un impiegato in favela

Guerrieri contro l’ebola

In Finestra sulla Sierra Leone on 28 dicembre 2014 at 11:42
Goderich Ebola Treatment Centre (foto da Emergency.it)

Goderich Ebola Treatment Centre (foto da Emergency.it)

Controllo il livello di cloro nell’acqua. Quando sono arrivata qui ho sentito la parola “cloro” per la prima volta nella mia vita, ora so che uccide il virus, e ora controllo che i serbatoi siano sempre pieni e che la quantità di cloro nell’acqua sia giusta. Lavoro in cima a serbatoi enormi: non avevo mai visto serbatoi di acqua così grandi. Non avevo mai visto così tanta acqua fuori dal mare. Mi piace indossare la mascherina e gli occhiali di plastica per controllare il cloro, perché da oggi questo è il mio compito. Alimatu.

Ho qualche anno in più e i giovani mi ascoltano. Insegno ai giovani come tenere pulito l’ospedale: i pavimenti degli spogliatoi e degli uffici devono splendere, ma cerca di passarli quando non ci sono i dottori, che non devono distrarsi; i secchi con la clorina devono essere sempre pieni, e… vedi qui?… se da questo rubinetto l’acqua è calda vuol dire che da troppo tempo non la cambiamo; lo sai quanto è importante che cambi l’acqua ogni due ore? Devi cambiarla perché il sole neutralizza il cloro. Le uniformi devono essere raccolte alla fine del turno, lavate, asciugate e distribuite a quelli del turno di notte. Lavora sempre, tieni pulito, tieni in ordine, non trascurare i dettagli, fai attenzione e non dormire: è così che combatti l’ebola. Samuel.

Da tutta la vita a mia memoria scarico tir e container; trasporto sulla schiena scatole pesanti per otto ore di fila, mi spacco le ginocchia, e i piedi diventano duri come la pietra sulla quale cammino. A sera, se Dio lo vuole, non mi sono ferito e ho tutte le ossa intere, così potrò lavorare anche domani. Prendo i miei 20.000 leones e posso comprare da mangiare per me e per mia figlia. Da tutta la vita questo ho fatto, ma adesso è diverso: indosso la tuta di protezione totale con molta attenzione (per questo sono stato assunto), entro in zona rossa e mi occupo della pulizia dei pazienti e dei reparti. Sto dentro due ore. Prima di uscire mi libero della tuta molto lentamente e con molta attenzione. Lavarsi le mani con il cloro è molto importante. Dopo ho diritto a due ore di riposo e devo bere molta acqua e molto succo di frutta con i sali, così sono lucido per il prossimo ingresso. È la prima volta nella mia vita che posso riposarmi mentre lavoro; anzi!, me lo ordinano, di riposarmi, e di bere il succo di frutta. Strana questa ebola. Aiah.

Datemi una macchina da cucire e un rotolo di cotone. Produco cinquanta lenzuola, venti pigiami e trenta fazzoletti al giorno. Lenzuola, pigiami e fazzoletti vengono portati nella zona rossa e fanno stare comodi i pazienti. Datemi una macchina da cucire e un rotolo di cotone e i pazienti staranno puliti e comodi. Sheku.

È tempo di talee. È sufficiente una piccola serra là dietro e non dovremo comprare i semi. Qui davanti scavo un cerchio attorno alle piante e ai fiori, così l’acqua non si disperde. Non diamo l’acqua di giorno perché il sole brucerebbe le foglie, ma di sera allora sì che arriva il momento di bere, anche per le piante. Innaffiatoio, vanga, rastrello, piccone e carriola: queste sono le mie armi per combattere l’ebola. Mohammed.

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  1. Ciao, adoro leggere i tuoi racconti. Ti ho scoperto per caso qualche anno fa. Poi non ti ho più pensato ma non ho mai dimenticato il titolo del tuo blog. Ora ti leggo ogni volta che scrivi! Grazie. D.

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