un impiegato in favela

Aquiloni

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 6 gennaio 2014 at 13:19

Un raggio di luce rossa sbircia timida da dietro la imponente Pietra di Gávea come un bimbo che non è abituato a ricevere regali da dietro un angolo per scorgerli: curioso di scoprire come sono fatti, timido, per la paura di soffrire se non dovessero essere destinati a lui. Sbirciando da dietro la Pietra, il raggio di sole – il sole che sta calando verso la linea del mare – scorge un campo di aquiloni che danzano in cielo e lo tingono di bianco, viola, azzurro, giallo e verde, e sono fatti di materia di sogno, con i contorni sfumati dalla foschia rosa e arancione. I bimbi, pilotando gli aquiloni, agitano i tetti di favela con le guance rosse per la felicità, e toccano il cielo con le mani, che si estendono fin lassù lungo il filo di nylon. Il cielo azzurro, rosa, violaceo e blu, è tagliato da quel raggio rosso, che è attratto dai  bimbi e dagli aquiloni, e da questi si lascia corteggiare.

Sul terrazzo di João si svolge una festa, come in cima a tutte le altre case, ma la sua rimbomba a ritmo di rock, di musica nordestina, di birra, di cachaça, di ballate di Phil Collins e dei Dire Straits.

Sul tetto sopra al terrazzo di João, i ragazzi che giocano con l’aquilone sono attratti da uno degli avventori della festa: – gringo! -, e gli fanno il gesto della mitraglia, e, passando con le dita da un’estremità all’altra del collo, gli fanno capire che gli rimane poco da vivere. Il gringo risponde e rilancia passando le dita da una parte all’altra della pancia. Loro ridono e si nascondono dietro il muretto per uscire da un altro punto, e via ancora di mitraglia, e il gringo passa alle granate. I ragazzi, eccitati dall’invenzione, vanno avanti mettendo in rassegna tutte le armi che conoscono, fino a che non si stancano, saltano da un tetto all’altro e si presentano con nome e stretta di mano, ché chi non ha alta stima di se stesso e ha voglia di incontrare qualcuno dal quale è attratto, lo fa imitando chi crede sia meglio di lui.

Finisce la carne, scorrono fiumi di birra e qualche goccia di una cachaça davvero troppo forte; svanisce il raggio rosso, dietro la Pietra di Gávea  e in fondo al mare, cala la notte e continua la musica.

Luchino non si arrende, e dopo gli aquiloni vuole riaccendere la brace del churrasco, ma è troppo difficile. Meglio ballare, mostrando le sue invenzioni al gringo, per finire con un inchino.

Il gringo saluta e se ne va; Luchino lo insegue e non perde l’occasione: – mi dai un real? – lo sai che non ho soldi da dare – va bene … e un libro me lo dai? – certo che te lo do, Lucas, te lo presto, e quando hai finito di leggerlo, me lo dai indietro e te ne do un altro. – hai un libro per imparare a parlare in inglese? – sì certo, chiedimelo di nuovo domani. –

Anche Luchino, soddisfatto, se ne va a casa, mentre sogna di un libro tutto suo e di lui che parla l’inglese, come un gringo vero.

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