un impiegato in favela

Micky skate (meno sei)

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha on 6 giugno 2014 at 02:30

micky skate di rocinha #finestrasullafavela

Questa sera, aggrappato al motorino, al mio motorino, mentre le mie ruote mi portavano in cima verso casa, la Rocinha mi ha regalato ancora una immagine diversa. Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo anche se la strada che faccio, salendo e scendendo, descendo e subindo, è sempre la stessa; anche se io ho un punto di vista insolito, diciamo… dal basso verso l’alto. Be’, dalle parti di Sete… sì, tra la rua Dioneia e Sete, prima della rua dois, tre cagnolini si ergevano orgogliosi su un muro di pietra, in bilico su uno spessore di trenta centimetri, a tre metri di altezza. Se ne stavano là sopra in fila, uno bianco, uno grigio e uno nero, e abbaiavano e abbaiavano, ai passanti di sotto, ed erano molto buffi, e sembravano voler rappresentare… come si dice?… una scala di grigi? Una scala di grigi. Ma questa è solo l’ultima! Un’altra volta ho visto un intero pollaio aggrappato sui cavi elettrici là in alto, e i galli lottavano tra loro, e chi perdeva cadeva giù in mezzo alla discarica che c’è all’angolo. E poi ci sono gli occhi di quelli che passano: quelli arrossati dall’alcol degli ubriachi – ben vengano quelli: quelli sono tutti miei clienti – che se ne vanno in giro con le gambe che gli si incrociano; e quelli assenti delle vecchie che procedono piano, un passo alla volta, con le gambe magre magre. Ma i miei preferiti  sono gli occhi vivi come il cielo blu d’inverno delle ragazze che scendono e salgono, con quella loro camminata sensuale e buffa: mi sembrano delle paperelle qualche volta, per il modo di slanciare le gambe e di lasciar andare i piedi per terra pigramente, uno lontano dall’altro, ma le loro gambe sono bellissime.

Io le gambe non ce l’ho. È stata la vita che mi ha tolto le gambe. O meglio, scusate, le gambe ce l’ho, ma non sono come quelle degli altri, perché non mi aiutano a camminare; ma io vado lo stesso: vado con le ruote. Da sempre, sotto la gamba più grossa e sotto quella più piccola che mi porto dietro come una copertina, ho la tavola dello skate.

Non ho mai chiesto niente a nessuno, soprattutto da quando ho potuto lasciarmi andare subindo e descendo seduto sul mio skate. In discesa tutto bene, giù per il morro. In salita non c’è problema perché ho molti amici: mi  aggrappo alla moto e arrivo fino in cima. Poi adesso di moto me ne sono comprata una mia, così devo chiedere solo a un amico di guidarla, ma la benzina e la manutenzione le pago io. Il resto lo faccio con le mani, con le braccia e con le spalle. Infatti dicono che ho delle braccia e un petto molto robusto, e infatti hanno ragione, perché ho un vero dannato fisico di uomo brasiliano. Solo che sono un po’ pigro e qualche chilo in più me lo concedo.

Vendo birre e altre bibite alle feste. Così mi procuro da vivere. La cassa con il ghiaccio e gli articoli di vendita me le faccio portare a pagamento su e giù, a seconda di dove stanno le feste. Nelle spese ci rientro sempre perché ho molti clienti affezionati: degli affari non posso lamentarmi. Quando vado di funky poi… casse attorno alla baracca e via di musica, il baile funky si fa alla baracca di Micky Skate!

Che cos’altro dicono di me? Vediamo, credo che dicono di me che ho una faccia buona. Grande ma buona, e secondo me hanno ragione; ma secondo me hanno ragione soprattutto quando sono innamorato, e cioè sempre. Non sto parlando del Mengo: quello è un amore diverso, importante ma diverso. L’amore per le ragazze che passano davanti alla mia baracca e mi salutano e mi abbracciano, con quelle gambe dorate che mi fanno diventare matto, questo amore è la mia vita.

Ce n’è una in particolare alla quale penso. Quando passa lei, lascio tutto – baracca e moto – con qualche amico, e via  di skate a fermarla per a farci due chiacchiere, e sai, sabato mi ha detto che mi trova carino e  ha detto che sono una brava persona, e chissà…

E dopo che mi ha detto così, alla baracca ci sono tornato con il cuore che mi  batteva forte, e mi sentivo impazzire dalla gioia! È per questo che mentre tutti mi chiamano Micky Skate, qualcuno, qualche volta, soprattutto chi dei miei amici sa come sono fatto, preferisce chiamarmi Hot Mick!

-6 giorni alla chiusura del primo capitolo. Tra sei giorni anche la Finestra sulla favela tornerà a casa: in Italia, al quartiere Ponte Lambro di Milano. Se qualche cortese lettore si fosse affezionato alla Rocinha e a qualcuno dei suoi abitanti, ne sentirà la mancanza come ne sentirà la mancanza la Finestra; ma le lancette dell’orologio hanno fatto molti giri, e comunque la Finestra tornerà ad affacciarsi ad altri luoghi,  di emarginazione e di grande umanità, siano essi remoti o fisicamente vicini a casa. Ma di questo si riparlerà dopo l’ultimo racconto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: