un impiegato in favela

Finestra sul Ponte Lambro

La Finestra che si affaccia a sud-est di una grande città del nord-ovest

La Finestra sul Ponte Lambro

La Finestra sul Ponte Lambro

L’emarginazione e l’abbandono sono ovunque, anche a casa. Per questo, dopo il ritorno dell’impiegato dalla favela reale, dalla favela Rocinha di Rio de Janeiro, da metà 2014 la Finestra resta aperta su storie di periferia, di grande umanità e di bellezza oscurata; e continuerà a voler interpretare il punto di osservazione di un lato della strada da quell’altro, il punto di raccordo tra una parte del mondo e un’altra. Un piccolo e storico quartiere di una metropoli occidentale chiamato Ponte Lambro è qui il simbolo della periferia che paga le conseguenze del pregiudizio (colposo o doloso che sia).

Giungendo dal centro, dopo il sotto-passaggio (mentre lo percorri, ti senti sfrecciare sulla testa i motori della tangenziale Est), imbocchi via Elio Vittorini, quello di “Uomini e no”, che comincia così:

“L’inverno del ’44 è stato a Milano il più mite che si sia avuto da un quarto di secolo; nebbia quasi mai, neve mai, pioggia non più da novembre, e non una nuvola per mesi; tutto il giorno il sole. Spuntava il giorno e spuntava il sole; cadeva il giorno e se ne andava il sole. Il libraio ambulante di Porta Venezia diceva: «Questo è l’inverno più mite che abbiamo avuto da un quarto di secolo. È dal 1908 che non avevamo un inverno così mite.»”.

Proseguendo lungo via Vittorini, sulla sinistra trovi un parco nuovo e un campo di grano che ha sostituito l’ecomostro, un grigio e possente baluardo delle truffe italiane: doveva essere un albergo, ne è stata costruita la cupa struttura in occasione di Italia ’90, e il suo terribile scheletro è rimasto a minacciare il  verde del parco sud di Milano fino al 2013. Più avanti c’è un ponte sotto il quale scorre il fiume Lambro. Lambro vuol dire “lucente”, nasce dal Ghisallo e taglia la Lombardia fino ad incontrare il fiume dei fiumi. Così Francesco Petrarca faceva riferimento al Lambro:

«A piè del colle scorre il Lambro limpidissimo fiume e benché piccolo, è capace di sostenere barche di ordinaria grandezza, il quale scendendo per Monza, di qui non lungi, si scarica nel Po. »

Quando ti trovi sul ponte, volgendo lo sguardo a est e verso il cielo, potrai scorgere il volo degli aerei di Linate, ma noi diamo loro le spalle e torniamo indietro verso via Carlo Parea, dove ci sono le case nuove che si affacciano sull’antica cascina Zerbone (del XIV secolo), che oggi ospita un allevamento di vacche che producono l’ultimo latte dei confini milanesi. Tra via Carlo Parea e via Monte Oliveto c’è il mercato comunale, cuore della vita di quartiere. Da qui partono le case popolari, che  sono in fase di ultimazione da diversi anni. Le abitazioni si sviluppano con nuovissimi passaggi pedonali sospesi in aria lungo via Ucelli di Nemi. Guido Ucelli è l’architetto che secondo una storia che sfuma in leggenda, negli anni ’30 del Novecento, riuscì a tirare fuori la mitica nave di Caligola dal lago di Nemi, che fece prosciugare allo scopo. Purtroppo, in pochi videro la nave perché finì subito carbonizzata a seguito di un incidente forse deliberatamente provocato; ma la gloria del ritrovamento ad opera dei fascisti risuonò ugualmente altisonante.

Aldilà delle case popolari, le parallele di via Ucelli di Nemi sono la via degli Umiliati, dal nome che richiama qualche canzone di De André o di  Bob Dylan, e via Camaldoli, che evoca un eremo toscano. La via degli Umiliati qualche decennio fa ospitava i migranti di un tempo, quelli del Sud d’Italia; oggi ospita i migranti dei nostri tempi, in questo caso sudamericani e nordafricani. In fondo agli Umiliati c’è via Rilke, quello che scriveva:

“Du sollst dein Leben ändern.” (“Devi cambiare vita.”)

All’inizio di via Rilke si trova un’aula bunker degli anni dei  maxi-processi di  Falcone e Borsellino. Questa presenza, insieme alle notizie di spaccio, mafia (effettivamente importata proprio durante gli esili imposti nel corso dei processi) e sparatorie, ha contribuito a far pensare al quartiere Ponte Lambro come ad un covo di criminali e di approfittatori della società. In fondo a via Rilke prosegue via Camaldoli, lungo la quale ritrovi il Lambro sul quale un campo Rom è stato montato, e poi nascosto dietro fitte fronde e una rete di metallo, tanto che è difficile scorgervi le baracche e gli orti, dai quali, come una volta nella favela Rocinha, gli accampati trarranno di certo parte del loro sostentamento.

Affacciandoti, scoprirai insieme a me su quale vita si aprirà la Finestra, verso quali nuovi incontri, quali popoli e culture, verso quali altre rive.

Apri la Finestra sulla favela, apri la Finestra sul Ponte Lambro!

Ecco la cronologia dei racconti del Ponte Lambro:

  1.  2014-09-11 – Finestra sul Ponte Lambro
  2. 2014-09-16 – Una cagnolina abbandonata 
  3. 2014-09-17 – Per le strade
  4. 2014-09-23 – Tre piccole Rom
  5. 2014-09-26 – Angeliche corna
  6. 2014-09-30 – Autobus circolare
  7. 2014-10-10 – Memoria manzoniana 
  8. 2014-10-16 – In viaggio col matto
  9. 2014-10-21 – Finestra su San Vittore
  10. 2014-10-24 – La borsa in pancia
  11. 2014-10-30 – La paura dei 20 anni
  12. 2014-11-04 – I disegni di Danica
  1. […] Finestra sul Ponte Lambro […]

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