un impiegato in favela

L’uomo che guarda / Il seguito della storia

In Lookman, l'uomo che guarda on 24 giugno 2016 at 08:49

Di Lookman, di Un impiegato in favela

Stamattina mi ritrovo con la notizia che… ma procediamo con ordine. Te la ricordi la storia di Lookman, l’uomo che guarda? Se non te la ricordi, eccola qua sotto, riscritta, perché di tempo da allora ne è passato, e integrata con l’aggiornamento di questa mattina. Quello che non cambia è che anche oggi come allora, questa è una storia vera!

Lookman

L’uomo che guarda

Sierra Leone, Paese di pesca, palme, caju, manghi, mangrovie, aquile, championmango fly, falchi e avvoltoi. Il popolo sierraleonese prega, prega un solo dio: i cristiani condividono la moschea nella preghiera del venerdì, i musulmani partecipano alla messa della domenica; insieme in un solo ballo, in un solo canto. Un bimbo corre felice con un pesce più grande di lui tra le braccia, attraversa la strada asfaltata, si lancia lungo una scoscesa strada sterrata; nella penombra delle palme, dei banani e dei manghi, imbocca un groviglio di sentieri infangati, continua la corsa, attraversa il villaggio, si catapulta dentro a una casa dal tetto di zinco senza porte e senza finestre, appoggia il pesce sul tavolo di legno. Vede una bottiglia. Ha sete, l’afferra e ingolla una sorsata. Lo travolge un bruciore forte, il dolore più forte mai provato, tra i denti, in gola e nello stomaco. La sua vita non sarà più come prima. Se sopravvivrà, la sua vita cambierà per sempre.

La prima volta che incontrai Lookman fu all’ospedale chirurgico di Emergency in Sierra Leone: me lo presentò Sara dopo che l’epidemia di ebola era calata e i posti di blocco tra un distretto e l’altro, tra una comunità e l’altra, erano stati rilassati. Prima di allora, per molto tempo non aveva potuto spostarsi e il posto di blocco avrebbe potuto essergli fatale: quando sei piccolo e hai la bocca serrata dalla soda caustica, devi sottoporti a costanti controlli e trattare un raffreddore come un virus letale. Sara, da primario dell’ospedale di chirurgia, non avendolo visto per molto tempo, aveva pensato al peggio. Ma suo padre si era preso cura di lui e il bimbo aveva dovuto solo aspettare che fosse possibile varcare i confini dei posti di blocco per tornare ai suoi periodici controlli.

La prima volta che lo vidi, i suoi occhi grandi si incrociarono con i miei da lontano.

– Lookman, sabi him? Lo conosci questo ragazzo, Lookman? No eh? È nuovo? – gli chiese Sara.

Gli occhi sorpresi ed emozionati del bimbo si illuminarono. Dopo aver trovato l’approvazione della mamma, alzò il braccio al cielo, poi la mano e il dito indice; poi seguì il dito con gli occhi. Dopo aver raggiunto il punto più alto, lasciò cadere con dolcezza lo sguardo, poi il dito, poi la mano, poi il braccio, in un elegante accenno di inchino. I suoi occhi sempre più vivi rivelarono che era felice di incontrarmi e che aveva molta voglia di giocare con me. Mentre si allontanava verso altri impegni, i suoi occhi grandi e luminosi si voltavano a salutarmi, il suo viso annuiva, abbassando e alzando e abbassando il mento e la fronte con gesti chiari, veloci ed eleganti. Il mio viso continuava a seguire il suo in una danza giocosa di gesti. Lookman ripeteva il suo saluto ed io lo seguivo. Me lo sono portato a casa, a Ponte Lambro, il ricordo di lui, e l’altro giorno, nel frattempo ritornato di nuovo in Sierra Leone, in occasione della consacrazione di un amore ai tempi dell’ebola, l’ho incontrato di nuovo. Mi ha riconosciuto subito. Mi sono chinato ad abbracciarlo e lui ha abbracciato me e mi ha consolato facendomi carezze sulla testa. Durante la celebrazione, lui in prima fila io più indietro, di tanto in tanto si voltava a ripetere il rito del saluto, dei gesti e degli sguardi. Ci teneva anche a mostrare, indicando ora qui ora là con il dito, che la sua camicia aveva proprio la stessa fantasia e gli stessi colori della mia e di quella di altri ospiti.

