un impiegato in favela

Qualche anno fa

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 27 maggio 2014 at 02:30
historia da rocinha - storia della favela rocinha - da "rocinha em foco"

historia da rocinha – storia della favela rocinha – da “rocinha em foco” (curte no face!)

Andavamo a vendere le verdure al mercato di Gávea: sai, ci eravamo portati il mestiere dal nord-est, e noi là facevamo i contadini. Ora siamo operai, elettricisti,  palombari, idraulici, domestiche, autisti, spazzini. Io una volta ho fatto quello che schiaccia il bottone dell’ascensore nei palazzi in centro: “a che piano va?”. Vanno tutti a quello di sopra; oppure, quando scendono, a di quello sotto. Non era male come lavoro. Comunque, prima eravamo contadini. Andavamo a vendere le verdure – questo me l’ha  raccontato mio padre -,  e i signori del quartiere di Gávea ci chiedevano da dove venivano le verdure. Noi indicavamo aldilà della collina, dove avevamo il nostro orto, la nostra roça, la rossa, come la terra, la nostra rocinha, e rispondevamo che venivano da lì. Questo io non me lo ricordavo: me lo raccontava mio padre nei momenti che lo incontravo in giro per la Roça ed era sobrio. Ora sono un uomo e ho  due vertebre rotte per quanti pesi ho portato sulla schiena nella mia vita. Ma la vita qui è cambiata tanto, da quando ero bimbo. Una volta si andava a dormire quando era buio perché l’elettricità non c’era: è arrivata dopo. Questo me lo ricordo. Una volta non c’era neanche l’acqua che abbiamo adesso. Mio fratello grande andava a prenderla con i secchi in fondo, giù a São Conrado, oppure la prendevamo dalle fonti che venivano giù dalle cime delle colline, sempre con i secchi. Adesso i ruscelli della collina fanno da fogna e ci stanno i topi; allora ci si  poteva bere. Questo me lo ricordo, sì. Poi mio padre mi diceva che non c’era la tv, a quei tempi. Già non era più tanto sobrio mentre diceva che era per questo che c’erano tanti bambini in giro. Diceva che era perché non c’era la tv da guardare. Io ci penso sempre a questa storia e non sono tanto convinto. Ora la tv c’è e di bimbi in giro ce n’è comunque una quantità pra caralho, mané. Ora c’è l’elettricità, e se non stiamo attenti ci fulmina. Di orticelli non ce ne sono più. La tv ce l’hanno tutti. Qualcuno ha anche la moto. L’acqua, quella ogni tanto manca: da questa parte magari per tre giorni; laggiù a Vila Verde anche per mesi, e berla,  no, non è il caso, perché passa dove passa la fogna, e qualcuno la beve lo stesso. Lavoriamo tutti come allora, né più né meno. Questo me lo ricordo io, e se lo ricordano anche le mie due vertebre. Ho tre figli da tre donne diverse, e le amo tutte anche se loro ne hanno altrettanti da altrettanti uomini, perché dicono che io non sono affidabile. Sarà, ma a me già mi piace quella bionda là che è più gentile con me. E sì, perché ora ci  sono anche le bionde, e quella là è pure gentile. Una volta non c’erano: né le bionde e né le gentili, e questo me l’ha insegnato mia madre. Mio fratello piccolo è morto perché è andato là a fare la guerra in un periodo duro; a mio fratello grande gli è esploso il fegato; ad un altro gli è venuto un bozzo sulla schiena, poi un altro e un altro ancora. Al quarto bozzo se n’è andato pure lui. Mi mancano tutti e io vivo ancora, e festeggio la vita che mi ha regalato questo giorno in più da vivere, se deus quiser.

storia della favela rocinha

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