un impiegato in favela

Il Carnevale di Rocinha, prima parte: l’entrata

In Carnevale, Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 1 marzo 2014 at 19:14

Seguo il Carnevale da quando ero bambina, cioè adesso da quanto tempo? Che ridere, non me lo ricordo neanche più, quanti anni sono passati. Quando ero bambina non potevamo andare al sambodromo, perché la Rocinha non esisteva ufficialmente; poi ha cominciato ad esistere un po’ di più ed è stata fondata la nostra academia; poi sono venuti gli anni che era pericoloso andarci perché lungo la strada potevamo essere intercettati dai rivali della banda che comandava da noi, e questi potevano decidere  di assaltarci, anche se noi non c’entravamo niente. Comunque sfilo da quando la mia Rocinha partecipa al Carnevale.

La Rocinha è quasi sempre stata in seconda divisione. Solo quell’anno maledetto della carneficina che la BOPE ha eseguito mentre noi eravamo a sfilare, all’alba del sabato, della prima giornata dal Carnevale, ci hanno passati in prima divisione. Ma questo per noi non ha nessuna importanza. Ci sono gli anni migliori e gli anni peggiori. Una volta il carro si  è incastrato sotto al passaggio pedonale prima ancora di accedere alla Marquês de Sapucaí, e tutta la sfilata è stata  rovinata. Quante lacrime. Un anno non sono arrivati in tempo i costumi delle ballerine, e un altro anno ancora siamo stati  esclusi noi della vecchia guardia, perché siamo arrivati  in ritardo e non avevamo più tempo per sistemarci. Ma tutto questo è passato, e ogni anno è una storia diversa, ed ogni volta si rinnova la stessa passione. Noi qui siamo come gli altri, sambiamo come gli altri; come gli altri ci prepariamo alla sfilata nel vialone che incrocia il sambodromo, lo stesso dove si preparano Beijaflor e Salgueiro e le altre scuole famose. Quando facciamo il nostro ingresso, cantiamo e balliamo il nostro inno alla vita, come gli altri.

Quest’anno il tema è “tirando ondas“, cavalcando le onde, quelle del mare, e balleremo tutti in una danza di onde, a ritmo del mare. Abbiamo una  buona regina di batteria, e abbiamo bisogno di cantare, con tutti quegli spari e tutto il resto che capita da noi. Ce ne sono stati anche il giorno della nostra sfilata, di  spari, e i nostri  bimbi devono crescere così, ma non importa.

La preparazione è stata dura quest’anno: ci hanno consegnato le fantasie all’ultimo momento, ma alla fine ce l’hanno fatta, lavorando tutta la notte del giovedì. Come se non bastasse, uno dei carri, a pochi minuti dalla partenza, non era ancora finito. Ma noi della vecchia guardia ce la siamo vista brutta soprattutto quando l’autista ha sbagliato strada, e abbiamo rischiato di arrivare tardi un’altra volta. Sì perché quest’anno, come l’anno scorso, hanno deciso di cominciare le sfilate il venerdì sera. A me piaceva di più quando potevamo vedere la celebrazione inaugurale del sabato mattina, ed entrare dopo, come tutti gli altri. Di venerdì sera gli spalti non sono pieni, e le strade sono bloccate, tutta la città è bloccata, e per di più l’autista si è sbagliato e siamo finiti in una strada piena di autobus fermi. Alle nove di sera avremmo dovuto trovarci già al sambodromo, e invece eravamo fermi in mezzo a una strada, circondati di mezzi pesanti, a inalare i gas di scarico e a sudare. Alcuni dei compagni di  viaggio si sono molto arrabbiati con l’autista, mentre noi della vecchia guardia… che fare se non scuotere la testa!? Pensa se dopo tanto lavoro, le prove, e la spesa per la fantasia, non fossimo arrivati. Poi non è colpa dell’autista se le strade si bloccano. Comunque, alcuni dei nostri compagni sono scesi e hanno proseguito a piedi in mezzo a quel traffico folle, e hanno attraversato le strade a percorrenza veloce, e sono passati dall’antica stazione dei treni, e sotto il ponte di ferro, e in mezzo al parco dove ci sono pure  i vagabondi, ma noi della Rocinha sappiamo come metterci al sicuro, e così ce l’hanno fatta. Noi della vecchia guardia siamo rimasti su, che vuoi fare!? Non ce l’avremmo fatta a camminare così tanto. Alla fine, per fortuna, tutti i carri erano in ritardo, e siamo arrivati  in tempo anche noi, che sospiro di sollievo, e che gioia. Anche perché quest’anno abbiamo una fantasia molto bella, con una bella giacca giallo oro, e le gonne giallo oro e le scarpe verdi molto eleganti (gli uomini le scarpe e i pantaloni azzurri), e i cerchietti con le piume verdi. Io mi sono  fatta anche le unghie con il verde smeraldo che fa da sfondo a un brillare di piccole gocce giallo-oro, stelle in una notte viva e colorata, una notte brasiliana.

Ce l’abbiamo fatta. Noi eravamo già pronti con le nostre fantasie, e non ci è rimasto che aspettare che gli altri si preparassero, e che i carri fossero completati a puntino. Abbiamo formato la fila: un settore per ciascuna fantasia; è partita la musica, si sono aperte le cancellate, siamo passati sotto a quel ponte maledetto che un anno ci ha bloccati, ma quest’anno è andata bene, e ci siamo affacciati al sambodromo; che emozione, che vita.

Il lato B del Carnevale, quello di favela, la favela Rocinha, visto e vissuto dalla #finestrasullafavela, continua…

A questo link tutti i racconti del Carnevale di  favela.

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  1. […] ti ho già raccontato l’altro giorno, quest’anno abbiamo sfilato il venerdì sera, e abbiamo rischiato di arrivare tardi a causa del […]

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