un impiegato in favela

Il Carnevale di Rocinha, seconda parte: dentro alla vita

In Carnevale, Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 6 marzo 2014 at 08:18

Mi chiamo Altina, ho 72 anni, sono una di quelle famose ballerine brasiliane, e anche quest’anno, come ormai da chissà quanto tempo, ho sfilato al Carnevale di Rio, lo spettacolo più bello del mondo, tutta vita ?!

Quando eravamo giovani noi, non c’era tutto questo, e ci bastava ballare – e si ballava tutto l’anno, per i vicoli di Rocinha -, e ci bastava vedere la sfilata alla televisione. Poi la Rocinha ha avviato la scuola di samba… che bello. Ci impegniamo molto tutto l’anno, compriamo la nostra fantasia con i soldi che abbiamo da parte e andiamo là in autobus e, per una volta, ci siamo anche noi, con tutti gli altri. Non siamo tra le squadre più forti ma non importa: la passione è la stessa.

Come ti ho già raccontato l’altro giorno, quest’anno abbiamo sfilato il venerdì sera, e abbiamo rischiato di arrivare tardi a causa del traffico bloccato. Alla fine ce l’abbiamo fatta però. Che meraviglia, che passione, che vita.

Nel sambodromo tutta la gente, di Rocinha e dell’asfalto, ci guardava, ci applaudiva e cantava con noi la musica della nostra Rocinha. Per una volta i riflettori erano puntati su di noi, ed  bello anche per i nostri giovani: sono felici mentre ballano e cantano di sogni, di sogni di bimbo; meglio così che finire lassù tra i meninos, ? I riflettori, che alti che sono, e che potenti. Chissà come sarebbe la Rocinha se potessimo avere anche noi lampioni così luminosi per le nostre case e per i nostri vicoli. Per una volta sotto questi riflettori alti ci  siamo passati noi, e c’era anche le telecamere a riprenderci e ad intervistare la nostra regina di batteria, e per una volta in televisione si è parlato di noi come artisti invece che come narcotrafficanti o buoni a nulla. Là in fondo, alla Marquês de Sapucaí, il doppio arco, enorme, che assomiglia a quello della passarela di Rocinha, e per questo ci sentiamo un po’ più a casa, mentre la Rocinha già ci manca; e questa è una fortuna tutta nostra. Non so come la giuria ci abbia giudicato: a me non interessa; ma la folla ai margini del viale, sulle gradinate, nei camarote, che non erano gremiti come nelle giornate che  sono seguite, applaudiva ed era felice.

Quest’anno i carri riprendevano le forme dei grattacieli dei nostri vicini di  casa di  Barra, con cui abbiamo sfilato, e poi aironi che ci sovrastano, e la farfalla, simbolo della nostra Comunità, che, come dice la canzone, volando ci  unisce a Barra e al resto del mondo, nei nostri sogni. Non erano grandi e belli come quelli di Salgueiro e Mangueira e Beijaflor, che visti alla televisione riempiono lo schermo intero di colori, ma a me piacevano, ecco. Poi che orgoglio veder passare là in mezzo a quel mondo di sorrisi, di  colori e di musica, l’ultimo carro con la scritta: “R O C I N H A”, enorme. Per una volta non siamo passati inosservati. Le nostre fantasie, che hanno ballato bene, molto ben coordinate, ciascuna in ordine nella sua sezione (non so se la giuria la penserà allo stesso modo, ma io la penso così), erano onde azzurre cavalcate da surf, alghe marine dell’Oceano, verdi e fluttuanti, e c’era anche uno schieramento di poliziotti: ma dietro le divise c’eravamo noi abitanti di Rocinha, così erano poliziotti buoni, che non sparavano; mentre, nel frattempo, la preoccupazione che in Rocinha sparassero c’era, perché l’avevano fatto, il pomeriggio stesso del venerdì, i poliziotti veri e i banditi veri. Poi è capitato anche la notte tra il lunedì e il martedì, all’apice del Carnevale: c’è stata una rissa in una festa tra due malucos,  la polizia è intervenuta e ha ordinato che fosse interrotta la festa, la festa di Carnevale, allora alcuni abitanti hanno acceso i fuochi davanti al tunnel, per bloccare il traffico, per protesta, perché possibile che tutta la città è in festa e noi dobbiamo interrompere la nostra? I banditi hanno approfittato della situazione e hanno attaccato, ci  sono stati  molti spari, tanti, e quelli che tornavano dal Carnevale si vedevano i militare che gli puntavano i fucili addosso, e dovevano alzare la maglietta per far vedere che non avevano armi. Ma quali armi? Erano fantasiati, erano andati al Carnevale. Che  paura che mi fanno quei boati, ma questa settimana è Carnevale, e venerdì notte per 35 minuti abbiamo eseguito il nostro contrattacco sereno, danzando come tutti gli altri e insieme agli altri, anche noi, il nostro inno alla vita.

NdA Nella notte di mercoledì è stato annunciato che la Rocinha è stata bocciata dalla giuria,  passando così in serie B. Niente sambodromo, l’anno prossimo. Si sfilerà in un luogo meno importante, dove i riflettori sono meno potenti e la folla meno gremita. Pure questo ci  hanno tolto, ma non fa niente, la passione sarà la stessa.

La preparazione, dietro al sambodromo

Borboleta voa

La preparazione delle fantasie, ancora dietro alle quinte

Il sambodromo, opera architettonica di Niemeyer

Le fantasie e gli spalti semi-vuoti del settore 13, del venerdì sera

Marco vestita da onde, con la cresta bionda

Julio vestito da onde, con la cresta nera

Contrattacco sereno 2014

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