un impiegato in favela

Sud del Nord o Nord del Sud?

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 14 aprile 2016 at 08:50

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

Boko Haram Abubakar Shekau "surrender"

Abuja, al centro della Nigeria, tra Nord e Sud, tra Sud e Nord, città nuova, ordinata, priva di fogne a cielo aperto, dalle strade ampie, asfaltate, dalle zone residenziali, ristoranti, discoteche; al centro la moschea nazionale dalla cupola dorata e gli altissimi minareti, poco distante i palazzi della classe politica dirigenziale, a metà tra Nord e Sud. In periferia i cantieri continuano a crescere per trasformarsi in condomini che resteranno vuoti, perché vengono costruiti allora? Com’è diversa questa città da Freetown, enorme favela. Dov’è la periferia, dov’è la favela, dov’è il Sud di questo Centro? Per il momento lo scorgo appena nei furgoncini a tre ruote giallo-verdi messi in moto dalla spinta di un socio dell’autista, che perplesso se ne sta raggomitolato in una piccola cabina e abbracciato al volante guida contromano tra slalom e inversioni a U per divincolarsi dal traffico impazzito, come fanno i mototassisti della Rocinha e i poda poda sierraleonesi; ecco, di favela ne scorgo un po’ tra un cantiere e l’altro, dove si insinua un ruscello dimenticato: qui una donna si è acquattata a ripulire un infante e ora che passiamo noi ricopre le nudità di lei e del bimbo con un mantello colorato; ecco, anche qui, al semaforo, dove un gruppetto di tre bambini armeggia con un secchio e un lavavetri: quello dei tre più grande li strappa dalle mani di uno dei due più piccoli e, non soddisfatto del lavoro di questo, li passa a quell’altro che poi spinge in mezzo alla strada verso qualche parabrezza con le sue zanzare spiaccicate; ecco, il mercato delle verdure sui banconi di legno, le patate, i manghi, i pomodori raccolti nelle ceste, al fianco del colossale centro commerciale appena costruito: splendente, profumato, dagli scaffali che offrono mille varietà di succhi di frutta e biscotti e metri di frigoriferi stracolmi di carne, a fianco dei quali le ragazze si scattano i selfie, Sud e Nord. Abuja, al Centro, tra il Sud del petrolio e il Nord del Sahel, ai margini del deserto che ogni giorno avanza verso Sud rosicchiando un po’ di verde agli allevatori nomadi, i Fulani, e ai contadini, così che questi e quelli sono costretti a spostarsi sempre di più da Nord verso Sud. Nigeria, Paese dal PIL più alto dell’Africa per l’esportazione del petrolio, il Nord. Ma c’è un Sud in questo Nord: da più di un mese per le strade larghe di Abuja si scorgono file di due o tre chilometri di auto ferme sotto al sole, portiere aperte e autisti che aspettano. Aspettano almeno cinque ore per raggiungere la loro destinazione. Che cosa aspettano? Fanno la coda per il rifornimento di carburante per le auto e per i generatori: viene razionato e sono pochissime le stazioni che ce l’hanno. In un Paese produttore ed esportatore di petrolio, il petrolio da un mese manca e si arriva ad importarlo. Ma il vero Sud di questo Nord sta ancora più a Nord. A Nord della Nigeria, Boko Haram, che vuol dire “l’istruzione occidentale è proibita”, alleata dello Stato Islamico, almeno dal 2009 si è prodotto in un’avanzata violenta tra attentati kamikaze, rapimenti e torture, che ha portato il “gruppo terroristico” (che qui preferiamo chiamare “gruppo armato di opposizione”) ad occupare una regione intera dell’Africa nordoccidentale che passa da alcuni stati del nord della Nigeria e attraversa il nord del Camerun e il sud del Niger e del Ciad. I Boko Haram hanno avuto una risonanza mediatica nel Nord del mondo (nel nostro Nord) nel 2014, quando, dopo aver rapito le 276 ragazze di Chibok, sono stati lanciati dalla campagna #bringbackourgirls. Da allora delle nostre ragazze ne sono tornate indietro cinquanta e le altre non si sa ancora dove siano. Attualmente il Governo nigeriano ha dichiarato che la situazione è sostanzialmente risolta e che il gruppo armato di opposizione si è arreso; è uscito anche un video di apparente e ambigua resa di Abubakar Shekau, il capo dell’organizzazione, e qualcuno sussurra che laggiù in fondo si sentono ancora spari. Comunque, a causa di tutto ciò, in questo momento dalla Finestra si scorgono due milioni di profughi che vagano per gli stati ai confini della regione occupata. Di questi più della metà sono bambini, molti sono soli, si sono persi. Come stai? Cosa fai? Per qualche mese seguirò il nord della Nigeria insieme a COOPI con due progetti: uno di protezione infanzia finanziato da Unicef (con attività di identificazione, supporto psicologico, supporto con beni di prima necessità) e l’altro di nutrizione finanziato dalla Commissione Europea (controllo di malnutrizione, formazione alle madri per una corretta nutrizione dei più piccoli) a beneficio dei bambini che fanno parte di quest’ondata di profughi. La Finestra racconterà di Abuja, di questi bambini, delle comunità che li accolgono nello stato di Yobe, di Sud e Nord capovolti e di tutto quello che capiterà e che non capiterà, che si sentirà e che non si sentirà sotto l’arco visuale di chi vi si affaccia. Resti con me?

MichelleObamaBringBackOurGirls da mashable.com

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