un impiegato in favela

Il libro della giungla sierraleonese (l’ultima favola de #finestrasullaterra)

In Finestra sulla terra on 16 marzo 2016 at 13:08

Da Finestra sulla terra, di Un ricercatore in favela

Qui l’uomo bianco viene chiamato opoto. Il termine deriva da o português (il portoghese) perché portoghesi furono i primi bianchi visti e conosciuti su queste terre e quindi diventati i “bianchi” per antonomasia. L’opoto per i bambini dei villaggi è una creatura curiosa, fantastica e dal potere magnetico. Ne sono letteralmente catturati.

Libri della giungla

Alcuni al passaggio dell’opoto si paralizzano, e impietriti dalla visione seguono con lo sguardo il suo transito, straniti e immobili come stregati da un incantesimo. Molti, la maggior parte, ne sono invece divertiti: ridono euforici, ti salutano e ti corrono incontro come si corre verso una giostra quando in paese c’è la sagra. Qualcuno (pochi) scoppia a piangere impaurito e scappa tra le braccia amiche più vicine.

Libri della Giungla

Libri della giungla

Libri della giungla

Ma per tutti i bambini l’opoto è soprattutto un’attrazione irresistibile e, quando ne avvistano uno, nessuno di loro, proprio nessuno, si trattiene dall’additarlo pronunciando la parola magica: “o-po-to“. I più timidi la dicono una volta sola e sottovoce, i più vivaci di continuo come una cantilena. E allora il transito del white man non passa mai inosservato, è accompagnato da una scia di “o-po-to, o-po-to, o-po-to, …” che attira tutti gli altri piccoli del villaggio: sbucano da capanne, dal bosco, da dietro un masso, ovunque, ce ne sono tantissimi. Accorrono, e all’avanzare dell’opoto si compone via via un corridoio di marmocchi che accompagnano il passaggio scanzonando: “o-po-to, o-po-to, o-po-to, …”! Per i bambini dei villaggi il richiamo dell’opoto è una legge fondamentale della natura, questa parola deve in qualche modo uscire dalle loro bocche, per forza, come una bolla d’aria che dall’acqua profonda raggiunge inevitabilmente la superficie.

Libri della giungla

I bambini di questi villaggi non sono come gli altri. Sono vestiti di stracci e già in tenera età conoscono nomi e proprietà di alberi, arbusti ed erbe che popolano l’ambiente attorno, specialmente delle specie commestibili o con qualche utilità. Più che bambini sono cuccioli d’uomo, piccoli Mowgli abili a sfruttare le risorse dell’ambiente naturale nel quale il villaggio è immerso. Se ci si addentra nella giungla con loro c’è molto da imparare, è come avere accanto un manuale di botanica interattivo delle specie da raccogliere e mangiare, una conoscenza tradizionale e contadina ormai quasi innata e costruita con paziente minuzia e continua ricerca nel corso del tempo dalle generazioni vissute lì, in un rapporto di continuo scambio e mutua dipendenza con l’ambiente.

Libri della giungla

Libri della giungla

Piccoli Mowgli

Questo libro della giungla è ambientato a Bumba e racconta alcune delle loro storie. La favola di questo libro è per loro e con questo Finestra sulla terra si congeda dai piccoli amici che l’hanno popolata nel corso dell’anno appena trascorso.

Il libro della Giungla sierraleonese, la favola finale de Finestra sulla terra

Bumba è un isolato villaggio Limba che si trova in mezzo a foreste tropicali racchiuse da colline di granito. I Limba sono una tribù presente perlopiù nel nord del paese e sono in maggioranza contadini. Il sostentamento dei loro villaggi si basa principalmente su agricoltura e raccolta.

Libri della giungla

Libri della giungla

Bumba

Aminata e Abu abitano a Bumba e sono due esempi di piccoli Mowgli. Come tutti i bambini non resistono alla tentazione dell’opoto e un giorno, quando uno di loro è arrivato al villaggio, gli sono subito andati incontro per fare amicizia.

