un impiegato in favela

Peninsular road

In Finestra sulla Sierra Leone on 8 febbraio 2015 at 15:10

emergency ebola sierra leone so far so good    (1) small

L’ebola ha portato l’asfalto, sulla Peninsular road, ma la mia vita non è cambiata. Per tanto tempo non si è potuto stringersi la mano e abbracciarsi, e anche a fare l’amore si è dovuto fare attenzione. Un’altra cosa è cambiata: io continuo a fare il mio, trasportando le pietre piccole da qua a là, vendendole, per poi lasciarle andare chissà dove, forse ad asfaltare altre strade grandi come la Peninsular road; io il mio continuo a farlo, ma è cambiato che mentre trasporto le pietre, oltre alle palme, alle case dei vicini, ai bambini che si fanno il bagno nel fiume e che corrono, ai pastori con le capre, agli uomini e alle donne che come me trasportano sacchi di vestiti usati, assi di legno, lamiere di zinco, scodelle di pesce; oltre alle aquile che giocano, o lottano, o fanno l’amore (chissà!?), vedo passare veloce ora qui e ora là le auto che portano i bianchi. Avanti e indietro da Lakka all’ospedale di Goderich, quello che c’era già prima che la strada fosse asfaltata, e poi più in là lungo la College road, verso quell’altro ospedale, quello dell’ebola. Questo è uno dei cambiamenti più grandi, e mi viene molta curiosità a vedere le auto con i bianchi.

Chissà se loro vedono le stesse cose che vedo io. La luna enorme quando è buio e qualche stella, e di giorno le colline che cedono alle vallate, e le palme, i banani, gli alberi di mango che stanno per dare frutti (e allora trasporterò i manghi invece che le pietre), le case grandi, enormi, quelle da bianchi, con le impalcature di legno, e quelle come la mia, che fuori luccica perché il sole ci si specchia, e dentro è pulita e di notte ci si sta bene come quando si fa una passeggiata sulla spiaggia (anche questo è cambiato, che per tanto tempo non si è potuto fare una passeggiata sulla spiaggia, ma adesso si può di nuovo, mentre invece la notte, quella ce l’hanno lasciata sempre, perché tanto a guardare la notte non viene l’ebola). Chissà se i bianchi quando passano con l’auto le vedono, le nostre case, e chissà se vedono i cumuli di pietre grandi, che diventano più piccole, e poi ancora più piccole. Chissà se vedono i negozi che sono stati chiusi per tanto tempo e adesso stanno riaprendo. Chissà se vedono la moschea, dove vado di venerdì a pregare cantando, e la chiesa cristiana dove vado di domenica a pregare cantando: il canto è uno solo perché tanto Dio è uno solo. Chissà se vedono i pescatori, gli artigiani del legno e il mare, e questo sole enorme, e gli stormi di aironi che per fargli dispetto gli volano davanti. Allora il sole brucia e arrossisce più di prima, perché non ha le mani per cacciare gli aironi come i bianchi le mosche, e si tuffa nell’Oceano e se ne va.

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