un impiegato in favela

Cartoline dalla favela Rocinha

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha, Storie di Pacificazione on 6 dicembre 2013 at 17:32

Quanti racconti anche stasera. Impossibile afferrarli tutti e tenerli saldi, e non si può sospenderli per un attimo, che sarebbe il tempo dell’attesa che la memoria torni.

Prima cartolina

La pioggia è forte, le strade si fanno fiumi, nel corso di una  serata a Ipanema, e il pensiero vola a dove i torrenti e i rigagnoli di fogna staranno sovrastando nervosi i loro eterei argini.

L’intensità dei pensieri, e in un attimo sei di ritorno in Rocinha, dove la pioggia se n’è andata lasciando memoria di sé in ogni angolo: stracci, pietre, coperchi, pezzi di legno divelti per le strade, per i vicoli e negli occhi di chi è rimasto.

Si sale alla rua Dioneia. Al Bob’s Bill otto soldati della Choque consumano un lanche con i fucili e le tute mimetiche a macchie nere e grigio scuro. Se ne vanno e arrivano i ragazzi, dico i ragazzi, i meninos, e si fanno lo spuntino notturno pure loro, come se, con lo stomaco vuoto, fossero rimasti ad aspettare dietro l’angolo, invisibili; come se fossero rimasti ad aspettare che i soldati si togliessero di mezzo dopo essersi arrampicati sulle loro enormi jeep corazzate: pausa cena per tutti.

I ragazzi se ne vanno e al Bob’s Bill giunge il flamenghista con la pancia enorme e il collo che sporge dal capo tondo e lucido, e un avventore del bar racconta di lui che era un bravissimo calciatore , e forse lo è ancora adesso, penso io. Arrivano i bimbi, Lucas e un altro che non conosco, circondano il flamenghista con scherzi che si lasciano ben volere: è la strategia per ottenere un guaraná, che ha successo. Sono le due di notte anche da questa parte del mondo caralho. Uno che si porta nel retro degli occhi le immagini di che cosa non hanno combinato qui quelli con le enormi jeep nere sussurra: se non fosse per i bimbi avrei imbracciato le armi anche io meu querido.

Seconda cartolina

Un altra sera, appoggiati al bancone di João.

–  Come fanno a comprarsi le macchine? – con lo sguardo rivolto alla strada, non avendo niente di meglio da chiedere.

– È gente del nord: lavorano e mettono da parte. Sono bravi. Non sono come i carioca o altri brasiliani che spendono tutto subito. I nordestini sono qui da tanti anni , e dopo anni di lavoro e di parsimonia possono decidere di comprarsi  un’auto, che usano anche per lavorare meglio.

Intanto, una truppa di otto Core in perlustrazione sfila davanti al bar. Uno di loro si ferma, lascia scivolare il fucile dietro alla schiena e ordina un lanche e una bibita. Tira fuori cinque reais per pagare e tutti trattengono sotto alla superficie degli occhi una nota di ironico stupore. Il simbolo che ha sulla divisa nera è lo stesso della BOPE: il teschio con le pistole e il pugnale incrociate a mo’ di pirata, ma tutto nero; i loro fucili sono diversi, sono più compatti di quelli della polizia pacificatrice e hanno  il mirino: sembrano più avanzati. A volte – qualcuno dice sotto la superficie degli occhi -, quando passano in favela, il conto non lo  pagano.

La gente prosegue la sua vita euforica del venerdì sera.

Terza cartolina

Si sale fino all’entrata della rua dois. I vicini sono affacciati al balcone. – Ha piovuto molto vero? –  Sì, ha piovuto stasera, molta acqua dappertutto, e in quella casa laggiù la fogna ha risalito le tubature, è sgorgata dai sanitari e ha allegato il pavimento, ha rovinato i mobili, e un po’ di vestiti sono da buttare via; i bimbi sono venuti a dormire da noi e a casa stanno pulendo e imbiancando. Poi hanno sparato molto questa sera, sono stati feriti un poliziotto e un abitante. Tu che cosa fai per l’anno nuovo? – Propongo la mia migliore risposta: – non lo so.

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