un impiegato in favela

Transahelian Airway

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 18 maggio 2016 at 18:27

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

Transahelian Airway

Noi abitiamo là, in quel recinto di paglia e rami che ci proteggono un po’ dalla sabbia (soprattutto quando si solleva in trombe d’aria) e dagli animali che non sono nostri amici, lì c’è il nostro villaggio. Sei capanne e un pozzo, poi ci sono le capre, che sono nostre amiche – hai visto quelle lì piccole? se le afferro per le zampette loro si capitombolano e la madre fa come per incornarmi ma poi mi fissa e mi bela con la lingua di fuori, non fa altro, tanto lo sa che non faccio niente (e sa anche che con me non vincerebbe) –, poi ci sono le vacche e laggiù i dromedari; poi ci sono i lucertoloni che sono buffi ma non servono a niente; poi ci sono i cobra e le vipere ed è anche per loro che stiamo dentro al recinto.

Le femmine se ne stanno per conto loro e giocano all’altalena con la corda legata a un ramo forte dell’albero di caju. Noi altri, che siamo più grandi, trasportiamo sulla capoccia fasci di legna e quello che serve. Nelle ore più calde ci piazziamo per conto nostro sotto il cono d’ombra di quel mango laggiù. Usiamo la sabbia come sedile, il tronco come schienale e l’ombra per farci fresco. Qui ci dividiamo Fufu e Yam, vuoi un po’? Di notte si passeggia e i fratelli più grandi vanno a piedi ai banchetti di Dutzu. Bisogna camminare un po’ ma lì c’è la luce anche di notte, la musica, ci arrostiscono i polli e la suya e si può bere un fresh drink.

Io fin là ancora non ci posso andare, anche se una volta la strada l’ho fatta con gli amici. Ma è oggi che è successa una di quelle cose che ti cambiano la giornata. Una di quelle automobili che passano per la strada si è fermata sotto il cono d’ombra dell’albero dove mangiavamo il nostro Fufu e Yam. Dall’automobile sono usciti due che sembravano ciainis pipol. C’è chi dice che erano turchi; ma io non lo so che come sono i turchi. Hanno aperto il coperchio dell’auto, qualcuno ha toccato qualcosa con la mano, ha spostato la testa veloce e l’automobile ha fatto uno spruzzo alto che faceva: fiiiizzzzz! I ciainis pipol avevano i telefoni e ci gridavano dentro. Dopo un po’ il fiz è diminuito e poi ha smesso. I ciainis pipol stavano lì e di tanto in tanto ci guardavano. A un certo punto uno di loro ha fatto come per chiamarmi dicendo qualcosa di strano, allora io mi sono alzato e sono andato da lui. Mi ha chiesto se andavo a prendere dell’acqua per loro. Non sapevo che fare. Ho chiesto consiglio al vecchio del villaggio, che mi ha dato il permesso di portargliela. Mi sono preso una tinozza, sono andato al pozzo e l’ho riempita. Gliel’ho portata e sembravano felici. Hanno messo l’acqua nell’automobile, nel buco che prima faceva fiiizzzz; poi hanno riempito delle bottiglie di plastica. Quando hanno finito l’acqua mi hanno chiamato di nuovo (io ero tornato a guardarli da sotto l’albero) e mi hanno dato una banconota, erano 5 Naira! Adesso non so che cosa ci farò ma comincerò a pensarci da stanotte. Intato i ciainis pipol sono entrati nell’auto, hanno chiuso le porte e i finestrini e se ne sono andati. Che giornata! Per me è stata una giornata fortunata, per loro non lo so perché dopo un’ora, mentre io me ne stavo sotto all’ombra di un altro albero (le ombre si spostano intanto che la giornata passa e alla fine, di notte, spariscono), li ho visti tornare dall’altra corsia, venivano dalla direzione contraria. Si sono fermati e hanno fatto di nuovo fizzz, hanno usato la mia acqua, quella che avevano infilato nella bottiglia di plastica e sono ripartiti ancora. Chissà dove sono andati e se si saranno fermati di nuovo a fare fizzz.

Una volta è venuta una persona al villaggio a farci la scuola e ci ha spiegato che andando dritti per questa strada, sempre dritto, ma senza mai fermarsi, oltre i banchetti di Dutzu, oltre Azare, oltre Potiskum, oltre Damaturu, oltre Maiduguri, si arriva al lago del Chad attraversando il Camerun; e che poi si può arrivare addirittura fino al Sudan e forse fino ad Addis Abeba, che però non so che cosa sia. Forse voleva dire che per questa strada si possono raggiungere villaggi molto lontani. Chissà da dove vengono queste persone simili ai ciainis pipol con le automobili che fanno fiz. Comunque per me saranno sempre i benvenuti e porterò loro tutte le tinozze d’acqua che vorranno se in cambio mi daranno delle banconote. Che dio li assista in questo loro misterioso vagare.

Finestra su cosa?

Chi è che sta in favela?

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