un impiegato in favela

Dear Sir

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 4 giugno 2016 at 19:02

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

Dear Sir

“Purtroppo parte delle mie terre sono finite nelle aree interdette e questo lavoro mi permetterebbe di tirare avanti con la mia famiglia fino a che la crisi non si risolve.”

“Ho avuto modo di imparare come convivere con persone che hanno provenienze diverse, infatti in passato sono stato arruolato al Servizio Nazionale della Gioventù, il che mi ha anche insegnato come adattarmi a vivere nelle aree rurali, senza rete elettrica e senza servizio di acqua corrente. Mi piace molto leggere e ho buone capacità analitiche; ho buone doti di comunicazione e di relazioni interpersonali. Sono capace di lavorare in squadra, anche sotto stress; parlo inglese correntemente.”

“Dear Sir, ho lavorato da volontario di comunità, per esempio al controllo del traffico, fuori da Saminaka, nello stato di Kaduna. Signore, lei sa che attività come Workshop di formazione e mobilitazione comunitaria sono una delle cause dell’aumento di incidenti stradali, e io sarei a disposizione per intraprendere azioni di mitigazione di questo rischio.”

“Dear Sir, sono – direttamente o indirettamente – vittima di questa insorgenza, e mi appassionerebbe partecipare al supporto dei rifugiati interni e dei più vulnerabili, soprattutto quelli che non hanno di che mangiare.”

“Dear Sir,

L’alleviamento dalla porvertà comincia dal cambiamento della mentalità di ognuno di noi, prima ancora che dall’accesso al cibo dall’assicurare un rifugio sicuro. Se non cambia la mentalità, gli individui non troveranno la via per migliorare la propria vita e continueranno a dipendere dall’assistenza del governo.

Sono laureata in Pubblica Amministrazione presso l’univeristà di Abuja. Sono molto motivata, con una forza interiore che mi porta oltre i limiti degli obiettivi preposti. Parlo Ibgo, sono nata a Kano e sono stata cresciuta ad Abuja, dove ho anche imparato l’Hausa.

Sebbene all’inizio abbia dovuto affrontare la sfida dell’essere mamma giovane e sola, ho successivamente trovato la motivazione a tornare a scuola e a prendere la laurea. Mi sono pagata da sola le tasse scolastiche mentre mi occupavo di assicurare a mio figlio le risorse necessarie alla sua crescita. Ho fatto questo assumendo incarichi temporanei di governante, lavorando presso la fabbrica di tessuti e esercendo l’arte del make-up.

Per continuare con la mia educazione e allo stesso tempo non mancare alle mie responsabilità, ho accettato l’offerta di aiuto di una giovane ragazza che si è presa cura di mio figlio mentre dovevo stare a lavoro. Questa ragazza mi ha dato molti consigli e mi ha protetto perché stessi lontana dalla strada e da vizi sbagliati. Il suo amore e la sua guida mi ha aiutata ad arrivare al conseguimento della laurea, dopo di che ho cercato di cavarmela sempre più autonomamente.

Tutto questo mi ha portato ad amare i giovani e a volerli aiutarli come qualcuno ha fatto con me. Credo nella riduzione della povertà, che possa essere ridotta al minimo, e sono convinta della necessità che ai giovani sia data l’opportunità di crescere con le loro capacità, opportunità che spesso alle persone più adulte è stata negata, che possano rendersi indipendenti dalla famiglia e dalla società, e che tutto ciò possa portare alla riduzione della povertà e del crimine.”

Boko Haram, uno dei gruppi armati più letali del mondo, sta portando avanti un’insorgenza estremista nel nome della creazione di un califfato islamico. Questo violento conflitto, che ancora ha luogo nella Nigeria del nord-est, dal 2009 ha provocato la morte violentadi quasi 17.000 persone, il dislocamento di quasi 2,2 milioni di persone, la devastazione di migliaia di comunità nigeriane e il rallentamento dell’economia. Oltre che dagli scontri a fuoco, negli ultimi anni le città nigeriane sono affiltte da un aumento degli attacchi suicida, per la maggior parte realizzati da giovani e bambini, in gran parte femmine, spesso di età non maggiore di otto anni. Le forze nigeriane e regionali stanno facendo progressi nella soppressione di Boko Haram e il Presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha deciso che lo Stato ha “tecnicamente vinto la guerra”. Tuttavia gli attacchi mortali continuano. Molte famiglie dislocate hanno paura di tornare a casa. Per la maggior parte della popolazione della regione, il ripristino di una comunità sicura e prospera sembra un obiettivo lontano.

(Quest’ultimo passaggio su Boko Haram in Nigeria è tratto e tradotto da “Motivations and empty promises”, studio di Mercy Corps di cui con il prossimo racconto si condividerà di più).

Finestra su cosa?

Chi è che sta in favela?

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