Libri della giungla

Aminata e Abu

Aminata

Aminata

Abu

Abu

Dopo aver scambiato qualche parola, su richiesta dell’opoto, lo hanno accompagnato dal Chief del villaggio che gli ha dato il benvenuto e lo ha accolto formalmente.

Libri della giungla

Il Chief del villaggio

Chief e opoto hanno discusso cordialmente per un po’. L’opoto ha spiegato che era venuto fin lì per visitare la valle e ha chiesto e ottenuto l’approvazione del Chief. Allora Aminata e Abu si sono subito offerti per accompagnarlo: quando ricapita un’occasione così ghiotta per stare vicino a uno di loro?! La Compagnia della Giungla è dunque fatta e pronta per addentrarsi nel bush. Ma il bush, si sa, può riservare qualche insidia, così Abu per l’occasione si è armato di una potente fettuccia recuperata da un paio di pantaloni strappati. Non si sa mai, è meglio farsi trovare pronti per ogni evenienza: la sicurezza prima di tutto.

Libri della giungla

Aminata e Abu sono entusiasti della presenza dell’opoto e, stimolati dal curioso compagno, cominciano ben presto la loro personale lezione di botanica. Man mano che avvistano le diverse specie vegetali che popolano il loro “habitat”, in particolare quelle che compongono la loro dieta o che hanno una qualche utilità per l’economia del villaggio, ne svelano segreti e proprietà: krain krain, ocra, riso, yam, cassava, palme da dattero, palme da cocco, manghi, anacardi, ananas, papaie, avocadi, canna da zucchero, ananas, fagioli, patate dolci, arachidi, mais, banane.

Libri della giungla

Lungo il percorso la Compagnia transita spesso sotto giganteschi cotton tree, alberi magnifici e monumentali che si innalzano come colonne nella foresta. Abu e Aminata spiegano che nei villaggi immersi nella giungla questi giganti venivano usati dagli abitanti come vedette. Sentinelle si arrampicavano fin sulla cima per vigilare il territorio circostante e allertare il villaggio in caso di minacce o se si avvicinavano forestieri. Molti villaggi sono ancora oggi annunciati da cotton trees.

Piccolo arboreto della Sierra Leone

Nel bush la Compagnia si imbatte anche in incontri singolari, infatti esso non è deserto ma popolato dagli abitanti dei villaggi circostanti che continuamente vi si addentrano per sfruttarne le risorse al servizio delle loro attività quotidiane. Hammed è uno di loro e ha una certa dimestichezza e abilità col Popolo del Veleno.

Libri della giungla

Da sempre l’opoto è una buona preda a cui vendere qualcosa e spillare qualche soldo, lo si sa anche nei villaggi più remoti e isolati. Anche Hammed lo sa e l’unica cosa che ha per le mani in quel momento è un pitone; il business di giornata vien da sé.

Yes Sir!, te lo vendo per 15.000 Leones soltanto, prezzo speciale solo per te, dice Hammed.

Grazie della proposta Hammed, risponde l’opoto, ma un pitone non mi serve, che ci faccio? I serpenti mi fan pure paura.

Semplice Sir, replica Hammed con naturalezza, te lo cucini e te lo mangi. E se vuoi, puoi rivendere la sua pelle, che vuoi di più!

Hammed non è uno che molla facilmente la sua preda ed è stata dura per l’opoto farlo desistere dal suo intento, ma una volta liberatisi di lui e del pitone la Compagnia della Giungla continua la sua marcia e guadagna il fiume dove gli abitanti del villaggio vengono per rifornirsi dell’acqua che usano per bere, cucinare, per il bucato e per tutte le altre faccende domestiche.

Libri della giungla

Aminata e Abu subito ne vogliono approfittare per dissetarsi ma l’opoto non vuole bere quest’acqua, non è abituato, si ammalerebbe di tifo e chissà cos’altro. A risolvere la disputa arriva il grande Guardiano del fiume che è solito venire ad accogliere gli avventori.

