un impiegato in favela

Garagem das Letras contro la noia

In Finestra sulla favela Rocinha, Garagem das Letras on 12 aprile 2014 at 16:44

Garagem das Letras - favela Rocinha - Il Sorriso dei miei Bimbi Onlus #finestrasullafavela

Gringo, tu non puoi saperlo, ma una volta era così tutte le sere, come il venerdì sera, e anche molto meglio di così: c’erano feste dietro a ogni angolo, e la favela… non so come dire…

– Trasudava di vita e di musica funky?

– Sì, gringão bello, bravo! Proprio così! Si faceva festa tutte le sere, a botte di funky proibiti, baile funky, birra e cocaina, e non si tornava prima dell’alba.

Valeu! – “più o meno come a Milano”, pensavo  tra me e me, mentre mi mancava il coraggio di rivelare al mio amico che però queste feste sono davvero divertenti solo se una volta ogni tanto, ma se non c’è nient’altro da fare è una gran noia: ti  siedi e assisti a dialoghi surreali e logorroici dell’ubriaco di turno, e qualche volta è interessante, perché escono fuori nuove storie, storie di  umanità estrema, ma, quando sei stanco anche tu, non è facile starci dietro, e allora ti eclissi, e siccome tu sei uno degli ubriachi logorroici, ciascuno di  loro fa lo stesso con te, e ciascuno si ritrova da solo in mezzo a una moltitudine di abbandonati. – E tu stasera che fai, meu querido? – mi è venuto da chiedergli, tra queste riflessioni.

Tranquilidade, vado al bar a bere una birra con gli amici, e guardo la partita del Mengo. E tu?

– Non lo so, volevo andare al cinema.

– Qui non ci sono cinema.

– Lo  so, ma ci sono a Gávea, e a Botafogo.

Gringo, il cinema? Dev’essere bello, non ci sono mai andato. Comunque ho passato due ore nel traffico, tornando da lavoro, e sai che voglia rimettermici… meglio il bar sotto casa.

– Ci metti un’ora come minimo, è vero, meu querido; ma poi ne passi altre due, in viaggio: questa volta navigando in mezzo alla giungla, lungo un selvaggio fiume sudamericano insieme all’amore della tua vita, avvolto da questa stessa foschia che ci avvolge adesso; oppure, avvolto da un’altra nebbia, a Parigi, nel mezzo dei banlieue, nei quartieri di periferia che qualche volta assomigliano alla favela, oppure in Armenia, a conoscere la vita di un poeta antico dell’estremo oriente. E se non hai voglia di  prendere l’autobus, perché non un libro? E allora, standotene  a letto, potrai andare a Mosca con Napoleone, in mezzo alle risaie piemontesi, non lontano dalla Valchiusella, a seguire le vicende di una coraggiosa famiglia contadina, e poi potrai volare a Macondo a conoscere di persona il colonnello Aureliano Buendía, e tornare in Europa a dare una mano a Jean Valjean e ad abbracciare gli orfanelli  di Londra, oppure potrai arruolarti nei Paesi Baschi e combattere insieme agli anarchici e agli zingari contro un dittatore spietato, Francisco Franco.

– Davvero? Ma qui non ci sono cinema e non ci sono librerie, se non degli  evangelici, e qualche volta ci vado, ma mi parlano sempre di vizi; e poi a me piace stare in compagnia, non mi va di  stare a letto, e poi non sono sicuro che riuscirei a leggere un libro.

– Una libreria c’è, al camelodromo, e c’è la biblioteca, che però ti fa paura, ? Ma hai ragione, meu querido… sai… è che qualche volta mi capita, come stasera, di farmi  la doccia dopo una giornata di lavoro, scendere in strada e trovarmi immobilizzato per non sapere dove andare a fare cosa, non avendo voglia di ripetere sempre la stessa evasione: andare all’osteria a mangiare e bere…

E mentre mi confessavo, in una zona della favela in alto a destra rispetto a noi che chiacchieravamo al bar della rua dois, in mezzo al quartiere che viene chiamato Vila Verde, vedemmo partire un fulmine orizzontale blu e viola, la scia di una cometa che atterrava in mezzo alle casette della Rocinha, e poi un’esplosione e il buio. Nero sul dorso della collina. Un prolungato coro lamentoso echeggiò nella valle, e poi il silenzio.

Restammo qualche secondo immobili e il cielo si accese, e la collina, gradualmente, rispose con una costellazione di fioche luci gialle e arancioni.

– Uuuh, guarda gringo, quante stelle in cielo! Doveva esserci tutto questo buio per poterle vedere, e guarda la collina, come si accende di lampade a olio e di candele. Doveva essere così, qualche tempo fa. Mio padre, quelle volte che era sobrio, mi raccontava di quando nella favela bisognava andare a prendere l’acqua con i secchi fin laggiù dove adesso c’è São Conrado, e di quando l’elettricità non c’era, e di quando il sole tramontava ed era proprio così come adesso: tutti i vicoli erano bui e non solo alcuni, ma di quel buio che pare che appoggi i piedi nel nulla, e non c’era la televisione, e ci si ritrovava come adesso, al centro di un alone di luce fioca arancione, a giocare a carte e a bere cachaça, e le rughe sul viso dei vecchi erano voragini. Sai, gringo, hai ragione, adesso ho capito: il problema più grave della favela, non è il narcotraffico di cui si parla in televisione, non è neanche la fogna da  guadare: è la noia. Potremo mai andare in quei luoghi che dicevi prima, potremo mai conoscere quelle storie? È questo che state facendo in quel garage?

– Sì, meu querido, proprio così, è questo che stiamo facendo, e quelle storie non solo potrai conoscerle, ma potrai viverle, e potrai raccontare le tue.

In quel  momento la luce tornò, e poi si spense tutto di  nuovo, ma questa è un’altra storia.

Garagem das Letras - favela Rocinha - Il Sorriso dei miei Bimbi Onlus #finestrasullafavela

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  1. […] tante, anche se questa oggi osserva da lontano. Qualcuno si ricorda del Garage letterario? Il Garage contro la noia, il garage che rappresentava l’alternativa, quello dove abbiamo incontrato Seu Antonio? Le […]

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  2. […] tempo fa anche la Finestra sulla favela l’ha incrociata. Si raccontava di noia e speranze, qui e qui. Adesso affacciati e guarda che cosa capita. Questa cosa sta capitando nella favela Rocinha […]

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