un impiegato in favela

Fauna del nido d’aquila

In Finestra sulla favela Rocinha, Vita da favelado: il nido d'aquila on 19 maggio 2014 at 02:30

dinosauri - fauna nido d'aquila #finestrasullafavela

Non che la natura dilaghi, entro ai confini  della favela Rocinha. Non almeno nel senso di natura sana per l’uomo. Virus e batteri, quelli non mancano: giovanissimi muoiono di tubercolosi, solo per fare un esempio. Anche se in questo caso, si tratta spesso di incompetenza, carenza sanitaria e noncuranza. Ad esempio, l’altro giorno mi hanno raccontato di una ragazza di 17 anni affetta da tubercolosi. Si è recata presso uno dei due centri sanitari della Rocinha perché si sentiva soffocare e non riusciva più a mangiare. Le hanno detto di bere solo acqua per tre giorni. È morta prima della fine di questa scadenza.

Ma questo racconto doveva parlare di altro. La Rocinha è un centro ad altissima densità di urbanizzazione. È circondata dalla foresta metropolitana più grande del mondo, e lì ci sono pappagalli, tucani e macachi; ma dentro la favela è un intreccio di vicoli stretti e umidi, che non lasciano spiragli al sole, alle piante, agli alberi e alla fauna che potrebbe abitarvi. Solo qua e là si insinua un albero tra il granito della collina e il cemento delle abitazioni. Qui, dove c’è un albero, la naturale tendenza alla vita dei tropici del Sud trova sfogo. Il nido d’aquila sta proprio sotto a uno di questi alberi, un abacateiro per la precisione (l’albero degli avocado), e per questo non è raro ricevere la visita di vermi, lumaconi e millepiedi di vario genere. Ce ne sono di quelli neri che quando li tocchi si appallottolano, così puoi comodamente accompagnarli fuori. Quelli marroni sono più grossi e si appallottolano in modo del tutto simile ai primi. Negli angoli più umidi della casa, in zona doccia per esempio, ci sono  dei millepiedi molto veloci dai quali è meglio non farsi toccare perché bruciano e provocano qualche giorno di febbre. Non è certo piacevole sentirseli salire su per una gamba mentre ti lavi. Ma è capitato solo una volta. Io la febbre me la sono risparmiato e il millepiedi è morto.

I gatti proliferano e li si lascia proliferare, perché alla fauna del nido d’aquila non si aggiunga anche il ratto. Solo una volta ho visto un bel topone sulla scalinata che porta al nido d’aquila. Un topo moribondo che, dopo avermi visto, piano piano è sceso già un scalino alla volta per andare a morire da qualche altra parte. Era arrivato fin là perché i vicini di  casa, dopo una festa, avevano lasciato ogni tipo di leccornia all’aperto. Anche i ragni è bene tenerseli: fuori e dentro casa. Così diminuiscono le zanzare, che potrebbero portare la dengue, e altri insetti fastidiosi. I gechi assolvono questa stessa funzione e sono più simpatici dei ragni. Hanno molta paura dell’uomo, e quando ti ci avvicini, se non hanno vie di fuga, restano immobili, ti fissano con gli occhi sgranati e senza luce e  il loro addome grigio ansima affannato e fragile in attesa di una tua sentenza di vita o morte. Nel corso dei mesi, però, se sarai stato abile a guadagnarti la loro fiducia, si abituano, e scappano solo se ti ci avvicini troppo. Per quanto mi riguarda,  la loro fiducia me la sono conquistata accendendo la luce davanti all’ingresso verso sera: una delle migliaia di  lampadine davanti all’ingresso delle abitazioni di  favela che di notte ci fanno sentire meno soli e trasformano la collina in un cielo stellato capovolto. La luce attira gli insetti, così i gechi vi si piazzano sotto per procacciare il loro nutrimento. Nei mesi, sono così diventati  gechi domestici ai quali si dà da mangiare schiacciando l’interruttore.

Tornando ai ragni. Naturalmente si tengono solo quelli di dimensioni ragionevoli. Una volta entrando in casa mi sono sentito avvolto da una ragnatela spessa. Avevo la sensazione di essere capitato in un’atmosfera insolitamente densa, di movimenti rapidi e nervosi. Non me ne sono occupato fino a quando, in cucina, tra comuni faccende domestiche, ho sentito di nuovo la ragnatela addosso. Ne ho intuito la direzione di origine e l’ho seguita fino a scorgere un ragno grosso un pugno, dalla pelle marrone a macchie nere, le zampe lunghe e il cranio che si divideva a metà per lasciare spazio a due grosse fauci. Combatteva contro di me e altri insetti. Giusto qualche giorno prima avevo sentito di un ragazzo su della rua um che in foresta era stato toccato da un ragno: era stato un attimo, e dopo qualche ora, pace all’anima sua, era morto. Sarà stato allergico e avrà subito uno shock anafilattico, ma sono riflessioni che fai dopo. In quel momento, schifato dalla sua forma, ho pensato che fosse un ragno pericoloso e con cauta rapidità l’ho fatto fuori. Subito i suoi resti sono stati assaliti dalle formiche, che lo hanno divorato fino a che non li ho fatti sparire definitivamente.

Dopo, con calma, ho fatto una piccola ricerca. Non sono sicuro, ma il ragno che ha provato a farmi cadere nella sua tela potrebbe essere appartenuto alla famiglia dei “Scytodes thoracica”, che si chiamano così perché hanno il torace grosso, e dentro il torace hanno il veleno. Pare che il veleno lo utilizzino per i piccoli insetti dei quali si nutrono e che non siano pericolosi per l’uomo. In questo caso, una volta di più, è stato l’uomo il vero pericolo, a causa della paura che prova verso ciò che non conosce.

Questo è stato l’animale più inquietante scorto nel nido d’aquila, se si fa eccezione per i dinosauri e altre specie probabilmente portate qui da altri mondi da piccoli abitanti di favela.

Ecco la  galleria fotografica della fauna del nido d’aquila, dai lumaconi ai ragni ai dinosauri. Ci sono anche i cagnolini che per i primi mesi ho avuto come dirimpettai. Mancano i colibrì, i beija-flor, che, nel loro volo vorticoso e delicato, si lasciano ammirare solo dal vivo.

(Fare click sopra a una galleria per ingrandire le foto).

I cani

I gatti

Insetti, vermi e lumaconi.

I gechi

I ragni

I dinosauri e gli extra-terrestri

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