un impiegato in favela

Centoventi desideri

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 28 maggio 2015 at 23:16

Centoventi desideri che formano una pila notturna, alla luce blu di uno schermo e di una lampadina alimentata da un generatore, su una scrivania.

Centoventi desideri

– Sir, ho un’esperienza molto importante nella protezione infanzia, proprio quello che cercate: ho fatto l’insegnante in un asilo nido per sette anni, poi la mia scuola ha chiuso per otto mesi e quando ha riaperto mi hanno detto che non potevano più riprendermi, sir. Sir, conosco bene i bambini del nostro Paese, e sarei fiero di poterli proteggere. In attesa della sua cortese risposta, la ringrazio, Senesie Abdul Fullah

– Sir, sono stato nelle miniere a cercare i bambini che erano stati messi a lavorare, ho parlato con le loro famiglie, mi sono occupato di quelli che erano stati messi a fare il soldato, ne ho trovati molti soprattutto a Kambia e a Port Loko, so come si fa con questi bambini, hanno bisogno di complicità, è tutto. Conto molto di poter lavorare con la sua apprezzabile organizzazione, Sir. La ringrazio, Bockarie M Thorpe

– Sir, ma i bambini hanno bisogno di qualcuno che sia un amico per loro, hanno bisogno di fidarsi, sir. Devi dire loro: “vuoi che diventiamo amici, vuoi che ti racconti qualcosa di me? Sarà un segreto, non lo dirò a nessuno.” Devi conquistare la loro fiducia, e allora potrai aiutarli. Saidu M. Conteh

– Sir, l’Excel sì che non lo so usare, Sir!

– No sir, mai chiedere loro se il padre è morto, se la madre è morta. Non bisogna mai portarli a ricordare una paura che hanno avuto, sir. Con calma. “Che cosa hai mangiato stamattina?” “Sei andato a scuola?” E poi, piano piano, quando comincia a prenderti per mano, a darti fiducia: “dove abiti di solito?”; e poi: “e perché non sei a casa?” E se non hanno voglia di rispondere, sir, bisogna dare loro tempo. Ci vuole tempo, Sir. Fatmata I. Bangura

– Sir, c’è un test di Excel? Be’ posso provare…

– Sir, mi sono laureato in Scienze Sociali perché voglio contribuire al migliorare le condizioni dei bimbi e degli adulti più vulnerabili, Sir. Ho fatto uno stage, sir, non molto di più, ma come si fa a fare esperienza se cercate solo gente con esperienza? Senesie Kamara

– Sir, no, l’Excel non lo so usare, ma imparo, imparerò Sir! Aminata Koroma

– Sir, lo so che lei pensa che siccome cammino con queste stampelle, siccome sono disabile, non riuscirò a fare chilometri alla ricerca di questo e di quel bimbo, e a stare loro dietro, e a camminare tutto il giorno per le interviste porta a porta, ma è quello che ho fatto per anni. Andavamo nelle zone rurali e nella foreste a cercare le donne maltrattate e violentate, e dopo aver camminato e camminato (dove l’auto non poteva arrivare), spiegavamo loro i diritti che hanno e a chi devono rivolgersi, e che c’è una Giustizia, Sir, e ho fatto sempre tutto su queste stampelle. Aminata Kamara

– Sir, ma sì che conosco Waterloo, ci sono cresciuta, e certo che lo so come si fa con i bambini che subiscono violenze nelle loro case, io sono stata una di loro quando ero bambina, e lo so quali sono le domande che mi feriscono e quelle che mi fanno stare meglio. Abigail Mustapha

– Sir, le sarò grata e pregherò per lei anche solo per aver letto questa mia lettera. Serah Mansaray

L’Ebola a novembre 2014 aveva già causato quasi 200.000 nuovi disoccupati (perché le imprese e le scuole si sono fermate). A fine maggio 2015 fonti ufficiali dichiarano che a causa dell’ebola c’è stato un aumento di disoccupazione del 50% nel settore privato con un calo della produzione agricola del 30% e il crollo del 60% di quella manifatturiera. Investimenti per 1,2 miliardi di dollari sono stati sospesi a causa dell’ebola. Ecco perché ogni offerta di lavoro è seguita da centinaia di candidature in pochi giorni. I nomi e i cognomi di chi ha espresso questi desideri non sono reali, o forse lo sono, e se lo sono è puramente casuale: questa gente non esiste.

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