un impiegato in favela

Pedrino e gli Animal Spirits

In Finestra sulla favela Rocinha on 7 ottobre 2014 at 11:08

favela Rocinha, Rio de Janeiro, Brasile, #finestrasullafavela

“Se il potere è complesso diffuso e produttivo così deve essere la nostra resistenza ad esso” Rosi Braidotti

“Animal Spirits prosegue l’operazione di branding culturale dell’immaginario creato da Mali Weil per ricentrare la dimensione politica dell’immagine individuale, attraverso l’apertura di un research lab.”

Nel contesto del research lab di Animal Spirits, svoltosi a Milano il 4 e il 5 ottobre, ecco l’intervista in diretta alla Finestra sulla favela e soprattutto a Pedrino, ormai protagonista degli eventi dell’avanguardia artistica europea, rigorosamente in havaianas e maglietta. 

Finestra sulla favela quali sono i dati sulla tua carta d’identità?

Aé Mané, mi stai chiedendo i documenti? La carta d’identità non ce l’ho. Non ci sono documenti che mi riconoscano ufficialmente. La favela è abusiva e tollerata, ed io lo sono con lei. Esistere, esisto; anche senza documenti.

Esiste ed agisce?

La Finestra sulla favela esiste, ma è una Finestra. Ciò che conta è la favela, sulla quale la finestra si affaccia. Guardala se ti va. Agisce? Ogni secondo della sua esistenza. Ma prima di agire, vive.

finestra sulla favela - foto di antonio spirito

finestra sulla favela – foto di antonio spirito

E la finestra ha una posizione politica?

La Finestra sulla favela ha una posizione. Non può essere diversamente. Tu ti ci affacci e vedi il lato sul quale la Finestra è girata.

Quindi si affaccia su una collettività, politica, etnica. Una collettività con cui condividere un senso di appartenenza?

Comunità, mané. Una sola parola: Comunidade, Comunità. Non abbiamo problemi con chi ci chiama Favela. Quello che siamo? Abitanti di una Comunità. Collettiva? Sì, i nostri bimbi sono protetti da noi anche se non hanno padri. Politica? La nostra. Etnica? Certo, come la discriminazione che ci tiene chiusi entro i nostri confini.

favela Rocinha (foto di Barbara Olivi)

favela Rocinha (foto di Barbara Olivi)

E che mi dici dei vostri riti, Pedrino?

Pedrinooo, ti hanno fatto una domanda, fermati un secondo! Un attimo che dobbiamo acchiapparlo… Pedrino corre ora giù per la rua três, ora su nella piazzetta, ora davanti al progetto di tio Nando. Ecco, forse, ce la facciamo, a fermarlo un secondo.

Pedrino (foro di Rosa Ricucci)

Pedrino (foro di Rosa Ricucci)

Pedrino, ti chiedono dei riti.

– Oi tio, Che cosa sono i riti? Non la conosco questa parola, che vuol dire?

Pedrino, ce lo dirà @animal spirits, né?! Ma presumo si tratti di quelle cose che tu fai in modo ripetitivo nella tua vita e che abbia un senso per la tua vita stessa…

I riti? i riti sono un modo di dare più senso a delle cose… sono un modo… ma sono anche molte altre cose: labirinti, prigioni, percorsi tortuosi, che sembrano non portare da nessuna parte. I riti in qualche modo ordinano il mondo. Modi antichi di raccontare storie. Modi moderni di fondare tribù…

Allora, forse, la domenica a ritmo di funk. Ridiamo sempre. Qualche volta si va a scuola, fa sempre caldo. A febbraio c’è il carnevale. Amiamo la vita e il churrasco anche quando perde il Flamengo. Qualche volta passa un gringo. Mi piace montare un aquilone e farlo volare.

Ecco. quelli non sono ancora riti. Ma se li ripeti, forse, e se li racconti… allora lo diventano, magari.

Pedrino ha detto che non ha capito una parola, ma a lui va bene lo stesso. Questa sera ce li dai due reais per prenderci un açaí? Me lo prendo nel baretto che sta in fondo a sinistra, là… lo vedi?

favela rocinha (foto di diego martins)

favela rocinha (foto di diego martins)

Pedrino, una domanda ancora: hai mai combattuto per “essere il re”?

