un impiegato in favela

Scalando e ridiscendendo

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha, Oltre la favela Rocinha, Vita da favelado: il nido d'aquila on 12 febbraio 2014 at 09:38

– Buongiorno!
– Buongiorno, mio caro, puoi prendere l’acqua, è là.
– Grazie, anche questa settimana vamos con la scalata.
– E già già… è molto faticoso su per quelle scale, não é? – mi  chiedeva il droghiere (anzi, il macellaio, perché, dalle parti della rua dois, i boccioni da venti litri d’acqua, li vende il macellaio) con un velo di affettuosa ironia che fino a qualche mese fa per me era impercettibile e alla quale invece adesso posso rispondere stando al gioco:
Fazer o que?!… Ecco a te i 7 reais per l’acqua…
– No, è 8… 8 reais.
– 8? È aumentato?
– Già, fazer o que?!
– Sono stato via qualche giorno, torno che è aumentato tutto: gli autobus, l’acqua, che altro? D’altra parte, è giusto che anche voi prendiate qualcosa in più se aumenta tutto.
– Sì, è vero, è vero. Però almeno l’acqua funziona, – mi rispondeva il saggio droghiere-macellaio di favela, – quello che deve fare lo fa: se la bevi ti disseta. Invece gli autobus tu li prendi e resti dove sei, anche da quando le tariffe sono aumentate a 3 reais, e noi che abbiamo i nostri impegni, in favela, oppure fuori nell’asfalto, dobbiamo partire due ore prima, e non dormiamo mai. – Come dargli torto, e pensare che l’estate scorsa ci sono state le manifestazioni di massa per impedire l’aumento delle tariffe dei mezzi pubblici, mentre adesso sono state imposte in silenzio, e in favela gli autobus si incastrano l’uno dentro l’altro, mentre una volta i più piccoli van, i furgoncini per il trasporto di persone agili e piccoli, adatti alle strade di favela, lasciavano libera la estrada da Gávea.
– D’altra parte, da qualche parte devi prenderli i soldi per costruire gli stadi di calcio! – si azzardava ad affermare in un insolito atteggiamento polemico, ridendo per sdrammatizzare, il droghiere-macellaio, prima di tornare a sedersi in attesa di un nuovo cliente o di altro, mentre una  squadra di cinque o sei militari imboccava  il beco di fronte nell’indifferenza generale, puntando i fucili in alto, verso la finestra di qualche vecchia, e un bimbo in havaianas e pantaloncini corti, facendo lo slalom tra un giubbotto anti-proiettile, una pistola, un fucile e una tuta mimetica, si precipitava giù per gli stessi gradini che la truppa di giovani soldati impauriti si apprestava a risalire,  ed io, con venti litri di acqua in spalla, mi preparavo ad affrontare la mia settimanale scalata verso il nido d’aquila.

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