un impiegato in favela

Seu Antonio e il Garage Lettario

In Finestra sulla favela Rocinha, Garagem das Letras, Il popolo di Rocinha on 10 giugno 2014 at 12:13
Io e seu Antonio

Io e seu Antonio

fala meu jovem! dimmi mio giovane! – è il tormentone vivo di seu Antonio, sempre di buon umore, anche al mattino, quando risponde al telefono.

– seu Antonio, stiamo ancora aspettando quel vigliacco degli infissi (*) che non risponde mai, ma intanto si può andare avanti con la paretina?

pode ficar tranquilo, lascia fare a me.

– di che cosa c’è bisogno?

– un sacco di cemento, quindici mattoni, un  sacco de areia e uno de areola.

– seu Antonio, dopo due mesi di lavori per realizzare il nostro – ormai anche suo – Garage letterario, non ho capito ancora la differenza tra l’areia e l’areola, comunque prendo tutto.

meu jovem, ti dirò, sai… io vengo dalla roça, dal Sertão. Ho lavorato tanti anni per la Globo, ho girato tutto il  Brasile con i cantieri della televisione: scenografie, eventi. Ho imparato il mestiere così, e da vent’anni sto in  Rocinha e qui con me ho portato a lavorare tutti i miei fratelli: Francisco, Denilson, e poi c’è Peron. Peron è il migliore, porta già il cappello come il mio, stile cangaceiro della roça: è lui il mio successore. Gli altri si addormentano spesso e non hanno una gran voglia di lavorare, però sono dei grandi bevitori, e, da parte mia, anche se bevo solo il caffè, non posso che amarli.

Abbiamo lasciato nostra madre di  87 anni nel Sertão, ma l’ho lasciata lì solo perché c’è la nostra unica sorella, l’unica di un altro padre, che si prende cura di lei. La giovane sta con nostra madre e di lei si occupa, così noi possiamo stare tranquilli a lavorare. Mia sorella è giovane, studia e fa la professoressa a scuola. Fa 47 chilometri al giorno per andare a insegnare: ci va con il motorino. Gliel’ho comprato io, il motorino, così è più comoda per andare a lavoro. Lei è l’orgoglio della famiglia. Una volta mi ha chiesto 200 reais per il computer che le serve per lavorare, e io le ho detto: “nessun problema!”, se è per studiare e per far studiare va benissimo. Voglio che studino anche i miei due figli. Kauá è molto intelligente, Carlos è simpatico. E comunque, meu jovem, la verità è che dopo migliaia di chilometri in giro per il  Brasile con la Globo, quintali di cemento, vernici, porte, infissi, impianti elettrici e idraulici, due figli, di cui uno intelligente e uno simpatico, una mamma e una sorella professoressa, qual è la differenza tra l’areia e l’areola non l’ho mai capito neanche io. Solo che siamo qui, e so che sia areia che areola tireranno su il vostro Garage Letterario, e ora sono contento che tu stia qua davanti a questo computer che io non saprei come usare e che un giorno, a breve, qui possa essere la sala lettura di tanti giovani della Rocinha.

(*) Quello degli infissi si chiama seu Francisco e mentendo ogni giorno ha fatto ritardare le opere del Garage Lettarario de Il Sorriso dei miei Bimbi, il caffè letterario di favela, luogo di cultura, di educazione alimentare e di professionalizzazione, di almeno un mese e mezzo. Se dovessero servirvi infissi in zona Rio de Janeiro, non rivolgetevi mai a Francisco della Vidromar della favela Muzema (nella foto-galleria qua sotto c’è anche una sua foto, per essere sicuri di non sbagliarsi).

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  1. […] Garage contro la noia, il garage che rappresentava l’alternativa, quello dove abbiamo incontrato Seu Antonio? Le storie vere non finiscono mai, ed ecco come continua questa (con l’invito a leggerla per […]

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