un impiegato in favela

…e quelli che ci sono ancora

In Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno on 27 ottobre 2015 at 13:02

Da Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno, di Un impiegato in favela

Quelli che ci sono ancora dopo ebola

Alpha Bangura

Memuna Sesay

Isatu Kamara

Osman Kamara è tornato

Suliman Kamara è tornato tenendo in braccio un bambolotto che gli hanno regalato al centro ebola: un palloncino bianco bello rotondo sul quale qualche infermiere ha disegnato occhi, baffi e sorriso.

Musu Koroma ha il mal di testa, e la vista peggiora, però è viva, e questa settimana ha trovato lavoro presso una ONG e si occupa di protezione infanzia. Al mal di testa e al calo della vista si abituerà: ci si abitua a tutto. Aminata Bangura ha cinque anni, se l’erano portata via gli uomini mascherati che era ormai gennaio di quest’anno. Lei no, non era tornata: per molto tempo non l’abbiamo vista e abbiamo pensato che non sarebbe tornata più. Poi è stata ritrovata in un centro di permanenza temporanea e adesso è qui ed è viva.

Mohamed Sheik Sesay, trentacinque anni, quello che è tornato con il sacco di riso e un materasso nuovo dal centro di cura dell’ebola, non lavora e quando raccatta qualche Leone se lo beve. Si è sposato con Memunatu Kamara, quindici anni, che era tornata pure lei dal centro ebola; lei però ha frequentato un corso di tre mesi per diventare sarta, è brava e ha già clienti. Aspetta un figlio da Mohamed lo scansafatiche.

L’esercito di opoto, tutti mascherati, si è dileguato. Per le strade non ci sono più jeep e le ambulanze sono tutte parcheggiate sotto al palazzo del Ministero della Sanità e non si sa che cosa ne faranno. Il Presidente Koroma ha dichiarato che ha sconfitto l’ebola ed ha sospeso il coprifuoco. Pian piano si riaprono i bar, le baracche dei commercianti, le miniere, le scuole, le chiese e i mercati. Ieri è nata un’altra bimba, che crescerà senza aver visto nulla dei tempi peggiori dell’ebola. La chiameremo Hawa, Hawa Kamara.

Ramatu Kargbo ha perso suo padre e sua madre per l’ebola. Vivevano nelle provincie. Lei se l’è cavata e ora vive con le zie a Waterloo. I cinesi stanno costruendo un aeroporto a Songo, Port Loko, e come la ferrovia servirà ai loro affari. Forse un giorno aeroporto e ferrovia serviranno pure a noi.

Dove viviamo noi non c’è elettricità, c’è una sola strada non asfaltata, non abbiamo generatori, non abbiamo automobili. Alhaji Kanu è nata da poco. L’abbiamo presa noi per il momento ma non abbiamo niente di ciò che le serve, così forse andrà a stare da una sorella più grande. Il dottore che passava prima dell’ebola non c’è più. Alhaji l’ha vistata un dottore nuovo.

Fatmata Kamara ha la febbre, ma è solo malaria o forse morbillo, o forse tifo, o forse colera. Si vedrà. Si vedrà anche se le passerà, ma intanto sappiamo che non è ebola: è una delle malattie di prima. Fatmata tornerà. Anche l’ebola tornerà, prima o poi; speriamo poi. Nel frattempo dovremo cercare un nuovo lavoro, ché i centri ebola li hanno chiusi quasi tutti. I Fullà continueranno ad allevare bestie e a spostarsi con loro all’inseguimento dell’acqua. Affacciandosi alla finestra verso Lumley, il cielo assume un aspetto più sereno, e il sole, che prima tramontava di fronte, adesso non lo vedi più quando si tuffa in mare: si nasconde dietro a un albero sui rami del quale i ragni si sono fatti una folla. Sembra che volino e restano immobili nel centro dei loro nidi dalle tessiture che luccicano al sole. I falchi volano e restano sospesi in mezzo al cielo con le ali spiegate, fino a che qualcosa non li convince a lanciarsi in picchiata; chiudono le ali, all’improvviso si fiondano verso terra puntando il becco rapace, e all’improvviso riaprono le ali, riprendono quota e tornano a galla sorretti dal nulla. Il mango sta fiorendo. Sta arrivando la stagione secca, che durerà almeno cinque mesi. Dopo temporali e alluvioni, dopo piogge senza fine, dopo la veemenza delle piene che a lungo hanno interrotto il passaggio mettendosi di traverso alle poche strade accessibili, verrà a mancare l’acqua. Mancando l’acqua verrà a mancare l’elettricità, ma questo è un problema dei pochi che l’elettricità ce l’hanno. I quasi-aironi continuano il loro volo, sempre lo stesso: all’alba verso il mare, al tramonto in direzione contraria. Come prima dell’ebola, come durante l’ebola, anche dopo l’ebola ogni giornata inizierà al mattino e finirà la sera. Che cosa sia successo prima e che cosa succederà dopo, come sempre, a noi non è dato sapere. Restiamo aggrappati alla vita in attesa della prossima guerra e della prossima epidemia.

12 giorni senza nuovi infetti a dichiarare l’ebola finita in Sierra Leone. 2 giorni al rimpatrio di Un impiegato in favela. Il capitolo Finestra sulla Sierra Leone Il ritorno chiuderà dopo il consueto ultimo racconto e dopo una novità. Finestra sulla favela resterà aperta ancora per qualche tempo sull’area rurale sierraleonese, con Finestra sulla terra di Un ricercatore in favela.

Chi è che sta in favela?

Finestra su cosa?

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