un impiegato in favela

Dakkar Konakry Freetown

In Finestra sulla Sierra Leone on 14 novembre 2014 at 01:05

Lakka Sierra Leone ebola emergency

Aeroporto senza recinto, steppa, abitazioni grigie di mattonato grezzo si alternano a palme verdi, a chiome di alberi verdi, che legano il cielo vago all’asfalto della pista, che confina con il giallo e il marrone e il verde che muta in steppa, che si espande fino a giungere al cospetto della fata morgana, che unisce la terra e l’erba al cielo. L’aereo è atterrato a Dakkar, e procede sulla pista; dal finestrino si vede scorrere una fila di costruzioni incompiute, tra le quali ora si erge prepotente una misteriosa piramide fatta di cubi di cemento sovrapposti uno all’altro, ora si accuccia sorniona la chioma verde e ampia di un’isola di verde, ora appaiono spettrali scheletri di metallo che congiungono la terra al cielo vago arancione e grigio, e, oltre a tutto questo, il mare infinito. Nel corso della prima fermata della tratta aerea, a Dakkar, e poi della seconda, a Konakry, sono scesi passeggeri e ne sono saliti altri; le hostess e gli steward, in partenza dai capelli biondi e gli occhi chiari, ora hanno i capelli corti e la pelle scura, e, alla chiusura degli sportelli, percorrono velocemente i corridoi spruzzando sul soffitto spray insetticida. Quando  l’aereo atterra a Freetown è buio e varcando lo sportello i polmoni sussultano all’impatto con l’aria densa e si appesantiscono; sulla pelle si adagia un sottile velo lucido. I passeggeri scendono gradino dopo gradino e, tornati a calpestare il suolo, attraversano a piedi la porzione di asfalto che separa la scaletta all’ingresso dell’aeroporto, che si apre nell’area immigrazione. Uno steward invita i passeggeri a passare le mani sotto al rubinetto dell’acqua clorata, prima di procedere. Dove sei stato negli ultimi due mesi? Quanto hai  di febbre? Hai dolori alle ossa? Hai vomito? Hai diarrea? No? Visto concesso. Benvenuti in Sierra Leone. All’estremità di un pontile montato sulla sabbia sulla quale due bimbi scalzi alti meno di un metro, controllati a distanza da una che è poco più di una bimba, si sbellicano e si sbracciano tamburellando sul legno dei pali che lo sorreggono, eccitati alla vista di tutta quella gente che lo sta attraversando e che chissà da dove viene, parte un traghetto.

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