Sono un bimbo, e continuerò ad esserlo. Questo è il mio desiderio. Anche se sono un bimbo, so che ci sono stati molti re sulle nostre teste; e noi le abbiamo sempre abbassate. Perché l’abbiamo fatto, Spiriti Animali? In nome della vita. Noi siamo i favelados, gli esseri umani emarginati, i napoletani, noi amiamo la vita. Non vorremmo mai essere i re, e dai re ci difendiamo continuando a fare gli schiavi. Basta che la radio continui a fare musica, e noi a ballare.

Allora pedrino, corri, corri per la strada e quando vedi una persona che decidi ti fermi, e gli urli: Chi è il re? Chi è il re? Tu sei il re! Va bene? e poi mi racconti che succede…

Pedrino corre, corre per la strada, e poi si precipita già per un vicolo stretto, e risalendo e ridiscendendo la collina, e c’è un muro che è una porta, e una finestra che è un corridoio, e un bar che è un covo di luci, e dopo si are una piazzetta dove si prende fiato; e poi Pedrino incontra un uomo buffo che gli dice: “tu sei il re!”. Pedrino è affannato ma ha solo un’idea in testa, una sola domanda: “cadé meu livro?”. Che vuol dire: “dov’è il mio libro?”. Perché il sogno di Pedrino è avere tra le mani un libro che racconti la sua storia, e altri cento che raccontino la storia di altri. E che succederebbe se così fosse? Boh, Pedrino dice che volerebbe forse, che potrebbe vedere dove abita e scegliere di restare dove sta, oppure di andare da qualche altra parte. Se decidesse di volare, Pedrino, per continuare a vederlo, ci toccherebbe sporgerci un po’ di più alla finestra, a nostro rischio e pericolo.

pedrino (foto di patty torchia)

pedrino (foto di patty torchia)

Pedrino, racconta un antico mito che ogni uomo ha un centro oscuro nel mezzo del suo petto. In quel centro risiede un demone che spinge ad agire e non conosce il pensiero del profitto e della perdita né il paziente calcolo di vantaggi e svantaggi. Spinge solo ad agire. Irrazionalmente… Esiste in te un essere simile?

Qui si lotta tutti i giorni per sopravvivere, e, se ce la facciamo, per vivere. Abbassare la testa è per questo. Profitto? Magari. Vorrei essere come te, gringo. Animal Spirits, te lo confesso perché ho capito che sei pure tu un poveraccio, ma io ero qui a prendere da te quello che si poteva, non per altro. Demone o non demone, decidilo tu. Comunque mi sa che qui non si racimola niente e tra poco corro via.

Si, beh, io ho solo imparato che posso essere pericoloso. E che vorrei dire che ho fatto tutto questo per te, Pedrino. Ora va, e racconta questa storia. E un’altra domanda: ci sono Rivoluzioni nella favela?

Se ho fatto Rivoluzioni, io che sono una favela? A fine ottocento ero una collina, a inizio novecento un allevamento di buoi, poi una autarchica distesa di orti (rocinha, viene da roça, rossa, la terra rossa), poi un appezzamento di umanità governato da narcotrafficanti in combutta con altri poteri. Ora? Non lo so, vedremo. Rivoluzione? Dimmelo tu che hai studiato. Hai studiato, tu, spirito di animale? Bah, non so, dimmelo tu.

No, se ce ne sono, se ospiti rivoluzioni, come ospiti riti… ma guardandoti intorno, secondo te quello che fanno le persone corrisponde a quello che sono veramente? Anche con un si o un no…

È una domanda difficile, per me, Animal Spirits. Io vivo, io sono. Quelli che vivono attorno a me sono come me: vivono, sono. Non potrebbe essere diversamente. Noi si nasce al mattino e si muore di sera, tutti i giorni. (E di notte si dorme e si beve).

Grazie. Si lo so che era una domanda difficile. Ma proprio per questo te l’ho fatta… in molti mi rispondono che no, non sempre almeno. Che le persone sono e fanno cose diverse. E che comunque qualche volta essere e agire non dovrebbero coincidere. E forse anche per quello che dici tu… non lo so.

Per seguire su facebook Animal Spirits, fai click qui.

Un ringraziamento anche a Viafarini DOCVA e a CENTRALE FIES – Ambienti per la Produzione di Performing Art.

il blogger e il bimbo di favela #stayanimalspirit #finestrasullafavela

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