un impiegato in favela

Il ritorno a scuola

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 14 aprile 2015 at 21:45
Un insegnante di scuola (dal video di Unicef che trovate sotto)

Un insegnante di scuola (dal video di Unicef che trovate sotto)

Alcuni dei bambini che conosco vivono così: si lanciano nei bidoni dell’immondizia e cercano qualcosa di utile, qualcosa da usare o da rivendere. A me fa molto schifo, non lo farei mai, neanche per scherzo, e per fortuna a casa c’è chi mi dice che non ho bisogno di farlo e non avrò mai bisogno di farlo.

Altri bambini spaccano le pietre e le trasportano sulla testa. Deve essere molto faticoso. Io li porto, i cesti, sulla testa, con gli abiti da lavare, i pesci da friggere e le pannocchie di granoturco da cuocere, che sono tutte cose più leggere delle pietre da spaccare. Altri ancora vanno in strada a vendere delle cose, e poi portano i soldi a casa. Soprattutto, a vendere, ci vanno quelli con una gamba più corta dell’altra. Non tutti hanno un genitore come ho io. E il mio papà dice sempre che, magari non proprio tutti i giorni, ma a scuola ci devo andare. Sono molto fortunata perché oggi ho potuto mettere un cappello verde e un’uniforme verde e sono andata a scuola salterellando con la mia amica, dopo otto mesi che siamo dovute restare a casa per colpa dell’ebola. Anche la mia amica era contenta di tornare a scuola, anche se l’ebola le ha portato via tutti i genitori, e ora l’abbiamo presa a vivere con noi. Io sono felice che sia con noi perché dormiamo insieme e così non sarò più sola: è come se fosse tornata la sorellina che avevo quando ero più piccola.

Il mio maestro, che si riconosce che è un maestro perché ha la camicia, i pantaloni neri e gli occhiali, e che mentre non poteva fare il maestro che le scuole erano chiuse, lavorava dentro ai magazzini degli ospedali dell’ebola, ci ha detto che molti di noi non ci vengono a scuola, ma io questo lo so già. E che noi facciamo bene a venire a scuola invece che stare in strada… e pure questo io lo so già.

Unicef Sierra Leone: It’s back to learning for children in Sierra Leone as schools reopen today. Schools closed down indefinitely in July last year due to the #‎Ebola outbreak, depriving around 1.8 million children, eight months of education. UNICEF and its partners have been working closely with the Ministry of Education, Science and Technology to ensure that children are safe in schools through teacher training, hand-washing and regular temperature checks.#‎BACK2SCHOOLSL

Ecco, in video, l’intervista dell’Unicef ad un insegnante un’aula rimasta vuota per otto mesi e che oggi ha ricominciato ad essere frequentata.

Ed ecco due scuole incrociate lungo la strada percorsa verso Waterloo, ex-campo profughi (liberiani prima, e sierraleonesi perseguitati dalla guerra civile poi), gli abitanti del quale chi si affaccia alla Finestra nelle prossime settimane e nei prossimi mesi avrà modo di conoscere meglio, scorgendone i volti e leggendone alcuni dei pensieri.

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  1. […] Come ti stavo dicendo, ci siamo tornate, sì, ci stiamo tornando, ma non tutte, e non tutti sono tornati, e non tutti stanno tornando. A scuola ci hanno detto di lavarci le mani con il sapone, ma il sapone e l’acqua per lavarcele non c’erano. Ci hanno detto di non tenere da parte quelli che hanno preso l’ebola, o che hanno perso qualcuno con l’ebola, perché sono come noi, e anzi, sono eroi, e dobbiamo giocarci, dobbiamo parlarci. Noi ci giochiamo, ci parliamo, e sappiamo chi sono. […]

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