un impiegato in favela

Mariana Hotel

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 28 novembre 2013 at 22:08

Nella travessa da liberdade c’è tutto quello che mi serve. È una strada molto lunga, quindi non fa niente che non posso andare oltre alla fine che sta di là, e nemmeno oltre a quella che sta di qua. La mia casa è molto grande, e quando fa caldo c’è pure una piscina e un tubo che io e Joni usiamo per spruzzarci, e ci bagniamo tanto come quando andiamo alla spiaggia. Joni mi fa ridere quando è tutto bagnato e si strizza gli occhi. Proprio l’altro giorno è arrivata un’altra sorella nuova. La mamma può  uscire dalla travessa da liberdade, infatti per tanto tempo è stata via, e io sono stata con la nonna e con tutti gli altri: ce ne sono tanti ma ci stiamo tutti. Quando alla mamma è cresciuta la pancia, è tornata da noi, e io e la mia sorella più grande, Nicolly, siamo uscite qualche volta dalla travessa da liberdade per andare in un’altra casa che sta sopra alla salita. A me però piace di più stare qua perché è tutto piatto e posso correre molto con Joni. Non mi piace correre sempre, e neanche ridere sempre. Quando sono a scuolina non rido molto, perché mi alambicco con gli esercizi. A scuolina rido se con i compagni facciamo gli scherzi e se facciamo il bagno sul terrazzo: quando facciamo il bagno c’è proprio da ridere. Non rido quando passa di qui uno grande, che deve essere un gringo perché parla peggio di Maria Antonia, che non sa proprio parlare perché è molto piccola, è più piccola di me. Il gringo mi guarda e mi parla: Marianina Marianina! Boh ma che cosa vuole, chi lo conosce. A me piace stare con la mamma, con la nonna, con Joni, con la tia della scuolina (pure la scuolina sta nella travessa da liberdade), con la mia sorella Nicoly, e con quella nuova non lo so, perché chi la conosce? È troppo nuova. Non mi piace stare con il gringo che parla “Marianina Marianina”. O meglio, non mi piaceva. Una volta ha preso sulla spalla Joni e l’ha fatto volare per un sacco di tempo, e Joni ha riso molto. Di solito Joni ride solo con me, quindi è stato bravo, il gringo. Allora adesso quando passa nella travessa da liberdade, corro senza guardarlo, e lo tocco appena sulla gamba o sulla mano, e guardo avanti e faccio finta  di niente, e lui non se ne accorge e a me viene da ridere tantissimo, allora corro ancora avanti, e lui si guarda attorno e non mi vede, e ci casca sempre! Que maluco! Oggi però mi ha acchiappata mentre correvo con Joni, e adesso ho capito com’è stare in alto come su un grattacielo! Mi hanno detto che dietro alla Pietra c’è una spiaggia molto lunga e che lì ci sono dei grattacieli più alti di quelli che si vedono da casa dove stiamo noi. Ho pensato di stare su uno di quei grattacieli e mi è venuta così tanto la meraviglia che ho riso tanto, e ho guardato Joni dall’alto, solo che lui ha corso verso la fine di là, e allora mi sono fatta scendere e gli sono corsa dietro.

Non lo so se quando arriva la sorella nuova voglio tornare in quell’altra casa lassù: c’è proprio tutto, qui nella travessa da liberdade, c’è la nonna, c’è Joni, c’è la scuolina, c’è il tubo per fare il bagno, e ora c’è pure il gringo.

Tchau, Mariana

N.d.A. Questa è la lettera che Marianina ha voluto indirizzare a noi altri che stiamo affacciati alla finestra. Mentre la leggevo e la riscrivevo, e mentre nella Rocinha sparavano, e sparavano molto, e i colpi d’arma da fuoco si alternavano ai fuochi d’artificio per la partita del Flamengo, e c’era chi esultava e chi sparava, e i vicini avevano piazzato la televisione sul balcone e si guardavano la partita e io, approfittando mio malgrado del loro apparecchio, ascoltavo da dietro la finestra il clamore dello stadio e i commenti gracchianti della vicina, e mi chiedevo come fosse possibile che uno sparo non si confondesse mai con l’esplosione dei fuochi d’artificio, e come facesse a volare via in meno di un istante, ho sognato che Marianina era libera di uscire dalla travessa da liberdade, che – non so se si è capito – non è una strada larga e lunga come ha scritto lei, ma un vicolo stretto e corto; pianeggiante, vero, ma, a dirla proprio tutta, credo che Marianina lo trovi molto lungo perché lei è piccola e ha ancora le gambe corte che devono crescere, così riesce a correre molto anche in spazi limitati. Dicevo, ho sognato che era libera di uscire e che, per una volta, come fanno in tanti, passeggiava sul lungomare di Ipanema, la famosa spiaggia alla quale si affacciano i Dois Irmãos, che è la collina a due cime che, dall’altro lato, sovrasta la Rocinha, e che Marianina chiama “la Pietra”; e ho sognato che, affascinata dall’altezza dei grattacieli e in modo particolare dai due che compongono l’hotel di super-lusso Marina, desiderasse vedere là in alto il suo nome, scritto sul cielo tropicale di Rio: dopo tutto sarebbe questione di una A. Ma Marianina ha sogni meno ambiziosi.

mariana hotel ipanema rio de janeiro #finestrasullafavela

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  1. […] e nemici; un augurio anche a quelli che si affacciano ad altre finestre, da questa finestra, e da Mariana e Joni, da Orulho e Andreina, da Matheus, dal Gaúcho, da João, da Lia, da C, da Wellington, e da […]

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