un impiegato in favela

Un venerdì a mezzogiorno

In Finestra sulla Nigeria (del nord) on 8 luglio 2016 at 16:27

Da Finestra sulla Nigeria (del nord), di Un impiegato in favela

Moschea di Abuja mosque

Esco dai, passo da Mr Biggs a prendermi del riso con autentici fagioli nigeriani o magari il fried rice with chicken o il jollof rice with chicken o magari il riso con quel sugo verde dentro al quale ci mettono un po’ di tutto, dal pollo alla carne di manzo alle cotiche, alla carne di pesce-gatto con quintali di peperoncino. Fa caldo oggi, le piogge si sfogheranno più tardi, la città è caotica dalle parti del lago di Jabi: chi si dà da fare a vendere suya, chi a fabbricare vetrine limando lastre trasparenti, chi insiste a chiederti se vuoi farti uno scatto per il passaporto, chi a martellare, chi a preparare il suo banchetto per il mercato, chi se ne sta annoiata dietro a un bancone di torte dalla corazza lucida, chi si limita ad osservare tutti gli altri sonnecchiante, abbandonato a un marciapiede, perché i giorni di festa dell’Eid non sono bastati a riposarsi a dovere. Le strade son fitte di tir che procedono ad alta velocità strombazzando nel vano tentativo di neutralizzare lo sfarfallio dei furgonicini a tre ruote gialloverdi che, tra occhiatacce e stridii di copertoni sull’asfalto, si ritrovano su ogni lato: a destra, a sinistra, a volte di sotto, mosche svolazzanti attorno a una pesante vacca africana. Ma si leva una voce da un balcone e le auto si affrettano su un’aiuola o su un marciapiede, i furgoncini a lato della strada uno sull’altro; spuntano fuori da ogni uscio uomini alti dalla tunica lunga con tappeti sottobraccio, i tappeti vengono distesi per terra, sul marciapiede, ovunque; le auto e i tir si fermano piantati in mezzo alla strada. Niente più fototessere per i passaporti, i banchetti del mercato restano deserti, le mosche sospendono il loro volo, le galline le loro buffe passeggiate e tutto tace.

Gli uomini che si erano dati da fare per tutto il venerdì mattina, dopo essersi liberati delle calzature, si sono adagiati ai tappeti uno di fianco all’altro, in fila come birilli, con lo sguardo rivolto ala Mecca, e ora inginocchiandosi ora tornando a distendersi con le braccia in alto, si concentrano sulla loro preghiera del mezzogiorno del venerdì, la Jumu’ah, col ritmo imposto dalla cantilena del khatib. I bambini imparano a fare lo stesso, le donne e le bambine osservano da fuori.

Intanto al nord-est c’è chi non ha tregua nemmeno per il mezzogiorno del venerdì e si registrano le sparatorie tra mandriani e contadini mentre questi avevano appena finito di installare piccole piante nella secca terra rossa. L’ultima volta, a febbraio, i mandriani ne hanno uccisi a dozzine. Capita ogni anno. Speriamo che almeno quelli del gruppo armato di Boko Haram abbiano deciso di mettersi a riposo dopo gli sforzi perpetrati nel periodo del ramadan per accondiscendere a un proclama di guerra dell’IS.

Finestra su cosa?

Chi è che sta in favela?

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