un impiegato in favela

Nonostante tutto, felici

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 28 febbraio 2014 at 09:20

Favela Rocinha (foto di Merete Kinnerup)

Nonostante i fiumi e i rigagnoli di fogna a cielo aperto, i topi; nonostante le malattie, e la luce che salta, e l’acqua che manca, e le armi, e questo caldo che non ci lascia più, abbiamo il panorama più bello della città, e il rispetto degli uni per gli altri, e i bimbi che corrono, i vecchi che calano un cestino dal balcone per chiedere un gelato al bar di sotto; non vivremmo in un altro luogo per nulla al mondo, e siamo felici.

Fogne di Rocinha (da viva rocinha .com)

Il programma “Fantastico” della Globo, di domenica 24 febbraio, ha condotto un sondaggio che annuncia che il 94% degli abitanti di favela sono  felici.

Tratte dall’articolo, ecco una successione di voci di  favela, di risposte di  abitanti di  favela alle domande del programma televisivo:

– Che c’è di bello a vivere in favela? Preferisco essere ricco tra i poveri che povero tra i ricchi.

– Se piovessero soldi? No, io non esco. Per andare dove? Un milione? Io lavoro e li tiro su.

– Perché i giovani non vogliono uscire dalla favela? Io dico che Paraisópolis è una Las Vegas. Davvero. Tu vieni qui,  puoi andartene alle 3 del mattino e c’è ancora un sacco di gente in strada. Non dorme, non si ferma, non accetta di essere commiserata. “Ah, abita in favela la persona povera. No. Io  non mi sento così.”

Diego e Júnior abitano a Paraisópolis; São Paulo. Fernandes e Adriano, nella Rocinha, Rio de Janeiro; ma potrebbero abitare a Buraco Quente, del morro di Santa Teresa, a Porto Alegre, dove abita Francesco…

– Tutto quello che ho, tutto quello che  sono riuscito a fare in questo morro, io lo devo a Buraco Quente.

…all’Alto Zé do Pinho, a Casa Amarela, Recife, dove vivono Keyla e Marcone.

– Non ho mai avuto una bicicletta nella mia vita. Ho desiderato una bicicletta che avevo più di 20  anni. Me la sono comprata da me. Per mia figlia sarà completamente diverso. Lo è già. Di questo sono felice.

L’articolo continua parlando di classe media: molti abitanti di favela intervistati si sentono appartenere sempre più a questa che alla fascia più povera, riporta il reportage. Vero; ma l’articolo omette che la sensazione non sarebbe la stessa se queste persone andassero ad abitare fuori dalla favela: qui il costo della vita è più basso, anche a causa della carenza di  servizi base e dell’isolamento.

– Pensaci bene: sono a casa, non spendo molto, sono più al sicuro qui che fuori. Perché uscire dalla favela? Mi vedo con gli amici per giocare con i videogiochi o andare a ballare. Dopo, intorno a mezza notte, si va in strada, a Paraisópolis, dove c’è di tutto.

– Divertirsi è stare con le persone, con gli altri, è conoscersi, è condividere cose belle, è il coltivare l’amicizia, è stare insieme a tutti gli amici di una vita.

Ho visto un negretto, il suo quaderno era un fucile

“Quello che  interrompe le feste e gli incontri, a volte, è la tensione generata dalla violenza, come nel caso della sparatoria dell’alba di  domenica 16 in Rocinha”, commenta l’articolo. Dopo queste sparatorie, in Rocinha sono state vietate le feste di musica funky e pagode.

– La Rocinha è, e sarà sempre, l’unione di tante diversità. Senza funky e senza pagode, nessuna festa potrà riuscire. Non si può fare un evento in Rocinha, senza questa musica che porta la voce del mix di culture.

– Se finisci lo zucchero, se finisci il caffè, vai in veranda e gridi al vicino: “mi dai un po’ di  questo, mi dai un po’ di quello?” A volte entri in un litigio tra i tuoi vicini e  riesci a far fare pace, questo non capita in un condominio ordinario. Questa intimità, il valore dello stare insieme, il pensiero di uno per l’altro, lo trovi solo in Comunità.

– È la semplicità che ti fa felice.

– La felicità è della gente. Sta nella gente, nella famiglia. Per questo la gente povera sa vivere; penso che qui sia più felice.

Baracca di Rocinha (foto di mauro villone)

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  1. […] chiamate questo “felicità”? Noi caso mai lo chiamiamo capacità di adattarsi alla sofferenza. A questa gente rimane solo […]

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