un impiegato in favela

Buon anno

In Finestra sulla Sierra Leone on 1 gennaio 2015 at 13:52

sierra leone emergency ebola

Che nei primi mesi di quest’anno il popolo sierraleonese possa tornare in spiaggia.

Ecco la poesia che un sopravvissuto ha regalato all’ospedale di cura dell’ebola di Emergency. La poesia non ha titolo. L’autore è Shadrack M Bayoh.

O queen mother
We are change
From our realities
We no longer buried
Our dead onse (*)

The culture of share hands
We no longer embrace
Our love onse
For all this
I bow in tears shed

O queen mother
But when I raised my head
And saw the construction
Of the hundred Ebola xxx beds
I smile and stood up

Cause I see reasons to go ahead
O queen mother
On to you we hope
For the bether

(*) “onse” corrisponde all’inglese “once”, cioè “una volta”. Potrà sembrare che anche altri passaggi della poesia siano scritti con un inglese errato. In Sierra Leone l’inglese è la lingua ufficiale, ma l’analfabetismo (dell’alfabeto ufficiale) imperversa, e la lingua creola (il misto tra la lingua originaria africana e la lingua dei coloni) è la più diffusa, così quelli che potranno apparire come errori grammaticali e di ortografia raccontano la storia di questo Paese e di questo popolo (vale anche, per fare un altro esempio, per il successivo “bether” e per alcune forme sintattiche).

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