un impiegato in favela

Internet in favela

In Finestra sulla favela Rocinha, Vita da favelado: il nido d'aquila on 18 marzo 2014 at 03:30

Ovvero, seu Luciano vs. il gringo.

Strapiombi edificati di favela (foto di Claudio Ghisoni)

– Buonasera qui è la Claro, servizi di telefonia e Internet, come possiamo aiutarla?
– Buonasera, volevo chiedere quanto viene il vostro servizio di Internet banda larga.
– Pochissimo, solo 68 reais al mese con max 3 GB e puoi scaricare quello che vuoi!
– Be’ insomma, un po’ caro, comunque… voi portate la linea? Perché casa mia non ce l’ha…
– Nessun problema, gliela portiamo in 24 ore max, qual è il suo indirizzo?
– Dunque, dopo l’entrata della rua dois, sali un po’, e c’è una scalinata molto ripida. La percorri fino in fondo, occhio, stai attento a dove metti i piedi,  che non c’è un gradino uguale all’altro, e lì ci sono io.
– Scusi? Non ha un indirizzo?
– No, comunque può chiedere, la porteranno da me, basta che chieda del gringo che abita dalle parti della rua dois; e dove abito è conosciuto come “nido d’aquila”.
– Scusa ma dove abiti?
– A Rio de Janeiro, Comunità di Rocinha.
– Ah, no mi dispiace, ma non portiamo il servizio in favela TU TU TU…

Stesso risultato con la Oi, con la Vodafone, con la TIM e con qualsiasi altro operatore. Non portano il cavo di banda larga in favela. Come biasimarli? Gli intrecci di cavi attorno ai pali: del telefono, dell’energia elettrica, della TV, e anche di Internet; i pali sopra a rocce a strapiombo e a scalinate ripide, che si piegano alla pioggia e agganciano gli autobus, troppo alti per l’unico viale dove transitano, la estrada da Gávea. Infine, sarebbe troppo complicata, la manutenzione, per gli operatori ordinari. Ma allora com’è che molti dei giovani che conosco vanno su facebook e usano internet? E sui progetti? Come facciamo ad avere Internet? Come e da chi hanno ottenuto il servizio?

Non resta che affacciarsi alla finestra:
– Oi Seu Moacir!
– Oi Marcos!
– Senta, ma lei c’è l’ha Internet?
– Io, che cosa vuoi che utilizzi Internet… mio nipote sì.
– Ma dove se l’è procurato, chi gliel’ha procurato il cavo?
– Chi?
– Il cavo! Chi gliel’ha attaccato il cavo, quello vede? Quello lì che viene su da quel palo in fondo e poi, vede, passa da quel buco che ha nella parete… lì di fianco alla finestra, deve essere quello, chi gliel’ha portato in casa quel cavo?
– Ah, il filo di Internet! Seu Luciano!
– E chi è seu Luciano? Dove sta?
– In quel negozietto all’angolo, laggiù vedi?
– Ed è un servizio buono?
– Non lo so, devo chiedere a mio nipote… Bismarck! Bismarck!
– Seu Moacir, non fa niente, vado io di sotto a informarmi… Ma suo nipote si chiama Bismarck come il generale dell’esercito austro-ungarico?
– Come? Chi?
– Niente seu Moacir. La ringrazio per l’informazione, buonasera!
Valeu, gringão!

Fu così che Seu Luciano per 40 reais al mese e una banda di 1 GB, piazzò una scala a pioli in bilico tra uno scalino e una parete di roccia, si arrampicò su un palo di legno al quale erano attorcigliati altri centinaia di cavi a formare un intreccio che pare un gomitolo ricomposto con impazienza, e individuò il ripetitore di banda larga. Intanto, mentre seu Luciano stava sospeso tra il cielo e una parete di  mattonato rosso, cominciò a piovere. Ma lui non si arrese. Mi invitò a ripararmi, mentre la pioggia si faceva più fitta, perché io sono il cliente e non devo bagnarmi. Rimasi a guardarlo mentre configurava il ripetitore, pronto a intervenire se la  scala avesse dato segni  di cedimento: sarà che devo ammazzare uno per andare su facebook. Ma seu Luciano andava avanti, e la scala non cedeva: attaccava un cavo di rete, scendeva dalla scala, la spostava sulla scalinata ripida cercando altre posizioni precarie, lanciava il cavo in aria a mo’ di amo da pesca perché si agganciasse a un altro palo, a una colonna sospesa in aria o a un qualche tubo di scarico che usciva da qualche altra abitazione lungo la scalinata, fino ad avvicinarsi sempre più a casa mia e ad individuare una fessura sulla superficie di una parete del nido d’aquila; allora entrò nella saletta-cucina, e sviluppò il cavo fino alla camera da letto-studio, calcolando la lunghezza esatta per arrivare con il roteador (il router) fino al comodino, per poi tagliare il cavo all’estremità sbagliata, non si sa come, ma facendo in modo che il filo entrasse in casa di una decina di centimetri e restando con cinque metri di inutile cavo di rete in mano. Incredibile, magico, perché sono stato testimone anche io di  tutto il lavorio, e sembrava proprio anche a me che l’estremità da tagliare fosse proprio quella, invece no, era l’altra. Peccato  perché la dedizione di seu Luciano andava premiata, ma fazer o que?! Pazienza, tanto il servizio è wireless, e il roteador può restare penzolante alla parete. Funzionerà lo stesso.

E funziona sì! Vivo in favela ma ho internet e ora posso passare le serate su facebook come se fossi a casa! Non sempre, però. Certo, il servizio non è affatto male, ma come può capitare che si rompa un tubo a monte e si resti tre giorni senz’acqua, e che si incendi un palo e si passino le notti al buio, per motivi analoghi potrà capitare di restare senza internet. Allora nessun problema, perché basta telefonare a seu Luciano, che passa le giornate subindo e descendo, scalando e ridiscendendo, con il caldissimo e con il caldo (freddo freddo, qui, non fa mai), per ripristinare internet al popolo di favela e ai gringos.

– Oi seu Luciano, internet non funziona, lo sa?
Ta bom, Marcos, sem problemas, c’è stato un calo di energia, ma ci stiamo lavorando.
– Ok, resto in attesa, grazie!

– Oi seu Luciano, vede, non riesco a connettermi!
Ta bom, Marcos, abbiamo subito un attacco hacker, devo ri-configurare il roteador… puoi scendere qui da me?
Sem problemas, ora scendo.

– Oi seu Luciano, è venerdì sera, mi lascerà mica senza internet tutto il fine settimana?
Ta bom, Marcos, Hanno sparato al generatore della luce… sai quella sparatoria forte di ieri sera, lo fanno per agevolare la fuga, sai no? E hanno beccato il ripetitore… abbiamo già una squadra che ci sta lavorando!
– Sì, seu Luciano, seu Lucianone, ma non è che tutte le volte che sparano io posso stare due giorni senza internet, perdonami, io ci lavoro con internet!
– Hai ragione, ci stiamo lavorando.
– Ma domani torna?
– Non posso garantirlo. Perché non vai al mare?
Ta bom, seu Luciano, vado al mare.

Un profondo ringraziamento a seu Luciano: anche grazie a lui e alle sue scalate, si può aprire la #finestrasullafavela.

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