: “il cobrador! Potevamo pagarti prima di scendere e non appena saliti, e così l’autista poteva guidare e il VAN non si fermava mai caralho! Adesso l’autista fa anche i biglietti, e sai le code caralho!”

Lo Spirito cobrador: “certo ragazzi! Salite, uno spazio si trova sempre, IPANEMA LEBLON ROCINHA, IPANEMA LEBLON ROCINHA, IPANEMA LEBLON ROCINHA…”

Scrosciano tutti una risata: “ti salutiamo moço! prendiamo quello dopo, tanto ne passano continuamente!”

Lo Sciamano: “calma, calma Spiriti, torno in me perché così non va bene. VOI MENTITE OH SPIRITI! Da quanto mi dite, il VAN sarebbe stato piccolo, sicuro, divertente, economico, più veloce degli autobus nuovi; sarebbe stato più adatto alle strade di favela per dimensioni, ce ne sarebbero stati tanti a tutte le ore, per Yemanjá!”

“Esatto mané! IPANEMA LEBLON ROCINHA, IPANEMA LEBLON ROCINHA, IPANEMA LEBLON ROCINHA!”

“STO PARLANDO IO, OH SPIRITO! E POI NON PUÒ ESSERE VERO, OH SPIRITO! Perché dovrebbe essere stato rimosso il VAN allora?! Perché mai, se fosse stato un mezzo ideale come lo descrivete? Perché, OH SPIRITI, perché IL VAN SAREBBE MORTO ALLORA? Tornate, tornate, oh Spiriti, tornate in me, parlate utilizzando la mia bocca, tornate in me, e raccontate…”

“E perché, perché caralho!, una ragione non c’è, o mortali, non si può spiegare…. NON SI PUÒ caralho!

“Non si può spiegare? Eccome se si può! tu che sei giovane, vergogna, raccontala tu la storia, di che cosa hai paura vigliacco?!”, lo Spirito della vecchia, biascicando.

“Quelli là non si sa mai dove arrivano, vecchia, e tu, caralho! parli così perché tanto ormai sei vicina alla seconda morte!”

“Tiè! Morto di nuovo ci sarai tu!”, la vecchia, sputando.

“Te la racconto io,” irrompe il gringo, “io te la racconto, Bené! Popolo rinunciatario, maledizione! A me hanno detto che la riforma dei mezzi pubblici ha fatto girare molti soldi e che in gran parte sono arrivati ad aziende private gestite da impresari molto ricchi che si sono arricchiti ancora di più, con questa riforma; tra questi, mi hanno detto, c’è un certo Jacob Barata (che tra l’altro vuol dire scarafaggio no?) che possiede una delle più importanti aziende di costruzione di mezzi di trasporto, e che suo figlio, anche lui Barata, gestisce un’impresa che fornirà le telecamere di sicurezza ai nuovi autobus, che questo Barata è il suocero di Sergio Cabral che è il Governatore dello Stato di Rio de Janeiro…”

“Ehi gringo, vacci piano…”,  suggerisce lo Spirito garì mentre la vecchia se la ride sguaiatamente e Bené ascolta a testa bassa.

“…che il sindaco Eduardo Paes ha interrotto i VAN perché non gli serviva più l’appoggio dei miliziani – un potere militare illecito e parallelo, in contatto con i narcotrafficanti e con il  quale la polizia militare è collusa – che pare lo abbiano appoggiato nelle elezioni del 2008 e che pare prendessero soldi dalle cooperative che gestivano le VAN, e che Paes, sempre secondo quello che mi hanno detto, ha eseguito la riforma dei mezzi pubblici approfittando dell’onda emotiva che ha travolto l’opinione pubblica a seguito di uno stupro avvenuto su un VAN che però in realtà non c’entrava, perché non faceva parte della rete dei trasporti organizzata ma era semplicemente un furgoncino privato, e che comunque la riforma era stata annunciata prima e non era stata accolta bene da tutti, e alla fine è come se questo stupro fosse arrivato al momento giusto a rendere più facile la riforma…”

Intanto lo Spirito della vecchia continua a ridere insieme al garì e con lui si scambia un bacio voluttuoso, mentre Bené resta a testa bassa.

“…che il  sindaco Eduardo Paes fa fatica a pubblicare e a motivare tutte le spese effettuate per la riforma dei mezzi pubblici, come gli chiede di fare l’esigua ed effimera opposizione in Municipio, che molti attorno a Paes e a Cabral hanno le partecipazioni sui mezzi pubblici e avrebbero ricavato guadagni dall’aumento delle tariffe prima proposto e poi sospeso a seguito delle manifestazioni di  protesta; che le manifestazioni sono state spesso soppresse dalla polizia militare a manganellate, che a nessuno importa, manifestazioni o non manifestazioni, che gli abitanti di favela ora debbano subire un traffico ancora più intenso e siano più isolati di prima, pur pagando di più (perché in favela sì che di fatto la tariffa è aumentata passando dal VAN all’autobus di linea ufficiale), e che tutto sommato a nessuno importa, anche perché nessuno si rende conto che il traffico è aumentato anche per le strade di  Ipanema e di Copacabana a causa degli ingolfamenti di favela, perché prima o poi anche le strade dei quartieri benestanti si stringono in un vicolo povero e senza fogne…”

“Spirito del gringo, sei uno stupido!”, si riprende lo Sciamano, “esimi Spiriti!, vogliate scusarlo, parla troppo, e soprattutto lo fa con la mia bocca, e il mio grande corpo è ancora troppo legato alle vicende terrene e alle possibili conseguenze di ciò che questa bocca proferisce. La celebrazione è finita. Grazie a Yemanjá, a Ogùm e ai suoi figli. Grazie alle Forze della Natura, grazie agli Spiriti. Lunga memoria ai vecchi VAN. Riveriamo Zé Pelintra… Zé Pelintra?! Chi si è preso Zé Pelintra?! Zé Pelintraaaaaaa?!”

La nebbia continua ad avvolgere questa collina martoriata, gli autobus enormi a incastrarsi l’uno contro l’altro, la pioggia è incessante, e qualcuno dice di  aver visto fuggire per i vicoli tortuosi della favela un folletto demoniaco vestito di Panamá bianco, cravatta rossa e completo bianco, con un bicchiere di cachaça in mano e un sigaro in bocca; di averlo visto fuggire mentre rideva come una iena: fuggiva via dalle nefandezze umane, e da qualche potente del pianeta Terra.

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  1. grande idea ottimamente rappresentata

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  2. […] e in favela gli autobus si incastrano l’uno dentro l’altro, mentre una volta i più piccoli van, i furgoncini per il trasporto di persone agili e piccoli, adatti alle strade di favela, lasciavano […]

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  3. […] mi tenevo in equilibrio si intensificava e mi intossicava. Svoltato l’angolo, ecco un autobus, di quelli enormi per la favela, fermo in mezzo alla strada, ed ecco il suo autista che assisteva all’opera di un ragazzo con […]

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