un impiegato in favela

Pinky scala la Sugar Loaf Mountain

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 28 aprile 2015 at 10:16

27 aprile 2015: giorno dell’Indipendenza della Sierra Leone, ottenuta solo 54 anni fa, dopo essere stata da sempre colonia della Gran Bretagna. Dopo ci fu la guerra, dopo ci fu l’Ebola. Per festeggiare l’anniversario dell’Indipendenza, nella Western Area è tradizione scalare la collina alle spalle di Freetown chiamata Sugar Loaf (Pan di Zucchero, proprio come quella di Rio, che infatti ha lineamenti non poi tanto diversi). Scalando la Sugar Loaf, la Finestra si è imbattuta in Pinky, una bimba vestita di rosa che ha voluto raccontare la sua storia alla Finestra. Ci siamo incrociati e abbiamo festeggiato insieme il giorno dell’indipendenza e i due giorni consecutivi a zero nuovi casi di ebola in tutta la Sierra Leone che si sono verificati il 25 e il 26 aprile.

Sierra Leone So far So good Sugar Loaf

Sì, si chiama così, la collina, Sugar Loaf, e io invece mi chiamo Pinky! Mi chiamo Pinky perché mi piace il rosa, e infatti vedi che ho la maglietta rosa? Sugar Loaf invece si chiama così perché ha la forma di un panetto di zucchero. Come? Anche in Brasile? Questo non lo so, Sir, te lo dico domani. Ma secondo me è bene che questa collina si chiami panetto di zucchero, infatti scalarla è abbastanza faticoso, e all’inizio ci sono gli alberi bruciati: li bruciano per costruirci le case o per farci il carbone, e Jacob mi ha detto che non si dovrebbe, e non si dovrebbe se sei molto ricco e puoi fare una casa, e non si dovrebbe se sei molto povero e non hai il carbone per cuocerti il riso, così dice Jacob; è faticoso e non è sempre bello, ma quando arrivi in cima c’è un bel panorama su tutte le colline della Sierra Leone, tutte tuttissime!, le vedi fin là in fondo dove fa foschia e  le cime rotonde si sovrappongono l’una all’altra; e quando arrivi su, canti e ti dimentichi tutte le cose brutte e ti dimentichi le cose che ti hanno fatto stare male durante l’anno, perché le hai lasciate giù, a valle, le cose che ti hanno fatto stare male, e sono precipitate giù chiuse in una goccia di sudore, oppure se le sono succhiate gli insetti della foresta, oppure si sono incastrate nelle spine degli alberi con le spine. Ci sono gli alberi con le spine, e ci sono gli insetti, sì, e ci sono le scimmie, ma per fortuna stanno lontane da  noi perché avrei paura; queste che senti, Sir, non sono le urla di una scimmia vera: è Jacob che vuole farmi paura, ma io non ci casco.

L’anno scorso, quando siamo saliti l’ultima volta, a pensarci bene, non avevamo poi così tante cose da stare male. Quest’anno è stato diverso perché poco dopo la scalata dell’anno scorso è arrivata l’Ebola, lo sai che cos’è l’Ebola, Sir? Sono dovuta restare chiusa in casa per un sacco di tempo e non potevo vedere gli amici e non potevo andare a scuola. Sono tornata a scuola da poco, tipo la settimana scorsa, ma molti amici non c’erano. Alcuni torneranno più tardi, altri non torneranno proprio. La mia compagna di banco, Fatmata, non c’era.

L’Ebola se ne sta andando e forse si è portata via con sé Fatmata, Sir. Così quest’anno sono qui di nuovo a scalare la montagna di zucchero, e quando sarò in cima volgerò il viso al cielo, più in alto, oltre la bandiera della Sierra Leone, lassù, vicino alle nuvole, e saluterò Fatmata che sta in cielo, e lascerò a valle tutto quello che mi ha fatto stare male.

Ciao, Sir, ora continuo la scalata del panetto di zucchero, che c’è anche da cantare!

Ed ecco qualche immagine dalla Sugar Loaf Moutain, e a seguire la galleria qualche secondo di canti sierraleonesi in VIDEO.

[Finestra in VIDEO] Canti della Sugar Loaf Mountain (dalla pagina di facebook).

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