un impiegato in favela

Il cielo dalla finestra

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 11 giugno 2015 at 10:17

Da Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno, di Un impiegato in favela

Il cielo dalla Finestra

Non esco mai, sto sempre affacciata alla Finestra.

C’è un momento della giornata, ogni giorno, in cui le tenebre fanno comunella con il fuoco e si dividono strisce di cielo e di mare e con esse giocano e fan festa. Qui il cielo è grande, il sole fa spettacolo, e le nuvole ti invitano ad affrontare l’oceano alla ricerca di nuovi orizzonti.

A seconda dell’umore del sole e delle nuvole, il cielo si tinge di tutte le gradazioni del grigio, si fa turchino e viola oppure a chiazze arancioni qua e là, e dopo un attimo le chiazze prendono ad espandersi, a poco a poco cambiano forma, e all’improvviso si confondono in un rosso intenso, come se nel cielo fosse scoppiato un incendio terribile. Arriva il mare e lo spegne. Se aspetti ancora un po’ alla finestra, arriva, dall’altro lato, la luna, che, come se ce l’avesse con il mare per aver cacciato il sole, si gonfia, si impettisce e si sgonfia e il mare di contraccolpo si agita e chiede soccorsi alla spiaggia abbracciandola maldestro. L’altra sera le ha dato un abbraccio così forte, il mare alla spiaggia, che, vedi quella staccionata?, vedi che si è sollevata dalla sabbia e si regge appena su pochi paletti instabili? Colpa della luna piena. C’è stata la luna piena e ora quella staccionata è tutta piegata verso l’alto.

No, sir, ci sono sempre stati cieli come questo, il sole, la luna, le onde e le staccionate divelte; c’erano anche ai tempi dell’ebola. Al sole, al mare, alla luna e alle nuvole non importa di che maledizioni moriamo noi quaggiù: loro continuano a fare quello che hanno sempre fatto, come gli aironi, o i quasi-aironi, che pescano e al tramonto volano a casa, e di mattina tornano a pescare di nuovo. No, non è che non ci fossero questi cieli, prima: siamo noi che per un po’ non li abbiamo guardati perché avevamo gli occhi rivolti a terra. Da qualche tempo abbiamo alzato lo sguardo. Ma non è ancora finita: per esempio, giusto l’altro giorno hanno isolato diverse famiglie a Calaba Town, nell’edificio grigio che ai tempi della guerra ospitava una caserma. E poi sa che cosa c’è, sir?, la verità gliela voglio dire io: da noi non finisce mai. Se non sarà ebola sarà qualcos’altro. Ma il cielo, almeno quello, possiamo sempre tornare ad ammirarlo. Ogni giorno ce n’è uno nuovo, e noi, affacciati alla finestra, ad esso ci abbandoniamo, e restiamo incantati davanti a ogni cielo, e lo osserviamo da lontano sopraffatti.

Tutti i cieli dedicati a un medico guarito, a un infermiere da poco dimesso, a un altro infermiere guarito, ad altri migliaia, pescatori, contadini, falegnami, insegnanti, infermieri, dottori, autisti, fabbri, impiegati che ce l’hanno fatta, e a quelli che non ce l’hanno fatta. Tutti vostri i cieli della Sierra Leone.

Un impiegato in favela

Chi è che sta in favela? Finestra su cosa?

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