un impiegato in favela

La traversa della libertà (tre due uno zero)

In Finestra sulla favela Rocinha, Il popolo di Rocinha, Strade di Rocinha, Vita da favelado: il nido d'aquila on 12 giugno 2014 at 07:49

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C’è una piccola via, un vicolo, dalle parti della via Ápia di Rocinha. Qui ci abita da sempre una famiglia di tanti bimbi, di tanti bimbi che si sono fatti giovani e giovani che hanno avuto altri bimbi. È periodo di Copa, di Mondiali, di Coppa del Mondo,  di tutto il  mondo, anche della Rocinha, perché, che piaccia o no, a noi piacciono le feste. Non ci piacciono i politici corrotti, non ci piacciono  i militari che ci  puntano i fucili addosso, non ci piacciono i giornalisti che devono essere protagonisti e che mentono alle nostre spalle; ma le feste ci piacciono, perché amiamo la vita. C’è un vicolo, dalle parti della via Ápia, che in occasione di questa grande festa abbiamo colorato di verde come la natura, di giallo come l’oro,  di blu come il cielo stellato e di bianco come le stelle della Croce del Sud, ed è il vicolo più bello della Rocinha. L’abbiamo colorato così perché amiamo la vita. In questo vicolo ci abita una famiglia di tanti bimbi, di tanti bimbi che si sono fatti giovani e giovani che hanno avuto altri bimbi. Si chiamano tutti con la J: Jaqueline, Jefferson, Jessyane, Juju, Joana, Jonatan, Joni, Maria Antonia …giusto, Maria Antonia non è con la J, ma l’abbiamo chiamata così perché pensavamo che fosse l’ultima… invece proprio l’altro ieri ne è arrivato un altro, che si chiama João Luiz. E poi ci sono Nicole, Marianina e Caterina, figlie di Jessyane, e Gabriel, che è un torello, figlio di Jaqueline.

Quante storie ancora da raccontare, quante storie passano sotto alla finestra. Per esempio, ci sarebbe ancora da raccontare di Ivan, e delle colazioni con lui. Ivan frequenta con grande dedizione le nostre lezioni di alfabetizzazione. Avrà qualcosa meno di una cinquantina d’anni ed è felice di aver intrapreso questo nuovo impegno. Lo incontro tutte le mattine in una panetteria dove mi capita di fare colazione. Ogni mattina trasuda di entusiasmo per la vita e con il caffettino in mano mi descrive la bellezza del cielo azzurro e della collina verde. Ringrazia Dio per avergli donato tutto questo e dice che solo Dio potrebbe aver creato un mondo così bello. Ivan si occupa di pulizie e trasporto macerie (un mestiere che dà molto lavoro in favela, dove l’edilizia non si ferma mai). Del braccio sinistro Ivan ne ha solo metà. Eppure carica, trasporta, spazza e lavora, e per salutarti ti dà il mezzo braccio al posto della mano, ed è sempre felice.

Ci sarebbe ancora da raccontare di tutti quei bimbi con  la J, e forse un giorno lo farò, ma è giunta l’ora di tornare e se l’aeroporto mi lascia partire, tra qualche giorno la Finestra sulla favela si affaccerà sull’ultima storia, condividerà l’ultimo racconto, e poi farà un regalo a chi è rimasto vicino al popolo di favela per tutto questo tempo, e poi diventerà qualcosa di  diverso e di simile, ma questa è un’altra storia.

A presto e grazie!

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  1. grazie Marco! Io ti aspetto.

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