un impiegato in favela

Dentro o fuori?

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 9 dicembre 2013 at 19:35

Il Cristo e Rio dalla Rocinha e dalla #finestrasullafavela (foto di Claudio Ghisoni)

– Stai dentro o stai fuori, meu querido?

– A che cosa, mané?

– Alla Comunità, stai dentro o stai fuori?

– Alla favela intendi dire, mané? A minha Roça? A minha Rocinha? Ci sto dentro pra caralho, mané!! Caralho se ci sto dentro! Amo la Rocinha, amo la sua gente, io vivo al centro del suo cuore e ce l’ho qui, al centro del mio! Che domande, mané

– Grazie, meu querido. E lei, rispettabile signore, mi pare di intuire, da come osserva il mio amico favelado, che non è d’accordo. Lei conosce la Rocinha?

– Distinto signore, la ringrazio per avermi concesso la parola, perché è scandaloso quest’altro signore, ed è scandaloso ciò che dice. Vivo a Rio de Janeiro da 50 anni, e non me lo sono mai sognato di entrare in quel posto senza Dio. Perché mai dovrei?! È pericoloso, ed è gente che vive alle nostre spalle, conducendo una vita da animali. Poi non sente come parlano? Non se ne accorge, di che livello di gente si tratta, lei, distinto signore, che è straniero e che, certo, si vede!, ha studiato?

– Oi senhor, mi scusi. Mio padre mi ha portato qui dalla campagna che ero piccolo, qui la scuola non c’era a quei tempi, e se avessi potuto studiare, parlerei certo meglio di così, senhor.

– Sì certo: il problema è che non ce l’hai, la voglia di studiare, né tanto meno di lavorare, ma di  farti la cervejina sì, vero!?

– La cervejina, bem gelada, mi piace senhor, e quando posso faccio festa e vado di churrasco. Fazer o que?! Intanto però, con rispetto, senhor, casa sua gliel’ho  messa su io mattone dopo mattone, ed è mia moglie che accudisce i suoi figli, dovendo lasciare in strada i nostri, e meno male che in favela è tutta brava gente, e noi lo facciamo per vivere, e lo facciamo perché voi, sempre con rispetto, senhor, non siete capaci a cambiare una lampadina.

– Io, le lampadine? Ma che cosa c’entra?! Il problema è che l’ho chiamata mille volte, tua moglie, per lavorare, e ne ha sempre una, e una volta sta male, e l’altra c’ha la festa del figlio e l’altra ancora la festa dell’altro figlio e del nipote, e l’altra volta, addirittura, deve  andare in spiaggia che fa troppo caldo! Ma che vergogna, si vergogni! E pensare che la pagherei anche bene.

–  Senhor, la pagherei bene, senhor… mi scusi, noi ci vergogniamo, pra caralho, ma 20 reais per stare giorno e notte lontana da casa, con rispetto meu senhor, a sturarle il cesso, a prepararle la cena, a cambiare i pannolini dei suoi bambini che piangono e cagano di continuo, a dormire in un angolo di 1 metro quadro dove a lei è concesso di entrare passando dalla porta di  servizio, perché non volete che si faccia vedere dai vostri ospiti… noi prendiamo quello che ci dà, senhor, e ringraziamo, e ci vergogniamo pure, se è ciò che ordina seu senhor, ma di tanto in tanto ci viene il mal di pancia, meu prezado senhor, e restiamo a casa nostra a farcelo passare, pra caralho mané!

Il Cristo Redentore ci guarda, e sorveglia Rio de Janeiro, ed è la croce, il sacrificio dell’umanità che sovrasta il mondo  intero. Rio de Janeiro condensa il  mondo e tutte le sue contraddizioni, e per questo, in questa città, tutto vive accanto al suo opposto, e il confine è una  strada, un muro, una  scalinata. Stai dentro a quel confine, o fuori? Vivi da questo lato o da quell’altro? Oppure non ti importa, di quel confine, e sai vivere ovunque?

Questo dialogo di fantasia è dedicato a Dentro Rio de Janeiro, che sta dentro a tutta Rio de Janeiro, e non solo a una parte.

–  E tu, gringo, ehi mané! parlo a te, che fai le domande a me e al prezado senhor aqui, stai dentro o fuori, alla favela, a Rio? Da dove vieni? Dove stai di casa? Ovunque tu sia, stai dentro o fuori? Ti tuffi o te ne stai a margine, affacciato a quella finestra lassù, mané?!

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