Qualche anno fa, al termine di una violentissima guerra civile, la Sierra Leone fu colpita da un’epidemia di colera. Fu montata una campagna internazionale perché la gente potesse avere il sapone e potesse fabbricarlo da sé. Fu così che sui tavoli di molte case sierraleonesi dal tetto di zinco senza porte e senza finestre giunse la soda caustica. Capitava qualcosa di simile anche nell’Italia di qualche anno fa (e come di tanto in tanto capita ancora adesso), con la candeggina o con altri detersivi. Ma in Sierra Leone la soda caustica è una delle principali cause di trauma fisico infantile e nei nostri giorni continua a sigillare bocca, gola e stomaco di molti bimbi. Dall’istante in cui questo flagello giunge a cambiare la loro vita, si ritrovano a dover nutrirsi per mezzo di un tubo applicato direttamente allo stomaco attraverso un buco nella pancia, respirano con difficoltà, non possono parlare. Periodicamente è necessario infilare nelle narici di questi bimbi un filo di nylon, di quelli da pesca, per ripulire e riaprire le vie respiratorie e digestive prima che si cicatrizzino.

Per curare questi bimbi sarebbero sufficienti operazioni chirurgiche a seconda della gravità del caso relativamente semplici oppure anche difficili ma fattibili, fattibili sulla nostra riva, impossibili in Paesi come la Sierra Leone.

Per prevenire sarebbe sufficiente il blu di metilene: se la soda caustica fosse blu, sarebbe facile spiegare a bimbi e adulti che tornano a casa dopo una corsa dal mare con un pesce tra le braccia: da questa bottiglia si beve, da quest’altra, quella blu, no. Niente più bocche serrate.

Ma che cosa è successo stamattina (a luglio 2016)? Grazie a una catena di solidarietà Lookman e papà Sulaiman sono a Milano! Lookman riceverà le operazioni chirurgiche e le cure di cui ha bisogno per tornare a mangiare con la bocca (piuttosto che da una gastrostomia) e con un po’ di impegno e di fortuna anche a riprendere a parlare; riceverà tali cure presso strutture sanitarie che offrono competenze e strumenti che in Sierra Leone non erano disponibili.

Ciò è stato possibile grazie all’impegno di Mammadù Italia Onlus con il supporto di diversi altri attori: la Regione Lombardia che ha autorizzato le cure preso strutture lombarde facendo leva su una legge ad hoc, Maniverso Onlus e padre Maurizio Boa che hanno seguito e continuano a seguire lato Sierra Leone, Casamica Onlus e ABN Onlus che ci garantiscono l’ospitalità nei periodi fuori ricovero in uno spazio a dimensione di bimbo, il Policlinico Mangigalli e il San Paolo di Milano che si sono presi in carico gli interventi di maxillo-facciale e di chirurgia pediatrica necessari.

Si tratta di un percorso lungo che farà la differenza tra la vita e la morte di un bambino ricco di talento.

Ultimi aggiornamenti:

(novembre 2016): Lookman ha sostenuto una prima operazione ed ora deve sottoporsi ad una nuova operazione maxillo-facciale alla quale seguirà un periodo di fisioterapia e poi l’operazione di ricostruzione dell’esofago.

(gennaio 2017): Lookman ha sostenuto la nuova operazione all’ospedale San Paolo dove si stanno predendo cura di lui in un modo così premuroso da essere portati a convincerci che tutto continuerà ad andare per il meglio.

(aprile 2017): Un messaggio da Monica (non tutte le favole finiscono come vorremmo, ma questa è una storia vera e molto altro deve venire).

(maggio 2017): Ci sono favole che non finiscono come vorremmo, soprattutto quando sono storie vere; ma ci sono storie vere che non finiscono mai davvero: il pensiero dedicato a Lookman e non solo nel primo giorno del resto della sua vita.

Tutti i racconti di Lookman e i suoi fumetti su questa pagina.

Un impiegato in favela

Chi è che sta in favela?

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  1. […] la prima foto di Lookman a Milano inoltro un messaggio di Monica di Mammadù Italia Onlus. Io mi intrometto solo un attimo […]

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  2. […] nuovo messaggio di Monica di Mammadù Italia Onlus per Lookman, con la cortese richiesta di diffonderlo nel […]

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  3. […] sapere a chi segue le sue vicende e a chi l’ha già incontrato e gli ha fatto compagnia che Lookman è stato sottoposto ad una prima operazione venerdì (15 luglio) e che tutto è andato bene. Come […]

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  4. […] messaggio da Mammadù Italia Onlus sui giorni a seguire la prima operazione di Lookman. Sarà un cammino lungo, lo percorreremo insieme a chiunque vorrà farne […]

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  5. […] abbiamo bisogno di persone che abbiano voglia di giocare anche solo di tanto in tanto con Lookman!, scrivete a me o a Monica: monica@mammaduitalia.it). Per il momento mi va solo di aggiungere che […]

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  6. […] la speranza che al bimbo sia restituita un’opportunità di vita. Ti ricordi la storia di “L’uomo che guarda”? Ultimi […]

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  7. […] Questa è la mia storia: L’uomo che guarda. […]

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  8. […] Chi è Lookman? (il bambino Mh mh) […]

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