un impiegato in favela

La Finestra fa notizia

In Finestra sulla favela Rocinha, Oltre la favela Rocinha on 13 marzo 2014 at 04:00

La Finestra sulla favela è stata ripresa  da Jornal do Brasil, importante quanto storico quotidiano nazionale brasiliano (*): ha fatto notizia che l’omicidio subito dalla giovane Gleice di  Rocinha sia stato ripresa da un sito italiano (ecco l’articolo di Jornal do  Brasil, ecco il racconto della Finestra).

La Finestra è stata aperta sulla favela Rocinha quasi  due anni fa, in contemporanea all’inizio della mia esperienza professionale e di vita nel cuore della favela Rocinha, con la Onlus Il Sorriso dei miei Bimbi. Decisi di aprire il  blog perché amo scrivere, perché molti amici  e conoscenti mi chiesero di tenerli aggiornati sul prosieguo di tale esperienza, e perché le favelas sono luoghi di grande emarginazione, ghetti dell’era contemporanea,  e spesso quanto succede entro i confini di  una favela, anche di tragico, anche di violazione dei diritti umani, come di quanto di formidabile compone il quadro di questa straordinaria umanità, non esce e non può uscire al di fuori: le notizie sono spesso trasmesse in esclusiva dalle onde a cortissimo raggio di una radio che non esiste, di radio favela, passando di gesto in gesto e di sguardo in sguardo da un abitante all’altro della Comunità. Per questo, intendevo – come continuo a intendere – il sito anche come strumento di lotta all’emarginazione. Da allora, la Finestra sulla favela ha ricevuto più di 18.000 visite: per più di 18.000 volte qualcuno si è affacciato alla Finestra; per più di 18.000 volte la favela ha sorvolato i muri che la isolano per viaggiare in più di 60 Paesi del mondo. Ieri (12 marzo), la Finestra è stata aperta anche da un’importante testata brasiliana, e quindi da molti dei suoi lettori, brasiliani e del resto del mondo.

Non gliene voglio al quotidiano, che a suo tempo aveva immediatamente diffuso il fatto di cronaca, peraltro meritevolmente riportando un commento di un abitante di Rocinha; ma c’è un retrogusto amaro nel constatare che faccia notizia che un sito italiano riprenda un evento così tragico avvenuto in una favela brasiliana. Se è vero che fanno notizia gli eventi che hanno qualcosa di straordinario, non dovrebbe forse essere normale che un evento di tale tragica portata commuova anche al di fuori dei confini di una favela o dei confini nazionali? Invece, un importante quotidiano rileva la straordinarietà della condivisione, della condivisione di un’emozione,  o crede che i suoi lettori la riterranno straordinaria, e, così facendo, indirettamente, segnala quanto sia comune l’isolamento.

Ma l’isolamento di una favela è quello di qualsiasi porzione di umanità stretta entro confini che evaporerebbero in un mondo privo di pregiudizi, in un  mondo che fosse davvero aperto alla conoscenza profonda di una cultura e di un popolo diversi. Per questa ragione, l’abbraccio della Finestra oggi vola oltre alla estrada Lagoa-Barra, che separa la favela Rocinha dal quartiere di São Conrado,  oltre quell’altro confine invisibile che separa la favela Rocinha da Gávea, oltre a tutte le scalinate, ai binari, ai grovigli di filo spinato, ai muri di cemento che delimitino una qualsiasi favela, uno slum indiano, una baraccopoli africana, un campo nomadi o una periferia europea dal resto della città;  vola oltre ai confini tracciati dalla Storia e dai poteri che separano il Brasile dall’Italia, il Sud America dal Nord America, l’Ucraina dall’Europa e dalla Russia, il Tibet dalla Cina, i Territori Palestinesi Occupati da Israele, e qualsiasi popolo da un altro. La Finestra apre le sue ante e le sbatte come se fossero ali per sorvolare tutti i muri e tutti i confini che separano componenti diverse – magari anche molto diverse tra loro – di un’unica grande umanità.

(*) da Wikipedia: Il Jornal do Brasil, fondato nel 1891 da Rodolfo Epifânio de Sousa Dantas, personaggio legato ad ambienti filo-imperiali; il giornale è dunque tra i più antichi quotidiani del Brasile. I primi proprietari del Jornal do Brasil furono i conti Pereira Carneiro. Giornale conservatore per quasi un decennio, negli anni cinquanta assunse le caratteristiche di un quotidiano politico di centro sinistra. Nel 1960 un colpo di stato impone la chiusura di tutti i giornali di orientamento di sinistra, tra cui anche il Jornal do Brasil. Il quel periodo il JB scriveva le sue pagine di opposizione al regime attraverso le pagine di giornali europei, come El Pais, Le Figaro, The Guardian e l’Unità. Il 31 agosto 2010, il Jornal ha chiuso l’edizione cartacea, proseguendo la pubblicazione solo come giornale online.

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  1. Ti è successa una cosa importante amico mio. E’ successo che le tue parole hanno valicato un muro molto grande. Ed è bello perché vuol dire che a leggerti non ci sono solo le persone che conosci o che conoscono persone che ti conoscono. Credo sia una sensazione che dà piacere, perché in fondo se ci si prende la briga di raccontare le storie che si vedono e si vivono è anche perché si vuole che queste vengano lette.
    Certo, è un po’ surreale il richiamo giornale-blog-giornale. E si rischia l’echo chamber effect, chi sa continua a parlare con chi sa. Ma la resistenza all’ordinario, alla banalità del male, al silenzio, certi giorni è più forte di qualunque muro.

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  2. Amica mia, una finestra è una finestra, ma quell’accadimento è stato doloroso. Detto questo e senza aggiungere altro, la vedo come te: la finestra sta facendo il suo dovere, e di averla aperta sono felice, e questa sera, così, dato che fuori c’è una splendida notte stellata, e la favela romba e scalpita, perché sente che il fine settimana si sta avvicinando (anche qui, il fine settimana regala leggerezza), voglio eccezionalmente concedermi anche una puntina di orgoglio; e può essere che oltre alla finestra, questa sera, mi vada di aprire anche la porta e di uscire a fare un brindisi giù al baretto della rua dois.

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