un impiegato in favela

Cristo si è fermato a Ebola

In Finestra sulla terra on 24 settembre 2015 at 14:56

Da Finestra sulla terra, di Un ricercatore in favela

                 Cristo si è fermato a Ebola

Masheke è una delle tante Gagliano della Sierra Leone, una comunità di contadini che sembrano proiettati in uno spazio e in un tempo che non ci sono, sospesi, immobili, immutabili e metafisici.

L’unica via d’accesso è una strada sterrata che durante la stagione delle piogge respinge anche i più attrezzati pick-up: man mano che avanzano ballano sempre più, arrancano, e progressivamente rallentano. Poi la via comincia a stringersi sempre più fino a diventare una traccia di sentiero, allora il bestione non ci passa. Il senso di onnipotenza dato dalla guida del potente 4×4 si liquefa inesorabilmente in un batter d’occhio. Si deve scendere per proseguire a piedi.

Cristo si è fermato a Ebola

Cristo si è fermato a Ebola

Cristo si è fermato a Ebola

Avanzando sembra di venire inghiottiti dalla vegetazione, che specie nella stagione umida è violenta e color verde intenso. Quando le fauci verdi che ci sovrastano sembrano chiudersi, improvvisamente lo spazio si apre, come si sollevasse il sipario di un teatro, e appare una casa, sola e isolata su una piccola platea delimitata dalla foresta.

Cristo si è fermato a Ebola

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È la casa di una famiglia di contadini. Mattoni ottenuti con la terra, tetto di paglia e lamiera, pavimento in terra battuta. Porte e finestre (quando presenti) sono scheletri di legno bucati, crepati, rattoppati e aggrappati alle pareti in un equilibrio precario. Non rieco ad immaginare come sia vivere li dentro durante la stagione umida, quando piogge e vento sono violenti e continui…a pensarci bene anche durante la stagione secca quando il caldo è soffocante. Trovo i contadini seduti in riga addossati al muro di casa, silenziosi, magri, infangati, a volte malarici. I visi sono segnati, assorti e sospesi. L’animo in pace. Tutto attorno un groviglio di foresta e terra coltivata.

Cristo si è fermato a Ebola

Qualsiasi servizio elementare è assente: elettricità, acqua corrente, trasporti, negozi. La casa è composta da tre stanze che contengono pochi averi, qualche attrezzo, i letti…e gli animali, che sono preziosi per l’economia famigliare quasi più dei cristiani tanto da essere ospitati in casa: galline, capre e cani. Bagno e cucina non ci sono. Si cucina fuori col fuoco, quanto al bagno nel sottobosco c’è spazio per tutto e per tutti.

Cristo si è fermato a Ebola

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Come si fa a vivere (o sopravvivere) in queste condizioni? come si procura l’acqua? dove vanno a scuola i bambini? cosa si mangia?

Yes sir, mi risponde con calma e naturalezza il capo famiglia, raccogliamo l’acqua delle piogge, e durante la stagione secca la prendiamo in una pozza a 20 minuti di cammino da qui, la usiamo per bere, per usi domestici, per lavarci e per lavare i vestiti. Per il resto siamo fortunati, la scuola ad esempio dista solo 30 minuti di cammino (che i ragazzini percorrono ogni giorno, con caldo equatoriale o con piogge tropicali).

Non c’è né macchina né alcun altro mezzo motorizzato. Vivono del proprio raccolto, delle proprie bestie e di quello che da la foresta. Sono quasi del tutto autosufficienti.

Come si passa la giornata in questi villaggi?

La mattina alcuni si incamminano per portare in città, a Makeni, il raccolto dei giorni precedenti. Spesso sono le donne, il carico sempre sulla testa come si usa qui. Si portano patate dolci, legna, cassava, igname, manghi, papaie, arachidi, pannocchie, riso, cetrioli, banane, insomma tutto quello che donano la terra e la foresta. Qualche volta legato alla schiena c’è anche il figlio piccolo.

Cristo si è fermato a Ebola

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Cristo si è fermato a Ebola

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Gli uomini invece rimangono al villaggio, per la maggior parte delle ore con la schiena piegata sulla terra, per curarla e raccoglierne i frutti.

Cristo si è fermato a Ebola

Il rito si ripete continuamente, col sole o con la pioggia a seconda delle stagioni, come un ciclo eterno e immutabile. Chi porta il raccolto in città percorre anche dieci o quindici miglia a piedi, in silenzio. Qualche volta se va bene si riesce a fare parte del tragitto in okada, ma non sempre perché costa, circa duemila leones (cioè più o meno 35 centesimi). Partono prestissimo, arrivano in città quando il sole è appena sorto, vendono il raccolto ai “commercianti” (che qui significa chiunque si disponga nel mercato, a fianco della strada con qualcosa da vendere) che poi nel corso della giornata lo rivenderanno ai cittadini. Quando piove magari si incamminano un po’ più tardi per aspettare che cali di intensità, allora i mercati in città si animeranno in ritardo, i negozi apriranno più tardi, o non si apriranno proprio. Qui gli orari di esercizio li detta il meteo: sono le stagioni ad imporre tempo e durata dei commerci.

Cristo si è fermato a Ebola

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Con i soldi guadagnati comprano un po’ di cibo (quello che manca al villaggio), la poca merce che serve e si rincamminano verso casa, per la stessa strada di terra che poco a poco si restringe fino a che la vegetazione non inghiottisce nuovamente persone e merci.

Anche il virus Ebola è uscito di lì, dalla foresta. È successo in Guinea in un villaggio come Masheke poco più di un anno fa. Poi si è diffuso a macchia d’olio, è arrivato in tanti villaggi e fino a qua, fermando la vita di tutti, anche di questi contadini che hanno perso familiari (chi i figli, chi le madri e i padri, chi tutti) e non hanno potuto curare la terra per molti mesi, perdendo i raccolti e con essi cibo e reddito.

Un ricercatore in favela

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