un impiegato in favela

In viaggio col matto

In Finestra sul Ponte Lambro on 16 ottobre 2014 at 13:30

Qualcuno volò sul nido del cuculo, Jack Nicholson

– Mi diceva, signorina D., chi ha incontrato in metro, l’altra sera?

– Signor Marco, è stata un’apparizione. Si muoveva a scatti, piccolo, magro alle ossa, tutto incurvato sulla schiena; storte anche le gambe e le braccia. Indossava vecchie e grosse scarpe tenute insieme alla meglio dai lacci. Consumate ai lati, lasciavano intravedere piedi anch’essi storti, e gonfi. Aveva il viso allungato come il muso di un cavallo, e storto pure quello; dagli zigomi sporgenti, la fronte alta e irregolare, i capelli lunghi fin sotto alle spalle, radi e unti, e gli occhi a palla sporgenti dalle scure orbite sotto alle sopracciglia folte, grigie e ribelli. Me lo sono visto apparire sulla banchina affollata del Duomo, dove stavo aspettando il treno della gialla per tornare a Ponte Lambro. Si muoveva a scatti come un animale selvaggio in fuga da un predatore in una foresta umana, ora acquattandosi su un  sedile, ora rifugiandosi dietro a una colonna, facendo lo slalom tra le persone, rifuggendo da esse come un insetto piante carnivore. Tornava a sedersi, e scattava di nuovo, palla da flipper tra i cartelli pubblicitari, le colonne, i cestini e le persone, come se fosse sconvolto per una qualche presenza terribile che io non potevo vedere. Bestemmiava, tirava su di catarro e sputacchiava per terra. Si infilava una sigaretta tra le labbra sottili: storta la sigaretta, storta la bocca; cercando disperatamente qualcosa nelle tasche consunte e nel marsupio, un accendino forse. Poi farfugliava qualcosa e tornava a riporre la sigaretta nel pacchetto. Dopo un po’, sono riuscita a decifrare in mezzo a quella successione di versi disumani un “gente di…”… signor Marco, un insulto alla gente con una parola che comincia con “m” che non vorrei ripetere.  La stessa parola l’ha ripetuta quando sul display in alto è uscito il tempo di attesa del treno: “otto minuti e mezzo uè?! Ancora? Servizio di m…!”. L’uomo continuava a lanciare improperi, la gente lo ignorava, ciascuno in silenzio, ciascuno assorto nei suoi pensieri.

Quando è arrivato il treno si sono rimescolate le carte, signor Marco. Io mi sono trovata nella stessa carrozza dell’uomo strano, e mi sono tenuta a prudente distanza, ma forse altri non l’avevano notato prima e impavidi gli si sono seduti di fianco. Una signora molto elegante, dal tailleur rosso carico e i capelli impomatati, fissava il vuoto aldilà dell’uomo, che ha preso a fissarla in volto sputacchiando qualche altra mala parola; a teatro si direbbe che la signora fissava la quarta parete, e non si capiva se si fosse accorta o no di quella presenza inquietante così prossima a lei. Una giovane, invece, che inizialmente si era seduta proprio di fianco a lui, al primo sussulto dell’uomo, è scattata in fondo alla carrozza con un gridolino soffocato. “Scappa, scappa, oh”, ha bofonchiato l’uomo.

Il treno procedeva fermata dopo fermata: Missori, Crocetta, Porta Romana, Lodi… e l’uomo non mancava di accompagnare a suo modo tutti i piccoli episodi che si verificavano nella carrozza. Ad esempio, all’altezza di Porto di Mare, una ragazza giovane seduta con un libro ha aspettato fino all’ultimo e, un attimo prima che si chiudessero le porte, all’improvviso si è catapultata fuori come se avesse dovuto seminare qualcuno che la inseguiva. L’uomo, anch’egli sorpreso, questa volta ha preso un tono affettuoso e ironico: “eh, aspetta ancora un po’!”, e poi è tornato al suo intercalare più frequente: “servizio di m…!”.

Non c’è che dire, signor Marco, l’uomo non poteva che essere di Ponte Lambro, infatti è sceso a San Donato e poi ha preso il 45 con noi. Lei non si accorto di niente perché era assorto in quel libro o in non so che cosa. A me è tornato in mente un pensiero che ho letto da qualche parte sul mare e sui fiumi. Il mare, quando si agita, fa chiasso e minaccia. Le onde ti fanno paura e ti tengono a distanza sbattendo violente sugli ostacoli e sulla superficie stessa del mare, e la schiuma che genera l’impatto ti mette agitazione, contorcendosi vorticosa. Il mare minaccia e ti avverte. I fiumi, soprattutto quando sono grandi, appaiono sempre calmi, ma nascondono insidie mortali. Il matto che ho incontrato in metro era il mare, non trova, signor Marco? Ma lei non mi segue, si è distratto.

– Ma no signorina D., la stavo ascoltando.

– Sì, bene, comunque forse quello che mi è successo non era poi così interessante. Ma come le favole di una canzone di qualche tempo fa, volevo lasciarla andare.

– Ha fatto bene, signorina D., secondo me ha fatto bene. Sentiremo che ne pensano gli amici che si affacciano alla Finestra, se vorranno condividere la loro opinione.

N.d.a. Da una delle Finestre sul Ponte Lambro è possibile affacciarsi a mille mondi. L’immagine allegata a questo piccolo racconto della signorina D. ritrae un famoso matto, quello interpretato da Jack Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo. Ma lo era o ci faceva?

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