un impiegato in favela

I due fratelli

In Finestra sulla favela Rocinha, Storie di Pacificazione on 3 novembre 2013 at 18:29

I due fratelli visti da Ipanema, da Antonio Spirito (i suoi riferimenti in “Contatti e accrediti”)

Quando  un riflesso scuro compare sul viso di Wellington, il bimbo che vive nel beco do rato molhado, sul suo volto si riflette il suo futuro più probabile. Con gli occhi opachi e concentrati, fissi su un angolo apparentemente insignificante del vicolo, le sopracciglia corrucciate, le labbra serrate e tristi, la pelle dal colore malsano, prende il volto di chi ha paura di qualcuno o di qualcosa che potrebbe giungere da dietro l’angolo, di chi sa che potrebbe perdere la vita tra un istante e che, in nome della vita,  resta e lotta; prende le sembianze di un essere selvaggio che  scruta tra le fronde della foresta un possibile pericolo o una preda, e di un giovane soldato armato di Roupa Suja che fa la vedetta, seduto all’angolo di una boca de fumo ad aspettare il nulla o la morte. Quando sul volto di Wellington batte questo riflesso, per ingannare la mia, di paura, mi affretto a prenderlo in braccio e a farlo volare, di modo che spieghi la sua bocca larga dai denti storti, e liberi la sua risata emozionata; allora la luce dell’infanzia torna sul suo volto, e Wellington torna a vivere.

Quando un sorriso dai denti cariati compare sul volto di un adulto che passa le sue giornate al bancone di un bar, e che, se non fosse per l’alcol, le passerebbe con la morte in cuore ad un angolo di una boca de fumo, sul suo viso si riflette la luce della felicità di Wellington quando vola, e nei suoi occhi si proietta l’immagine di quando si precipitava a correre per i vicoli a inseguire un aquilone. Ci sono due momenti nella vita di questa gente,  quello dell’infanzia e quello dopo, e in mezzo solo uno stacco precoce.

Questa notte hanno sparato dalle quattro alle otto, fucili e mitraglie, e pistole. È esplosa anche una bomba caseira,  fatta in casa: sanno fabbricarle anche i ragazzini. Quando sparano tutto si ferma, le strade sono deserte anche se è sabato notte (quando di solito sono le feste ad andare avanti fino alle otto del mattino). Si sentono solo gli spari, che echeggiano in tutta la valle. Quando smettono, ricomincia il rumore del vociare dei bar, del rombare delle moto e degli autobus, dei fuochi d’artificio, diversi dagli spari e dalle bombe, e la vita riprende a ritmo di pagode e di funky.

Qualche mese fa il Governo ha tagliato i fondi dedicati al processo di “pacificazione”, e già  da allora ha cominciato a vedersi meno polizia in giro. Poi la polizia ha fatto sparire Amarildo, e c’è stata una svolta storica: il popolo di favela, per una volta, è riuscito a catturare l’attenzione dei media ripetendo una domanda: “cadê Amarildo?!” (dov’è Amarildo?!). Il caso ha avuto risonanza mondiale ed è uscita dalle mura che cingono la favela; il dialettale “cadê Amarildo?!” è stato sostituito dal più ortodosso “onde está o Amarildo?!” e da qualche “where is Amarildo!?“, e Amarildo ha preso ad essere il simbolo di tutti i desaparecidos e di tutte le vittime delle ingiustizie ad opera del potere violento e della polizia militare. Il processo che è seguito all’onda mediatica ha fatto emergere l’accaduto, che una radio di favela che emette su una frequenza che non esiste aveva già rivelato. Una decina di poliziotti sono ora sotto giudizio perché si presume abbiano torturato, ucciso Amarildo, e occultato il suo corpo. Nonostante questo, ancora la salma di Amarildo non si sa dove sia, e comunque ad oggi sarà già stata fatta sparire dai vermi e dagli insetti della foresta, e se un giorno qualcuno si deciderà a svelare dov’è Amarildo, tuttalpiù si troverà qualche frammento delle sue ossa. Comunque, uno degli effetti sul quotidiano della favela è che alla polizia è stato proibito di  fare giri di perlustrazione nei vicoli, e molti banditi che prima erano fuggiti verso le favelas di periferia, ora sono tornati qui a riconquistare il territorio che prima di essere stati cacciati avevano occupato per almeno vent’anni. Così è più facile imbattersi in ragazzi armati, se entri in certi vicoli, perlopiù quelli di Roupa Suja. Questa notte qualcuno di loro, non certamente qualcuno dei più furbi, ha deciso di sparare in aria, chissà perché, forse per far festa, o per esibirsi. Questa volta la polizia ha deciso di intervenire rispondendo al fuoco. Secondo quella radio di favela, pare che questo sia stato il meccanismo che, di domenica mattina, ha innescato le raffiche. Inoltre pare che si raggiri e si nasconda per i vicoli un bandito dissidente. Pare che qualche tempo prima fosse uno dei migliori, dell’esercito dei narcotrafficanti; pare che qualche tempo dopo, qualcosa – non so che cosa – sia andato storto, e il capo abbia cacciato dalla favela lui, la sua famiglia e un suo alleato. Pare che lui sia riuscito a fuggire con armi e munizioni, e che ora sia tornato con l’arsenale per vendicarsi del torto subito. Solo contro tutti: contro polizia e contro l’esercito del narcotraffico: un rambo di favela. Prima o poi, a meno che non riesca in un’impresa hollywoodiana, sarà catturato e raggiungerà Amarildo.

Questo sta succedendo in questi giorni al cospetto del lato oscuro dei Dois Irmãos, i due fratelli, le colline che contribuiscono a comporre una delle cartoline più famose del mondo: il lungomare di Ipanema visto da Arpoador, con la folla che di giorno si gode il sole tropicale e la spiaggia, e di notte partecipa a feste innaffiate di birra, whiskey e caipirinha, a ritmo di samba e di bossa nova. I due fratelli stanno in fondo, con le cime raddolcite e arrotondate, vicini tra loro come stretti in un abbraccio, e verso sera spezzano i raggi di sole arrossati dal tramonto perché questi si tuffino in mare, offrendo così un formidabile spettacolo che quotidianamente viene applaudito da una affollata platea di sabbia e di pareo colorati. Dall’altro lato, i due fratelli sono una coppia costituita da un gigante di roccia nera a strapiombo che culla e sovrasta  la favela Rocinha, ora accogliendola e offrendosi ad essa a supporto delle sue abitazioni, ora riversandole addosso fiumi di fango e minacciandola come se volesse accartocciarvisi sopra per ridurla in una massa di detriti di mattone rosso, cemento grigio, fili elettrici e sangue, e da un moncherino che sta appeso al possente collo del primo e da qui assiste impotente all’opera del fratello maggiore; e da questo lato si balla a ritmo di pagode e di funky. Sono i due volti dei due fratelli nati e cresciuti insieme ma in modo molto diverso; sono i due volti dei due fratelli che ora giocano, volano e ridono felici di vivere, ora si rabbuiano mentre guardano in faccia la morte.

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  1. […] da molti altri attori, cantanti e star. Pare che Justin Bieber abbia scelto la Rocinha, dove però nelle ultime notti si sono verificate delle sparatorie. Solo che la vita in Rocinha è tale che appena finiscono gli […]

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