un impiegato in favela

L’intervista di Faitallah

In Finestra sulla Sierra Leone on 23 novembre 2014 at 22:24
Iye Karbo - Foto da http://www.emergency.it/

Iye Karbo – Foto da http://www.emergency.it/

I suoi occhi enormi attraversavano la barriera di protezione che separa la zona rossa dalla verde, e riflettevano il sole e il verde delle colline che circondano il centro di cura di Lakka.

– Come stai?

– Bene, adesso bene.

– Qual è la prima cosa che farai quando tonerai a casa?

– Dirò ai miei che questa malattia fa stare molto male, che non bisogna scherzarci.

– Quanti anni hai?

– Venti.

Mentre la giornalista intervistava Faitallah, dal fondo della passerella che separa la tenda B dalla tenda C, ci raggiunse a zoppicate irruenti una signora con il capo avvolto in un turbante di fasce mediche.

– Ehi, intervistate anche me! – Chiese alla giornalista rimasta senza domande per l’emozione.

– Ah, sì, certo… come ti chiami?

– Iye, ho 74 anni, vivo lassù, – così la signora chiuse la breve biografia, con queste parole e con una risata dirompente.

– Ahah, bene, – approvava la giornalista mentre recuperava fiato, – e tu hai figli? – tornando a rivolgersi alla ventenne.

– No, no. – Rispose Faitallah scoppiando a ridere.

– E il ragazzo ce l’hai?

Faitallah a questa domanda non riuscì a rispondere, il suo sorriso si trasformò all’improvviso in una risata che le impedì di aggiungere altro. Con gli occhi però, che continuavano a riflettere il sole e il verde delle colline, si mise a raccontare che, per esempio, l’altra sera, appena dopo il tramonto, il cielo è diventato nero, nero come una pietra nera durissima. Non si vedevano più volare le aquile e neanche planare furtivamente gli avvoltoi. Tutti si preparavano ad accogliere una pioggia molto forte, e forse anche una tromba d’aria di quelle che piegano i tetti di zinco, e invece è giunta la notte e si è aperto il cielo, e si sono viste le stelle. Sui tetti di zinco si riflettevano le stelle fioche. Erano fioche, come sono fioche tutte le notti, anche se per le strade si cammina al buio, io non me lo spiego, ma forse è perché in fondo alla strada nera c’è la città. Non è una città molto grande, ma si chiama città libera.

N.d.a. Questo si è visto dalla Finestra questa settimana. Dalla Finestra si vedono i Sierraleonesi e le loro storie. Poi c’è sempre il sito di Emergency. Ecco qui, per esempio, la storia di Iye, nonna Ebola.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: