un impiegato in favela

Operazione trasparenza in via della povertà

In Finestra sulla terra on 2 dicembre 2015 at 09:17

Da Finestra sulla terra, di Un ricercatore in favela

In Sierra Leone la corruzione è molto diffusa. Secondo il corruption perceptions index, questo paese si colloca al 119° posto su 174 (dati del 2014). C’è chi dice che non sia un problema che riguarda esclusivamente gli uffici pubblici, la classe politica e i ricchi funzionari di Stato, ma che qui tutti in quanto sierraleonesi o africani siano corrotti o corruttibili… insomma, bramosi di soldi. Non so se è veramente così, conosco persone che non mi sembrano meritare questa etichetta. Allora, in nome della trasparenza, pubblico gli stipendi di un po’ di lavoratori… quei pochi che un lavoro ce l’hanno si intende, sì, perché in Sierra Leone questi sono una minoranza della popolazione.

David, cleaner. Contratto bimensile a tempo pieno, 5 giorni la settimana, 8h al giorno. Il suo è l’unico stipendio che arriva in famiglia dove mantiene moglie e 2 figlie. Ma questo non vuol dire nulla, qui chiunque ha la fortuna di avere un lavoro stipendiato riceve richieste di finanziamento da parte di zii, cugini, fratelli. Di norma una quindicina-ventina di parenti di diverso grado. A volte per questo chi può cambia città di proposito, dove non ci sono parenti, e fa perdere le tracce di sé. Dicevamo, salario di 500.000 leones/mese (equivalenti a 90-100 euro, a seconda del cambio). È il minimo salariale previsto per legge, una conquista recente, pochi anni fa non c’era quindi gli stipendi potevano essere anche molto inferiori. Tuttavia dal prossimo mese il suo contratto sarà ridotto a 3 giorni di lavoro per settimana, con conseguente aggiustamento di stipendio a 360.000 leones (65-70 euro/mese).

Operazione trasparenza in via della povertà

Benjamin e Osman, insegnanti, rispettivamente in una primary e in una secondary school. 500.000 leones al mese ora che c’è il minimo salariale (90-100 euro), prima 300.000 leones al mese (55-60 euro).

Operazione trasparenza in via della povertà

Mohamed, social mobilizer (cioè quello che va a coinvolgere i membri delle comunità locali nei progetti di sviluppo promossi dai vari ministeri), 200.000 leones al mese (35-40 euro).

Operazione trasparenza in via della povertà

Margaret, cleaner. Ragazza-mamma, da sola provvede a sé e alla piccola figlia, vive in una stanza comune con altre persone (chi e quante non so, ma non sono meno di una decina). Lavora 2 giorni la settimana con paga di 30.000 leones al giorno (5-6 euro).

Operazione trasparenza in via della povertà

Isatu, 60 anni, lavora noci di anacardio: compera le noci dai contadini, le rompe, ne estrae i noccioli, ne rimuove la pelle, li arrostisce, aggiunge il sale e li rivende in sacchetti di plastica. Così racimola 200.000 leones/mese (35-40 euro). In famiglia sono in 8.

Operazione trasparenza in via della povertà

Daniel (61 anni), fa il vivaista nel vivaio regionale del Ministero dell’Agricoltura. Riceve i semi, li pianta in sacchetti di plastica che riempie di terra, li innaffia mattina e sera finché non germogliano, se ne prende cura e poi, quando le nuove piantine sono cresciute al punto giusto, le fornisce ai contadini. 1.200.000 leones/anno (225-230 euro).

Operazione trasparenza in via della povertà

John, contadino, 16 figli. Coltiva tutto quello che può, con il raccolto sfama la famiglia, il surplus lo scambia con i contadini vicini dai quali in cambio riceve varietà che lui non ha seminato. E se gli rimane ancora qualcosa lo va a vendere in città per comperare quello che manca in casa e qualche vestito per i figli. Reddito complessivo difficile da definire, comunque non molto superiore a 1.000.000 leones l’anno (circa 190 euro).

Operazione trasparenza in via della povertà

Molti altri fanno lavori giornalieri, ad esempio trasportano sulle spalle o trainano merci le più disparate da un punto ad un’altro della città, per 8 ore di fila. Il tutto per non più di 20.000 leones al giorno (neanche 4 euro).

Operazione trasparenza in via della povertà

Si vabbè, ma quanto costa la vita in Sierra Leone? 5-8.000 leones è il costo di un piatto di riso, 10-15.000 leones un piatto di pollo con patatine, 2.000 leones il costo di una pagnotta, 2-3.000 leones per una manciata di patate dolci o di cassava, 4.000 leones per una bottiglia di acqua da 1,5 litri, 5.000 leones per un casco di banane, 5-20.000 leones il costo del trasporto per raggiungere la città più vicina dal villaggio (a seconda della lontananza).

1.100.000-1.400.000 leones al mese è la somma minima di cui io, opoto, ho bisogno per vivere, all-inclusive. Si vabbè ma l’opoto si tratta bene, di norma è capriccioso e viziato, e ha un tenore di vita ben più alto rispetto agli standard locali. L’opoto però ha zero figli, zero mogli e zero parenti da mantenere. E non ha spese per la casa. In verità, se l’opoto in questione fosse meno tirchio e più giovanile probabilmente arriverebbe senza difficoltà a spendere anche 2-3.000.000 e oltre di leones al mese, come la maggior parte degli altri opoto che vivono qui, e sebbene la vita mondana a Makeni sia tutt’altro che vivace.

L’opoto ha chiaro il significato della corruzione e il confine tra ciò che è per bene e ciò che non lo è. Per il cleaner, l’insegnante, il social mobilizer, i contadini, i venditori di strada, i lavoratori giornalieri e per la maggior parte della popolazione sierraleonese che non percepisce un salario e che vive con meno di 1 euro al giorno, dove si colloca questo confine? È sicuramente meglio definito quello tra sopravvivenza e disagio.

 

Un ricercatore in favela

Finestra su cosa?

Chi è che sta in favela?

N.d.R. Navigando per i Sud del mondo. È uscito “Finestra sulla favela – Racconti e immagini dalla Rocinha di Rio”, di Marco Loiodice, inserti fotografici di Antonio Spirito. È disponibile su Amazon e Kindle Store per Kindle e dispositivi con applicazione Kindle a questo link: http://www.amazon.it/dp/B017ET69F4

Trentasei racconti brevi, corredati di una galleria di immagini di volti, vicoli e panorami, affiorati da due anni di vita di un ex-impiegato occidentale nella favela Rocinha di Rio de Janeiro, la più grande favela del Sudamerica. Uno strano viaggio da leggere e guardare che ti farà conoscere gli aspetti più duri di un’area metropolitana afflitta dalla grave carenza delle infrastrutture che dovrebbero garantire agli abitanti i diritti alla salute e all’educazione, spossata dalla storica guerra contro il narcotraffico, dai pregiudizi del mondo di fuori; e che ti porterà a vivere la rivelazione della bellezza di un popolo estremamente giovane, ricco di amore per la vita nonostante tutto.

Per saperne di più, Scorci di favela.

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