un impiegato in favela

Lucy’s drive (in penombra)

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 24 maggio 2015 at 17:50

Lucy's drive in penombra

Non ci molla ancora l’ebola, non ci molla ancora. Ci mollerà mai? Eppure sta tornando la vita, sulla Lucy’s drive, sir. Due cosce di pollo a 5.000 Leones sir, tre per 10.000, e 5.000 Leones per le patatine o per le planteen, sir. Perché tre costano 10.000 se due costano 5.000? Perché se ne prende tre, scegliamo quelle più grandi, sir. Ecco a lei, servito… Yessir, abbiamo aspettato un anno, abbiamo stretto i denti e la cinghia, e adesso abbiamo riaperto. Adesso si può. Fino alle sei stiamo in strada, e dopo le sei stiamo qui dentro, qui, dietro questa porta di ferro. Non ha che da bussare e sarà il benvenuto. Mi scusi, sir, qui l’elettricità pubblica non c’è mai e abbiamo dovuto vendere il generatore. Andiamo a candele qui. Ma si mangia e si mangia bene.

Una volta era diverso, questo era il ristorante migliore della zona, e di sera mettevamo la musica. Riprenderemo, small small, un passo alla volta, sir. Stiamo tornando. Avevamo già avuto dieci giorni senza ebola, e ci ha fatto morale; poi c’è stato il nuovo focolaio a Freetown, lei sa dove, vero, sir?, dalle parti della Fisher drive. Ma le famiglie dell’area sono state messe in quarantena. Non siamo soli come l’anno scorso quando tutto è cominciato, non siamo soli come saremo tra qualche mese. Affronteremo anche la Fisher drive: l’ebola se ne sta andando, se ne andrà, forse se ne andrà, e di certo la vita tornerà.

Stiamo tornando fuori, in strada. Non dimenticherò mai la penombra di quella sera, sir, la prima sera che ci è stato consentito di passeggiare in strada dopo le sei. Non abbiamo l’illuminazione in strada, sir, lungo Lucy’s drive, e neanche l’asfalto. Qualche pick-up dei bianchi avanzava lentamente e i loro fari ci facevano luce e proiettavano le nostre ombre lunghe sulla nuvola di polvere rossa che le auto sollevavano. Una, due, tre, dieci ombre di uomini e di donne e quelle più corte dei bambini lentamente passeggiavano lungo la Lucy’s drive, lunghe sagome procedevano lentamente come chi si sta riprendendo da un trauma violento e si sente cogliere da graduale, cauta serenità, come chi ancora non se la sente di lasciarsi andare a una risata piena, a un urlo di gioia; procedevano lentamente, le ombre dei sopravvissuti ai tempi dell’ebola. Era vita in penombra, era vita che torna lentamente. Noi questo desideriamo: continuare a vivere per il tempo che ci è concesso.

Passi pure, sir, passi pure dalla Lucy’s drive, anche dopo il coprifuoco, dopo le sei, anche dopo che il sole l’ha piantata di infuocare il cielo ed è scivolato tra le nuvole che stanno arrivando, le nuvole della pioggia eterna; passi, passi pure, anche dopo che il sole è scivolato giù fino a spegnersi in mare; non ha che da bussare a questa porta di ferro, sir. Noi restiamo aperti, dietro a questa serratura, fino a mezzanotte, anche di domenica.

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