Libri della giungla

Abu e Aminata conoscono il Guardiano e rassicurano l’opoto.

Non fa del male, Sir, ma è buona usanza portare qualcosa in dono per ricevere la sua benedizione.

L’opoto ha con sé solo un pezzo di pane e senza farselo ripetere due volte lo offre volentieri al Guardiano che dimostra di apprezzare.

Libri della giungla

Ora che il Guardiano è stato esaudito i tre avventurieri possono finalmente usare l’acqua per rinfrescarsi un po’, ovviamente in un angolino appartato e protetto tra le rocce, si capisce bene, non sia mai che al Guardiano venga voglia di altro da mangiare!

Libri della giungla

La marcia della Compagnia della Giungla prosegue e dopo un po’ di cammino i tre guadagnano un’altura dalla quale si vede la famosa Città dei Re sierraleonese.

Libri della giungla

Questa Città dei Re è in realtà chiamata dai sierraleonesi la Città dei Diamanti. È Koidu, capitale del distretto di Kono, dove si concentrano i giacimenti di diamanti del paese, quelli noti non solo qui per essere stati insanguinati. L’area attorno a Koidu è il cuore delle attività estrattive e per questo centro di attrazione di molti big man e compagnie straniere che hanno ottenuto le concessioni da Freetown. I diamanti vengono estratti dal grande fiume setacciando i suoi depositi e lui, silenzioso, porta come ferite i segni dell’attività estrattiva.

Libri della giungla

Libri della giungla

Libri della giungla

Qui il grande fiume ha un volto diverso, le sue acque sono torbide per il continuo setaccio dei sui fondali. Un tempo anche questo era regno del grande Guardiano ma con l’inizio delle estrazioni è stato spodestato e confinato più a monte. Qui il Guardiano è ormai un Re senza corona, i padroni sono diventati altri.

L’opoto non capisce, perché il grande Guardiano ha permesso che questo accadesse? perché ha ceduto il suo regno o perché non lo ha riconquistato, grande e forte com’è? Abu e Aminata sorridono all’opoto. Qui il grande Guardiano non può nulla, si dice che gli uomini delle compagnie buttino acidi nelle acque per impedire che gli indigeni o altri possano appropriarsi dei loro diamanti. Come potrebbe il Guardiano nuotare qui e custodire ancora il fiume? non c’è più vita in queste acque avvelenate e torbide. Dicono che gli abitanti dei villaggi attorno a Koidu che sono ingaggiati dalle compagnie nelle attività estrattive abbiano la pelle delle mani bruciata e che perdano le unghie delle dita a forza di setacciare le acque del fiume contaminate di acido. I diamanti transitano tra le loro mani bruciate per pochi secondi in cambio di un misero salario. Si dice che di denaro ne abbiano guadagnato molto di più i funzionari di Freetown che hanno rilasciato le concessioni estrattive alle compagnie.

Libri della giungla

Il tramonto si avvicina ed è ora di tornare a casa. La Compagnia della Giungla riprende in silenzio la via del ritorno e ridiscende l’altura lasciandosi alle spalle la Città dei Diamanti con il suo fiume avvelenato, il grande Guardiano orfano di corona e il bush con le sue creature.

A sera, nel villaggio di Bumba, la Compagnia della Giungla si scioglie per sempre. Aminata e Abu sono stati ricambiati per la compagnia e le lezioni a suon di foto scattate dall’opoto (vedersi ritratti in foto è un’altra attrazione irresistibile per i bambini dei villaggi, quasi come un opoto in carne e ossa). L’opoto se ne tornerà presto al suo Paese e non rivedrà una nuova stagione dei manghi. Quanto alla giungla è tornata alla sua vita normale e silenziosa, governata dalle sue leggi che gli opoto non comprendono e che ogni tanto stravolgono.

 

Un ricercatore in favela

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